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Da Portobello al carcere: il 17 giugno 1983 veniva arrestato Enzo Tortora

Dai piccoli schermi nelle case degli italiani alla cella del carcere. Il celebre conduttore Enzo Tortora il 17 giugno 1983 venne tradotto in prigione con una delle accuse più infamanti: quella di essere un corriere della droga per conto della camorra.

“Sbatti il mostro in prima pagina“, ed eccolo lì: quello che fino a pochi istanti prima era stato un volto caro e famigliare per tutti gli italiani, ora rappresentava su tutti i giornali e notiziari la faccia più ignobile del Bel Paese. Ma il conduttore era innocente.

L’accusa e l’arresto di Enzo Tortora

Tutto ha inizio quando Pasquale Barra e Giovanni Pandico, pentiti della Nuova Camorra Organizzata – con a capo Raffaele Cutolo –, decidono di collaborare con le Forze dell’Ordine e fanno il nome di Enzo Tortora. A nulla valgono le sue proteste e il continuo proclamarsi innocente: lo arrestano, a favor di telecamere e macchine fotografiche, e lo conducono in carcere, dove resterà per sette mesi.

Nonostante le accuse dei pentiti nei suoi confronti aumentino, Tortora non cede mai, continuando a gridare la propria estraneità ai fatti. Dopo sette mesi di detenzione, all’imputato vengono concessi i domiciliari fino al 20 luglio 1984; rinviato a giudizio, il 4 febbraio 1985 compare davanti ai giudici del Tribunale di Napoli, dove ancora una volta si proclama innocente.

Prima la condanna, poi l’assoluzione

Il 17 settembre 1985 arriva la sentenza: condannato in primo grado a dieci anni di reclusione per associazione per delinquere di tipo mafioso e traffico di stupefacenti. Tortora si appella, e ribalta il precedente verdetto: assolto con formula piena perché estraneo ai fatti. Sentenza confermata nel 1987 anche dalla Cassazione.

«È la fine di un incubo», dirà il conduttore, quel volto affabile che aveva fatto compagnia a migliaia di italiani. L’assoluzione, tuttavia, non lo risparmia: Enzo Tortora muore nel 1988 per un cancro ai polmoni; probabilmente, una reazione somatica al trauma di un assurdo errore giudiziario per cui, a oggi, ancora nessuno ha pagato.

Chiara Cozzi

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Chiara Cozzi

Laureata due volte in cinema, amante dell'horror in ogni sua forma e della cronaca nera, femminista incazzata™. Ma ho anche dei difetti.

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