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Coronavirus, movida e Fase 2: aumentano i controlli e le multe

La Fase 2 è iniziata ufficialmente ormai da lunedì. Le misure adottate prevedono distanziamento sociale, utilizzo di guanti e mascherine ove non sia possibile restare a distanza di sicurezza e, chiaramente, controlli a tappeto. Nonostante si stia cercando in ogni modo di far comprendere agli italiani che questo allentamento delle misure non implichi la definitiva uscita dalla quarantena, una buona fetta di popolazione stenta ad adattarvisi.

Misure di sicurezza adeguate, multe e controlli continui: ecco come si coniuga la fase 2 con il comportamento dei cittadini.

Le riaperture dei negozi e dei bar sono state difficoltose e chiaramente portare avanti le attività in condizioni così restrittive non è affatto semplice. In più, alcuni cittadini hanno ignorato le misure di sicurezza, auto convincendosi che la quarantena -e di conseguenza l’emergenza– sia ormai finita.

Girano troppo frequentemente, sui social come in televisione e sui giornali, immagini di ragazzi nelle piazze e nei locali, a volte senza mascherina o non a debita distanza. La riapertura ha come obiettivo quello di permettere la ripresa delle attività per riattivare il motore economico del Paese.

Infatti, è stato anche permesso a proprietari di bar e ristoranti, di aggiungere tavolini all’esterno senza pagare la tassa per l’occupazione del suolo pubblico. In questo modo si può agevolare il distanziamento sociale e ripartire senza troppi sforzi, ma si “rischia” anche una maggiore utenza. Per quanto le autorità abbiano cercato di essere chiare e severe, gli avvertimenti non sembrano essere serviti: si tornerà a stringere nuovamente la cinghia?

Le disposizioni del Viminale sui controlli

Il piano del Viminale si è dovuto rinnovare pochi giorni dopo il primo allentamento: 2 le circolari emanate. La prima, risalente a martedì 19 maggio, porta la firma del capo di gabinetto Matteo Piantedosi e intima ai prefetti di disporre «il divieto di assembramento di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico». Il giorno dopo lo stesso concetto è stato sottolineato dal prefetto Gabrielli, che ha fatto anche riferimento all’attenzione da riporre sul distanziamento.

A partire dalle 18:00, infatti, sono partiti i controlli a tappeto delle forze dell’ordine soprattutto nelle zone più frequentate. Tra giri in macchina e tra la gente, si è reso necessario adottare misure di questo tipo per assicurare il rispetto delle norme. L’incoscienza o, se vogliamo, l’ignoranza, in un momento delicato come questo, non possono che essere letali. Il rischio di un innalzamento della curva dei contagi si rende, così, quanto mai reale.

Il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese ha invitato le forze dell’ordine a comportarsi con umanità: “più che colpire bisogna far comprendere”. Tuttavia, si è riservata di disporre sanzioni per l’inosservanza delle norme: multe dai 400 ai 3.000 euro.

L’autonomia delle Regioni nella Fase 2

Data la grande discrezionalità affidata alle singole Regioni, conviene anche ricordare che ulteriori misure possono essere adottate dai sindaci. Ad esempio, sarà possibile chiudere temporaneamente specifiche aree pubbliche in cui sia più difficile assicurare le misure di sicurezza disposte in via generale.

A proposito di sindaci, rilevante è lo sfogo del primo cittadino della città di Bari, Antonio Decaro, sui suoi social. Facendo riferimento al notevole affollamento che si è verificato qualche giorno fa nel quartiere di Torre a Mare, ha scritto: “Non ci sarà mai un numero di agenti delle forze dell’ordine tale da poter controllare il comportamento di ciascuno di noi. É importante il nostro senso di responsabilità. Vi prego, ancora una volta, di attenervi alle regole”.

Interessante la citazione della canzone “Good Times” del noto cantante Ghali, probabilmente dovuta al fatto che i soggetti interessati a questo ennesimo -ma necessario- rimprovero siano principalmente i giovani.«Non vogliamo “uccidere il mood”. Vogliamo uccidere il virus».

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