Centinaia di donne sono state violentate e bruciate nelle prigione di Goma, in Congo, dopo che la scorsa settimana un gruppo ribelle sostenuto dal Ruanda è entrato nella città. Secondo la ricostruzione delle Nazioni Unite le detenute sono state aggredite nella loro ala del carcere durante un’evasione di massa. Il vice capo della forza di pace delle Nazioni Unite di stanza a Goma, Vivian van de Perre, ha fatto sapere che mentre diverse migliaia di uomini sono riusciti a fuggire dalla prigione l’area riservata alle donne è stata prima attaccata e poi data alle fiamme.
Anche se la ricostruzione dell’aggressione sono ancora scarsi perché i peacekeeper delle Nazioni Unite non sono ancora riusciti a visitare quel che resta della prigione, Vivian van de Perre ha raccontato che «c’è stata una grande evasione di circa 4mila prigionieri evasi. C’erano anche alcune centinaia di donne in quella prigione del Congo. Sono state tutte violentate, poi hanno incendiato l’ala femminile. Sono tutte morte».
La città, che ospita più di un milione di persone, è ora sotto il controllo delle forze M23 che lunedì sera, contro le previsioni iniziale, ha annunciato un “cessate il fuoco” unilaterale che però non è stato rispettato. In una dichiarazione la coalizione politico-militare chiamata Alliance Fleuve Congo, di cui M23 è membro, ha annunciato di non avere «alcuna intenzione di prendere il controllo di Bukavu o di altre località»
Le équipe di Medici Senza Frontiere (MSF) hanno ampliato l’assistenza medica e umanitaria alla popolazione di Goma e di diversi campi per sfollati intorno alla città. Oltre a rafforzare il supporto agli ospedali Kyeshero, dove dall’inizio degli scontri sono arrivati 404 feriti, e Virunga, MSF è in azione in diverse zone dove sono le persone sfollate e stanno aumentando i casi di colera.
“Nella maggior parte degli ospedali stanno arrivando nuovi feriti. Non si tratta solo di persone ferite di recente, ma anche di chi è rimasto nascosto o bloccato in aree irraggiungibili”, afferma Stephan Goetghebuer, responsabile dei programmi di MSF in Nord Kivu. “La maggior parte degli ospedali sono sopraffatti, in particolare l’ospedale di Virunga e di Kyeshero sono pieni di pazienti. All’ospedale di Virunga, supportato da MSF, ci sono 100 pazienti con ferite da arma da fuoco e tre unità chirurgiche lavorano tutto il giorno senza sosta. È una situazione seria”.
MSF sta, inoltre, fornendo cibo, acqua potabile e migliorando l’igiene e l’accesso alle cure mediche in diversi siti per sfollati. Una delle preoccupazioni principali è l’aumento dei casi di colera: l’accesso all’acqua è interrotto da giorni, i cadaveri giacciono nelle strade e le malattie trasmesse dall’acqua rappresentano una minaccia reale.
“Casi di colera si verificano quasi ovunque, non è ancora a livelli catastrofici ma è qualcosa che stiamo monitorando da vicino. Il centro sanitario che supportiamo a ovest di Goma è pieno e ha dovuto essere ampliato per accogliere i pazienti che continuano ad arrivare”, aggiunge Goetghebuer di MSF. Al Viruga Hospital, MSF è riuscita ad allestire 49 nuovi posti letto e rafforzato il supporto alla chirurgia, ali servizi per l’igiene e la sterilizzazione, oltre a fornire cibo, carburante e acqua. Tre sale operatorie sono operative ogni giorno. Da sabato MSF ha anche iniziato a raccogliere sacche di sangue per rifornire altri ospedali che ne hanno un disperato bisogno.





