Nella storia del calcio la maglia numero ‘10’ ha sempre rivestito una valenza particolare ed esercitato una irresistibile attrazione per i praticanti di questo meraviglioso sport: sia per i mocciosi di periferia che giocano nei campetti fatiscenti tra fango e sbucciature di ginocchia, sia per i professionisti che militano in squadre affermate. Questo numero infatti rappresenta una sorta di riconoscimento ufficiale delle qualità di quei pochi eletti che hanno avuto l’onore indossarla.

Messi, Ibrahimovic, Totti (fonte: dal web)

E così anche nel Brasile, nel corso degli anni, il ‘10’ è passato da fenomeno a fenomeno, chi più, chi meno rispetto ad altri, ma pur sempre trattandosi di giocatori dotati di un genio individuale fuori dal comune. 

Come non cominciare proprio con lui: sua altezza reale, Edson Arantes do Nascimento, meglio conosciuto dai posteri con lo pseudonimo di Pelé. Come Zeus nella mitologia greca viene cantato come il padre di tutti gli dei olimpici, così ‘O Rei’ può essere considerato come il vero e proprio iniziatore di quella stirpe di fuoriclasse che hanno poi raccolto il suo lascito della maglia numero ’10’ nella Seleção. Dopo aver esordito nella Nazionale prima ancora di compiere 17 anni, Pelé riesce non solo a vincere tre Mondiali (1958, 1962, 1970), ma anche a siglare 77 gol in 92 presenze totali (una media realizzativa di 0,84 gol a partita), un record pazzesco che ancora oggi detiene. Il maestro incontrastato della ‘ginga’ è tuttora contemplato dai suoi connazionali, e non solo, come un’autentica divinità in carne ed ossa. Se la disputa su chi sia il miglior calciatore di tutti i tempi continua ad infuocare le discussioni di giornalisti, tifosi, opinionisti ed esperti intenditori da bar, risulta invece inequivocabile su chi sia davvero il re indiscusso della Coppa del Mondo.

Pelé (fonte; dal web)

La ‘dez’ passa successivamente sulla schiena di Rivelino, che prende parte insieme a Pelé alla vittoria del 1970 (all’epoca portava però la maglia numero ‘11’), per poi cadere sulle spalle di altre leggende come Zico, quinto miglior marcatore nella storia del Brasile, Rivaldo, che conquista il trofeo mondiale nel 2002, Ronadinho, giocoliere per eccellenza della nazionale verde-oro e nono miglior goleador con i suoi 33 centri in 97 presenze, Kakà, uno che non ha certo bisogno di presentazioni, fino ad arrivare a Neymar.

Pelé, Zico, Neymar, Rivaldo, Ronaldinho e Kakà (fonte: dal web)

Ed è proprio con il formidabile talento originario di San Paolo che la camiseta numero ‘10’ potrebbe regalare un incredibile amarcord ad un’intera Nazione. A soli 26 anni, infatti, ‘O Ney’ (non a caso soprannominato in questo modo) tocca quota 55 reti in 85 presenze, agganciando un certo signor Romario e restando temporaneamente separato da poche lunghezze da Ronaldo e dalla vetta presidiata da Pelé. Dopo il brutto infortunio subito nell’edizione del 2014, che gli ha impedito di partecipare alla finale, in cui i suoi compagni sono stati travolti dai panzer tedeschi per 7 a 1, oggi Neymar è pronto ad affrontare l’imminente competizione, determinato più che mai a vendicare il suo Brasile dal precedente disastro, a prenderlo per mano e a condurlo nuovamente sul tetto del mondo.

Neymar (fonte: dal web)

C’è chi per la propria maglia sceglie il numero preferito, chi quello fortunato; ci sono i simpaticoni che optano per il ‘69’, e chi ancora collega il numero ad un avvenimento importante della propria vita o della sua carriera. Per altri però è il Destino che decide, che stabilisce il numero che dovranno portare sulle spalle e di cui dovranno diventare i portavoce universali. Questi calciatori sono una razza rara, personalità superiori, preziosi artisti del pallone. Semplicemente signori, sono i numeri ‘10’ del calcio.

Marco Tartaglione   

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