Il nuovo Dpcm e le varianti del Covid richiudono le scuole. Ma, nonostante i fondi stanziati dal Ministero, il digital divide non è ancora stato superato

Alle porte della terza ondata di Coronavirus  e a distanza di un anno dal primo lockdown, le scuole fanno i conti ancora una volta con la Dad: didattica a distanza. Se da una parte gli studenti sono sempre più stufi di passare le loro giornate davanti ai pc, le scuole hanno man mano imparato a gestire al meglio delle loro possibilità le lezioni da remoto. Vediamo percentuali elevate di famiglie e istituti tagliati fuori da una connessione internet efficace.

“Non avrei mai pensato di trovare tutte queste difficoltà dal punto di vista dei computer e delle connessioni”, racconta Antonio Balestra , direttore di un Liceo Artistico al centro di Torino. “Lo scorso anno su 1.100 studenti, più di 150 hanno richiesto computer o schede per la rete”. Come confermato dal confronto con gli altri presidi del territorio, soprattutto nelle aree periferiche, risolvere la questione del digital divide  non è stato facile. Continua, ancora oggi, a creare problemi. Gli stessi problemi si ripropongono in maniera più pesante nelle aree di provincia. “Dove le scuole non sono in grado di supportare attraverso la rete tutta la mole di dati necessari per la Dad, come le videochiamate”.

Dad: i numeri degli studenti in difficoltà e i problemi con le infrastrutture

A settembre 2020, il monitoraggio del Ministero aveva messo in luce come mancassero ancora 283.461 pc e 336.252 risorse per la connessione da destinare agi studenti. A oggi, a detta degli uffici ministeriali, la richiesta si starebbe esaurendo. I numeri non sono ancora sufficienti. Nel biennio 2018-2019, circa 850 mila minori tra i 6 e i 17 anni non avevano un pc né un tablet. Anche con i nuovi fondi, resterebbero fuori almeno 250 mila ragazzi. In tutto, inoltre, i dati Istat parlano di circa 3 milioni e 100 mila studenti in difficoltà, pari al 47% degli studenti tra i 6-17 anni. Causata della “carenza di strumenti informatici in famiglia, che risultano assenti o da condividere con altri fratelli o comunque in numero inferiore al necessario“. La situazione più difficile è al mezzogiorno ( il 19% del totale), seguito dal Nord (il 7,5%) e dal Centro (il 10,9%).

 Se da una parte si è riusciti a risolvere la questione dei dispositivi digitali, dall’altra resta cruciale il problema della banda larga e del cablaggio interno delle scuole. “Non serve avere un pc o un tablet se poi non hai una connessione internet per collegarti alla lezione”. Afferma la dottoressa Anna Grazia De Marzo è la dirigente scolastica dell’IISS Marconi-Hack, un dei più grandi istituti di Bari, in Puglia. Continua affermando quanto riportato. “Nel mio istituto, se fossero in Dad tutte le classi e tutti gli insegnanti volessero lavorare da qui, dovrei avere la possibilità di connettermi con 81 postazioni contemporaneamente. E al momento è tutt’altro che un’opzione”.

Come conferma il Ministero, sono ancora tante le richieste dalle scuole di strumenti per la didattica mista. Stando all’ultima relazione annuale dell’Agcom, solo il 17,4% degli istituti in Italia è raggiunto dalla fibra Ftth, e gli insegnanti che si collegano da scuola per la didattica mista segnalano ancora numerosi problemi. “La vera questione sono le infrastrutture”, dice Giovanni Biondi, presidente di Indire e coordinatore del Comitato tecnico per il recupero dell’apprendimento. “Abbiamo un ritardo strutturale del Paese che non si può risolvere comprando dei computer da MediaWorld”.

“Le reti e la fibra sono un grande problema”, spiega Biondi. “In Italia abbiamo scuole e studenti che si trovano in aree geografiche difficili. Penso alle zone di montagna, all’entroterra del Sud, alle Isole. Sono aree periferiche che continuano a soffrire e che non vedranno una soluzione nella semplice erogazione di fondi da parte del Ministero dell’Istruzione”.

I fondi investiti e il totale dei dispositivi acquistati per la Dad

Stando ai numeri forniti, a oggi sono stati acquistati in tutto 438.330 dispositivi digitali da destinare in comodato d’uso agli studenti. Nello specifico si parla di investimenti così divisi:

  • DL Cura Italia: 211.469 dispositivi digitali acquistati
  • Fondi PON smart class: 142.716 dispositivi digitali
  • Fondi nazionali PNSD: 10.500 dispositivi digitali
  • Kit didattici PNSD: 2.000 kit didattici (zainetti, tablet, diari, quaderni, astucci) alle scuole per studenti con famiglie meno abbienti
  • Dispositivi acquistati dalle scuole con altri fondi nazionali, regionali o propri: 71.645

L’obiettivo, secondo il Ministero, è quelli di arrivare a poco meno di 650.000 dispositivi digitali acquistati entro i primi mesi del 2021. Al momento, l’unica rendicontazione disponibile è quella sul Cura Italia, primo intervento emergenziale dell’era Covid, che aveva previsto un intervento di 85 milioni. Al 9 marzo 2021, ne sono stati spesi circa 81 milioni.

Preparazione informatica scarsa

Nonostante i passi avanti fatti quest’anno nella “digitalizzazione” dei docenti, la scarsa formazione informatica continua a essere un problema. A novembre 2020 i sindacati parlavano ancora di un 10% di insegnanti in difficoltà con la didattica da remoto. E spesso per la soluzione ci si affida ancora alla buona volontà delle famiglie.

“Si danno per scontate delle competenze digitali che non ci sono”. Spiega la dottoressa Monica Fontana, dirigente di due Istituti a Frosinone, la provincia del Lazio che è attualmente in zona rossa. “La Dad rischia di cadere in dinamiche classiste non solo dal punto di vista degli strumenti, ma anche della formazione. I bambini più piccoli hanno bisogno di assistenza continua delle famiglie, e, se i genitori non hanno le conoscenze informatiche necessarie (o non conoscono la lingua perché sono stranieri), non riescono a stare al passo”.

Alessia Scrima