Se l’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo il 28 giugno 1914 fu la “goccia che fece traboccare il vaso” nel già precario equilibrio geopolitico dell’Europa del tempo, il gol di Miguel Veloso al minuto 86 al Bentegodi giovedì sera può essere inquadrato come il casus belli tra l’Inter e Conte. Forse. Perché i nerazzurri, assediati da una fortissima tempesta mediatica solo negli ultimi giorni, vivono un periodo complicato da gennaio. Ciò che però ha scatenato qualsiasi dubbio possibile sull’Inter di oggi e di domani sono state le parole dell’allenatore a fine gara e di una serie di “valutazioni” da fare a fine stagione. Che la tifoseria sia divisa è pressoché un cliché, a differenza della società, compatta nelle decisioni. Forse.

Gli errori di Conte

Ritenerlo esente da ogni colpa rispetto agli ultimi risultati della squadra sarebbe ipocrita; il mister, il cui valore è indiscusso, ha sicuramente sbagliato qualcosa. Gli errori da sottolineare non sono tanto quelli tattici (forse gli ultimi per chi non fa il mestiere dell’allenatore). Forse l’errore principale da parte dell’allenatore salentino è stato quello comunicativo nei maggiori momenti di tensione in casa nerazzurra. I primi sfoghi tra ottobre e novembre, quando una serie di infortuni precluse a Conte un possibile turnover tra campionato e coppe. Il suo atteggiamento davanti alle telecamere, quasi sempre polemico nei confronti della società, era fraintendibile. Era sottilissimo il confine tra una provocazione ai piani alti per intervenire a gennaio, un rimprovero rispetto alle scelte e una minaccia. Quella di andare via.

È proprio quest’ultimo aspetto quello che si è ripetuto dopo il pareggio del Bentegodi, quando in conferenza stampa Conte ha parlato di “valutazioni da fare a fine stagione“. Le maggiori testate (La Gazzetta dello Sport, Corriere della Sera, Sky Sport) riportano voci di un possibile strappo tra l’allenatore salentino e la società nerazzurra. Le divergenze rispetto al futuro potrebbero portare a una separazione, con il tecnico più propenso a fare un passo indietro. Ora come ora i presupposti sembrano però non esserci: quale futuro per l’Inter?

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(Credits: Wallace Woon/ANSA)

Le voci su Allegri

Il nome di Massimiliano Allegri come successore sulla panchina nerazzurra in caso di addio di Conte è quello che è andato per la maggiore in queste ore. L’allenatore toscano è apprezzato dalla tifoseria, in quanto deficiente di quel dna bianconero accostato alla figura dell’attuale tecnico; si ritiene anche che la grande malleabilità dell’ex Milan nella scelta dei moduli potrebbe far rendere al meglio calciatori penalizzati dal solido 3-5-2 contiano. L’impressione è che tutto stia andando un po’ troppo di fretta. Sicuramente la stagione dell’Inter è stata al di sotto delle aspettative: l’arrivo di Conte, gli acquisti di Lukaku, Godin, Barella, Sensi e Sanchez prima, e quelli di Eriksen, Moses e Young poi, avevano alzato l’asticella.

Il girone di andata è stato tutto sommato positivo, con la squadra che si trovava sempre ai piani alti della classifica a lottare per il titolo. L’eliminazione ai gironi di Champions League ha sicuramente macchiato la prima parte di stagione, seguita poi da un periodo di vera e propria crisi nerazzurra. L’addio (virtuale) allo scudetto è arrivato prima con le due sconfitte consecutive con Lazio e Juventus e poi con il rocambolesco pareggio contro il Sassuolo. Una panchina di poca qualità rispetto ai titolari, una mentalità vincente ancora ampiamente da maturare (4 punti in 5 partite contro le prime tre) e diversi errori individuali hanno concorso alla crisi.

Conte come Spalletti?

Rimpiangere Luciano Spalletti non è poi così biasimabile: un allenatore umanamente molto legato alla curva nerazzurra e che si ritiene abbia raccolto più di quanto seminato, non può che mancare. È vero che l’Inter si trova attualmente al quarto posto e che se il campionato terminasse così otterrebbe lo stesso risultato del tecnico di Certaldo, ma le situazioni sono differenti. La qualificazione in Champions ottenuta nelle due stagioni precedenti all’ultimo respiro sembra si raggiungerà con maggiore tranquillità al termine di questa annata.

I calciatori sono di livello più alto, le capacità economiche dell’Inter sono ormai slegate dai consueti paletti finanziari e gli investimenti sono più importanti. Basta questo per alzare l’asticella? Forse sì, ma nell’ottica di un progetto a lungo termine. Proprio per questo la società nerazzurra non sembra avere dubbi sul futuro, a differenza del mister. Quest’ultimo dovrebbe allora subito fare chiarezza del come e del perché le idee potrebbero scontrarsi. L’acquisto di Hakimi non sembra che essere un ulteriore indizio rispetto al progetto di Suning: tornare a vincere il prima possibile. Possibilmente, senza mal di pancia.

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