Carlo Cottarelli, alias Mr. Spending Review, convocato al Quirinale per ricevere l’incarico. Dal 1988 al Fondo Monetario Internazionale, passando per Eni e dal Tesoro sotto il Governo Letta nel 2013. All’arrivo di Renzi a Palazzo Chigi, Cottarelli è stato riassegnato al FMI e dal 30 Ottobre del 2017 è Direttore dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani dell’Università Cattolica di Milano.

Il 17 Maggio scorso l’Osservatorio dell’ateneo milanese aveva redatto uno studio che metteva in luce il reale peso sui conti pubblici che l’attuazione del Contratto di Governo avrebbe comportato. Cottarelli è una figura di equilibrio, in netto contrasto con la visione dell’ormai defunto Governo giallo-verde. Le sue visioni sull’Europa rispettano in pieno le garanzie che Mattarella aveva preteso da Conte. Nelle ultime interviste Cottarelli aveva puntato il dito sulle scelte politiche dei Governi che si sono susseguiti dal 1999 ad oggi. A suo dire le problematiche riguardanti la moneta unica vanno ricercate all’interno e non all’estero. “Noi pensavamo di poter amministrare i conti pubblici nello stesso modo in cui lo facevamo prima dell’euro”. L’arma della svalutazione della Lira ci permetteva di mantenere in equilibrio i conti, questo giochetto non è stato più possibile con l’euro. La Germani al contrario non ha cambiato le politiche economiche, rendendo così stabile il bilancio. Con un bilancio stabile arriva la tanto agognata crescita, dall’entrata in vigore dell’Euro il costo del lavoro in italia è aumentato del 25% mentre in Germania è rimasto stabile. Ciò vuol dire che per un imprenditore italiano il costo di produzione in Italia è sensibilmente più elevato di quanto non lo sia per un imprenditore tedesco produrre in Germania.
Questo a grandi linee il pensiero di Cottarelli sull’Europa e sul “seme della discordia” Germania, due dossier che sembrano essere diventati di vitale importanza per la formazione del governo italiano. Ora la sfida più difficile, scendendo dal colle del Quirinale in direzione Palazzo Chigi, Cottarelli si inoltrerà in una “giungla” piena di insidie. Dovrà ottenere la fiducia del Parlamento. Ma chi è disposto a dargliela?
Per ora l’unico partito apertamente schierato con Mattarella è il PD, Berlusconi dichiara che non voterà la fiducia (staremo a vedere) mentre è forte l’opposizione di Lega, Cinque Stelle e Fdi. Per ora i numeri non sembrano volgere a favore del Premier incaricato ma, a nessuno piace perdere il lavoro, men che meno ai Parlamentari della Repubblica Italiana. Nel caso in cui non riuscisse ad ottenere la fiducia si andrebbe ad elezioni dopo il mese di Agosto, probabilmente con la stessa legge elettorale. Alla luce degli ultimi eventi, probabilmente neanche questa legge elettorale potrà impedire a Cinque Stelle e/o Lega di raggiungere risultati straripanti. Cottarelli rischia, suo malgrado, di diventare Mr 40%, per il “Governo del Cambiamento”.





