Attualità

Daphne Sheldrick e la sua vita per i cuccioli orfani di elefanti

Adv

La storia che stiamo per raccontare sembra una di quelle storie che si raccontano ai bambini o una in stile “Il libro della giungla” oppure “Tarzan”. Eppure è tutto vero, ed è la storia di una donna, Daphne Sheldrick, che salvava gli elefanti orfani del Kenya e che ha lasciato una grande eredità umana alla figlia, che da quando la madre è scomparsa ha preso il suo posto nella salvaguardia della specie animale. A raccontare questa storia è proprio la figlia di Daphne, Angela, a Forbes in una lunga intervista.

Daphne Sheldrick e il suo Sheldrick Wildlife Trust

Daphne Sheldrick, scomparsa nel 2018 all’età di 83 anni, era una keniana di origini britanniche, cresciuta in una fattoria. Era una scrittrice e una conservazionista, specializzata nel crescere e reintegrare gli animali orfani nella natura. Nel 1977, Daphne fondò lo Sheldrick Wildlife Trust, oggi una delle associazioni più famose al mondo per la protezione degli elefanti e dell’Africa stessa. Questa associazione è sostenuta da numerose celebrità.

I primi progetti del Trust riguardavano la conservazione dei rinoceronti. Solo più tardi sono entrati nell’ovile due elefanti orfani salvati a Nairobi. Pe Daphne crescere gli elefanti non è stato semplice in quanto essendo cuccioli bisognava essere molto attenti ai loro bisogni e alla loro salute: “Crescere quegli elefanti le ha richiesto tanti sacrifici. Doveva alzarsi ogni tre ore, giorno e notte, per dar loro da mangiare al quartier generale del Wcmd nel Parco Nazionale di Nairobi, a 15 km da dove viveva“. Il primo elefantino ad entrare nel nido creato da Daphne è stato Olmeg: “E’ stato il primo orfano a passare attraverso il nostro asilo nido di Nairobi. Pensavamo che allevarlo sarebbe stata un’impresa più facile. Quando è arrivato, non avevamo nemmeno una stalla per lui. Ha dormito nella camera da letto di mia sorella mentre creavamo una sistemazione per lui“.

Nel corso degli anni, all’interno dello Sheldrick Wildfire Trust, sono stati ospitati circa 267 elefanti orfani che ora diventati grandi e vivono allo stato brado allevando le loro famiglie.

Ma come mai questa passione per gli elefanti, cos’hanno di così speciale. Beh la risposta di Angela fa pensare molto: “Hanno tutte le migliori qualità di noi umani e poche di quelle cattive. Li chiamo spesso gli “angeli di Dio”, perché sono compassionevoli, premurosi e amorevoli. […] Molti degli orfani che abbiamo cresciuto hanno visto le loro madri uccise dai bracconieri, catturate o colpite con armi da fuoco, hanno perso la loro famiglia a causa del conflitto tra la fauna selvatica e l’avidità. Nonostante tutto, quando vengono salvati, ci abbracciano con amore incondizionato. Quasi non ci si sente degni di loro“.

In questo caso il Covid ha (quasi) aiutato

E se in molte situazioni la pandemia ha causato disagi e disastri, per Angela e i suoi elefanti è stata quasi una benedizione: “Mentre il mondo andava in pausa, ci siamo concentrati sul lavoro e abbiamo ampliato i nostri progetti sul campo, consapevoli che, quando l’umanità è in difficoltà, la fauna selvatica e la conservazione possono diventare danni collaterali. Abbiamo scelto di chiudere proattivamente le porte al pubblico nel marzo 2020, malgrado una significativa perdita finanziaria. La sicurezza del nostro personale, dei visitatori e degli orfani è fondamentale e questo periodo di tranquillità ci ha permesso di concentrarci su altre cose. Siamo comunque riusciti a gestirlo e a non licenziare nessuno“.

Adv
Adv
Adv
Back to top button