Coronavirus: cosa succede se arriva anche in Africa?

Dieynaba N’Diaye, epidemiologa referente per la ricerca e l’analisi della Ong Azione contro la fame, ha rilasciato un’intervista al sito vita.it, in cui parla della possibilità che il coronavirus arrivi anche in Africa.

La N’Diaye ha innanzitutto chiarito che non è ancora dato sapere in che modo il Covid-19 possa diffondersi nel continente africano.

Sono diversi infatti i fattori che possono influire sulla sua evoluzione: genetici, climatici, sociologici e anche demografici. L’unica cosa che al momento si sa per certo è che in Africa al momento esistono paesi che hanno dei sistemi i sanitari molto deboli, che non reggerebbero a una diffusione ampia della pandemia. Ha poi anche aggiunti che esistono altre cause che possono impedire un’adeguata risposta all’emergenza nel caso in cui il coronavirus si presenti nel continente. Tra tutti, l’instabilità politica che regna in molti paesi.

La Ong per cui lavora ha identificato quelli che attualmente possono essere i paesi più a rischio: Burkina Faso, Nigeria, Senegal. Ha poi dato un suo parere da epidemiologa sul virus, spiegando che il coronavirus è una malattia infettiva altamente contagiosa. Questa, è diversa dall’influenza in quanto possiede un elevato grado di trasmissibilità. Il fatto poi che riesca a sopravvivere a lungo sulle superfici, fa aumentare esponenzialmente le possibilità di contagio. Anche il tasso di mortalità è diverso rispetto alla comune influenza. E in ogni caso, la N’Diaye ha precisato che ci troviamo di fronte a nuovo tipo di malattia. Di conseguenza, il nostro corpo non è immune.

Coronavirus, Africa: chi è denutrito ha un sistema immunitario più fragile e minore accesso alle cure

Oltretutto, non esiste al momento trattamento che si sia dimostrato efficace nel curare il coronavirus. Un problema particolarmente grave questo, in quanto diventa impossibile difendere dall’epidemia i soggetti più a rischio. Ha poi affermato che con i dati a disposizione, è troppo presto per sostenere che le persone denutrite possano essere considerate le persone più colpite dal coronavirus. Trattandosi di una nuova malattia, non è possibile avere delle evidenze scientifiche riguardo la sua fisiopatologia.

L’epidemiologia ha però poi aggiunto che comunque chi è denutrito ha un sistema immunitario più fragile, e dunque può naturalmente risultare più sensibile al contagio. Anche perché  “le persone che soffrono la fame sono, inoltre, anche quelle che vivono in condizioni socio economiche più difficili, con un accesso minore alle cure e con difficoltà maggiori nell’adottare misure di contenimento, come l’isolamento.”

Infine, la N’diaye ha spiegati che Azione contro la fame ha creato un’unità di crisi interna all’organizzazione per cercare di monitorare i casi di coronavirus all’interno dell’Africa. Questo monitoraggio viene effettuato sul numero dei casi di contagio che vengono rilevato all’interno dei paesi in cui opera l’Ong.

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