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Coronavirus: quanto sappiamo di questa pandemia?

Coronavirus, dall’inizio dell’anno non si parla di altro

In questi primi mesi del 2020 stiamo assistendo ad una crisi sanitaria di dimensioni e gravità che non si vedevano dall’epidemia di SARS del 2003. Proprio questa settimana il numero dei decessi causati dall’infezione da Coronavirus ha superato quota mille.

Un po’ per una serie di problemi tecnici e un po’ per motivi di carattere scientifico ci siamo astenuti dal commentare gli avvenimenti di questi giorni che hanno visto scontri e contrapposizioni, spesso anche poco educative, tra divulgatori. Dico poco educative perché finché non se ne saprà abbastanza – e se ne sa oggettivamente ancora molto poco – tutto ciò che possiamo fare è aspettare. Lo sottolineo perché in questi giorni si è respirato un clima piuttosto tossico, per quelli di noi che ci hanno fatto caso, che è nient’altro che lo specchio dell’animosità che si respira nel nostro mondo in questo particolare momento storico.

La malattia ha un nome

Sempre da ieri la polmonite virale che sta paralizzando il mondo ha un nome: CoVD-19 (CoronaVirus Disease 2019). Sono passati i bei vecchi tempi in cui alle grandi epidemie veniva dato il titolo di “Peste”, indipendentemente dall’agente eziologico coinvolto e si preferisce usare acronimi – che agli scienziati piacciono molto – piu` precisi e descrittivi.

Che malattia causa il coronavirus?

La CoVD-19 è una forma di polmonite virale causata dal coronavirus nCoV-19. La malattia ha fatto la sua comparsa nel dicembre dell’anno scorso (2019), probabilmente a causa di un cosiddetto “salto di ospite”.

I virus, come tutti i parassiti, tendono ad essere estremamente specifici perché sono “coadattati” per sopravvivere sfruttando quel particolare ospite al meglio. Capita in determinate circostanze molto particolari e rare, che un virus faccia il “salto”, ovvero l’agente patogeno, che infetta una specie di organismo evolve rapidamente a seguito di mutazione e acquisisce la capacità di invadere una nuova specie di ospite. Ci sono diversi esempi di malattie che sono comparse in questo modo. Si ritiene, ad esempio, che il comune morbillo derivi da un virus bovino mutato in tempi antichi. I casi di “salto di specie” sono particolarmente preoccupanti perché il parassita, non coadattato con nuovo ospite, rischia di risultare letale per l’ospite stesso, come in casi quali l’ebola, o la SARS.

Come si diffondono i virus

Le dinamiche di trasmissione di un virus possono essere descritte con un numero (più propriamente una funzione) detto “numero riproduttivo” e indicato con “R”; questo valore rappresenta la facilità – e quindi la velocità – con cui il virus si propaga nella popolazione da individuo infetto a individuo sano. Tanto più grande è il valore di R e tanto più veloce sarà il contagio a propagarsi.

Contagioso non vuol dire mortale

Quando si parla di malattie infettive, contagioso e mortale vengono spesso percepiti come sinonimi; non lo sono. Malattie molto contagiose possono essere innocue (pensiamo al raffreddore) mentre altre molto poco o per nulla contagiose (come il tetano) hanno esito letale se non vengono trattate tempestivamente.

Più in generale, i parassiti tendono a trarre giovamento dalla relativa salute dei loro ospiti; debilitare un ospite fino ad ucciderlo ha l’effetto di ridurre di molto i contatti tra individui infetti (e quindi veicolo del parassita) e possibili ospiti e quindi sarà nell’interesse del parassita ridurre al minimo i danni al proprio ospite in modo da poterne approfittare il più a lungo possibile.

Che cosa sono i virus?

Rispondere a questa domanda non è per nulla semplice e credo sinceramente che una trattazione esaustiva della loro natura sia al di là dello scopo di questo articolo. Mi limiterò ad una breve definizione generale.

Una comune rappresentazione di virus. (photo credits: Pixabay)

Secondo un classico manuale di microbiologia i virus sono “elementi genetici che replicano indipendentemente dai cromosomi cellulari ma non dalle cellule stesse” (Brock Biologia dei Microorganismi).

