È stato un momento fondamentale per Versace: dopo la vendita a Prada, e l’uscita di scena di Donatella dal ruolo di direttore creativo, tutti i riflettori erano puntati su Dario Vitale e la sua nuova collezione. Il designer del brand della Medusa ha debuttato, con la collezione Spring Summer 2026, alla Milano Fashion Week. E questo debutto è stato un vero e proprio successo: ma quali sono i punti di forza degli abiti?
Dario Vitale presenta la sua collezione Versace alla Milano Fashion Week

L’evento si è basato su una vera e propria lettera d’amore a Gianni Versace. La Pinacoteca Ambrosiana, quella che inizialmente doveva essere location di una semplice presentazione, è diventata invece cornice di una vera e propria sfilata. A rendere il tutto dinamico e creativo è stato sicuramente il contrasto tra la bellezza senza tempo della Pinacoteca e la collezione, esempio di “storicismo pop” (come l’ha definito lo stesso Vitale). Il filo conduttore? L’amore e la sensualità.
Infatti, in tutta l’area espositiva si potevano ammirare capi vintage Versace. Tra sedie, divani, una cuccia per cani consumata e un immenso letto, con le lenzuola di Gianni. Letto che occupava il posto d’onore in una grande galleria. Come spiega il designer 42enne, “Il mio concetto di sesso, in questo contesto, non è l’atto tattile, ma piuttosto l’idea, o il suo odore. È il ricordo del giorno dopo”. Ma perché questo successo? Versace sembra aver riacquisito le forme e lo splendore di un tempo: pantaloni a vita altissima e giacche corte ma ampie, con spalle importanti o curve esagerate. A conquistare anche le nuovissime giacche di pelle: look da rock dandy per gli uomini, sensuali e seducenti per le donne.
Lo stilista ha anche spiegato la cura nei dettagli dovuta anche al forte attaccamento con il brand. “Mia madre era una cliente fedele di Versace, quindi conoscevo il lavoro di Gianni fin da bambino. Volevo catturare lo spirito della maison, andare oltre i vestiti per rivelare un altro strato. Penso che Versace appartenga a tutti nella cultura popolare”.
Marianna Soru