In pratica significa che i virus non hanno un metabolismo e quindi per riprodursi e sopravvivere hanno bisogno di cellule viventi (animali, piante, batteri) e per farlo devono “infettare” suddette cellule. Questo significa che questi virus esistono in due forme: una forma extracellulare, ovvero quella che siamo abituati a vedere sui libri e in televisione; e una forma intracellulare, più “subdola”, costituita dal cromosoma del virus e dalle proteine che questo codifica all’interno della cellula ospite. In questa seconda forma il virus è in grado di prendere il controllo del metabolismo del suo ospite per fargli produrre un gran numero di copie del virus fino, in alcuni casi, ad ucciderlo – come avviene alla fine del ciclo litico dei batteriofagi (virus dei batteri).

Che cosa sappiamo di nCoV-19, il “nuovo” coronavirus

nCoV-19 e` un coronavirus, ovvero un virus della famiglia Coronaviridae; i coronavirus sono virus a singolo filamento di RNA che oltre al capside – l’involucro che protegge il cromosoma – possiedono un involucro pericapsidico. Questo involucro, che gli dona la caratteristica forma a corona e` composto da un mix di proteine virali e membrana cellulare dell’ospite ed ha lo scopo di proteggere il virus rendendolo, ad esempio, più difficile da identificare per il sistema immunitario dell’ospite.

In un articolo caricato sul portale bioRxiv, un database di articoli in pubblicazione (anche se ancora non completamente validati dal resto della comunità scientifica) Liu e colleghi hanno cercato di stimare la virulenza di nCoV-19 a partire dai dati dell’epidemia in corso nella provincia di Hubei.

Stima della virulenza di nCoV-19 (photo credits: OMS)

I ricercatori cinesi osservano come la stima del valore di R sia calato nel tempo per merito degli sforzi delle autorità sanitarie di tutto il mondo e in particolar modo di quelle cinesi, per contenere il contagio.

Il futuro dell’epidemia di coronavirus

Sebbene il rischio di una pandemia non sia stato ancora completamente scongiurato,  dalle regioni colpite arrivano segnali rassicuranti: i dati diffusi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (https://www.who.int/emergencies/diseases/novel-coronavirus-2019)  mostrano una chiara inversione di tendenza nel numero di nuovi casi.

il progredire dei casi nelle ultime due settimane (photo credits: Organizzazione Mondiale della Sanita’)

CoVD-19 in Europa

I casi di CoVD-19 nel vecchio continente rimangono pochi e, grazie all’altissimo livello di allerta mantenuto dalle autorità sanitarie Europee, il diffondersi della malattia è sotto controllo.

Il coronavirus in europa (photo credits: Organizzazione Mondiale della Sanita’)

Bibliografia

https://www.who.int/emergencies/diseases/novel-coronavirus-2019

Dati geografici: http://who.maps.arcgis.com/apps/opsdashboard/index.html?fbclid=IwAR2IprojJXh77us93Dd5gmYuuKRwFu_suQQ2rqCwCEoKCr6fun80IcjVdTs#/c88e37cfc43b4ed3baf977d77e4a0667

Transmission dynamics of 2019 novel coronavirus (2019-nCoV)

Tao Liu, Jianxiong Hu, Min Kang, Lifeng Lin, Haojie Zhong, Jianpeng Xiao, Guanhao He, Tie Song, Qiong Huang, Zuhua Rong, Aiping Deng, Weilin Zeng, Xiaohua Tan, Siqing Zeng, Zhihua Zhu, Jiansen Li, Donghua Wan, Jing Lu, Huihong Deng, Jianfeng He, Wenjun Ma

bioRxiv 2020.01.25.919787; doi: https://doi.org/10.1101/2020.01.25.919787

https://www.biorxiv.org/content/10.1101/2020.01.25.919787v1.article-info

Novel coronavirus 2019-nCoV: early estimation of epidemiological parameters and epidemic predictions

Jonathan M Read, Jessica RE Bridgen, Derek AT Cummings, Antonia Ho, Chris P Jewell

medRxiv 2020.01.23.20018549; doi: https://doi.org/10.1101/2020.01.23.20018549

https://www.medrxiv.org/content/10.1101/2020.01.23.20018549v2

Articolo a cura di Matteo Bonas

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