Dark Crystal è un film del 1982, codiretto da Frank Oz e Jim Henson ed è un film probabilmente unico nel suo genere. Ogni ambiente, ma soprattutto ogni creatura che popola il mondo della pellicola è creato appositamente da zero con materiali tangibili. Ogni luogo è un set e ogni personaggio, bestia o animale è un pupazzo mosso dalle mani di sapienti burattinai o al massimo da attori in costumi totali che ne nascondono completamente le fattezze umane.

È un film affascinante e trascendentale, pur essendo al contempo semplice, pacifico e quasi ingenuo. Tale dicotomia lo rende un’esperienza unica nel suo genere e con l’arrivo della serie prequel che trovate (insieme al film stesso) su Netflix, è interessante capire perché questa storia merita di essere vista, amata e tramandata.

Dark Crystal – Photo Credit: web

DARK : UNICO, SOLO, POTENTE

Il concetto di specificità del medium è molto interessante e frulla nella mente di chi scrive da anni a questa parte al punto di diventare un’importante strumento di analisi durante la fruizione di opere culturali.
Cosa è la specificità del medium, di preciso?

È il credere che un’opera ha tanto più valore quanto più usa le peculiarità del medium che incarna al fine di costruirsi.

Per cui se scelgo di raccontare una storia tramite il fumetto, è importante l’uso che faccio degli elementi che sono propri ed unici del fumetto come ad esempio la disposizione delle vignette nello spazio, l’uso della composizione visiva delle singole immagini e la relazione che hanno una con l’altra, la percentuale di informazione che decido di tralasciare tra una vignetta e la successiva per consentire al lettore di ‘rimepire gli spazi’ del non mostrato con la sua immaginazione, etc.

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Allo stesso modo se la medesima storia viene raccontata con la prosa, la musica o la danza, tanto più le parole, le note e i movimenti del corpo saranno utilizzati per creare idee comunicative intriganti al servizio del racconto, tanto più l’opera avrà una sua ragion d’essere e forza propulsiva.
Questo ovviamente vale anche per il cinema.

Quando un film usa i movimenti di macchina, il montaggio, la fotografia, l’uso del focus etc. per narrare una storia (o far vivere un’esperienza) in una maniera impossibile con altre forme d’arte, la sua validità diventa più solida.

Dark Crystal – Photo Credit: web

Dark Crystal è un film dallo stile bellissimo, pacato e gentile. Sebbene non ci siano guizzi di montaggio o particolari movimenti di macchina, la cura per le inquadrature, la strana malinconia del ritmo e i momenti di immersione gli donano piena dignità. Ma ovviamente quello che lo rende unico è altro.

Dark Crystal è la visione estrema di un artista, Jim Henson (autore, tra le altre cose, dei Muppet) che porta al picco un’idea di racconto che prende il teatro dei burattini, il simulare la vita tramite oggetti che di essa sono privi e che però sono tangibili e reali, e lo trascina fino alle estreme conseguenze cinematografiche. Quella specie di inquietante magia che tenta di rendere credibile un fantoccio stilizzatissimo come può essere Kermit la rana e gestirne la fisicità con piccolissimi tocchi messi al punto giusto. Movimenti che, posizionati con spontaneità chirurgica, riescono a rendere credibile i gesti di quel burattino e persino fortemente espressive le sue pupille fisse, se solo lo spettatore ha voglia di riempire con la mente quel che manca.

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Con lo stesso spirito, in Dark Crystal (così come farà poi il figlio, nella sitcom Dinosauri) Henson decide di creare un dedalo enorme di creature fantastiche e dalle fattezze assurde, ma che cercano una credibilità maggiore dei cugini Muppet. Laddove i Muppet vanno fieri della loro carne di pezza, le bestie di Dark Crystal tentano di avere strutture ossee, pelli e denti credibili nella loro assurdità di design. E laddove i Muppet sono soliti interagire con umani in carne ed ossa calcando sulla surrealtà di tale interazione, Dark Crystal decide che non c’è spazio per l’umanità, presentandoci un mondo tangibile e reale ma al contempo totalmente immaginario.

Dark Crystal è affresco splendido e meraviglioso inno, lo sguardo di un uomo che ha portato un’arte incredibilmente specifica al servizio dell’intrattenimento, facendo intersecare l’occhio della telecamera con l’illusione di una realtà stilizzata. Ogni inquadratura del film serve a celare marchingegni e operatori che non solo direzionano gli attori, ma ne creano i movimenti in tempo reale.

Dark Crystal – Photo Credit: web

Ogni cosa esclusa dai limiti dello schermo svelerebbe l’inganno bellissimo di un enorme teatro di marionette, burattini, robot e attori in costume e fa quindi lavorare in tandem le due arti come se fossero fatte l’una per l’altra, in un gioco all’immaginazione sempre meraviglioso. Non solo piccole creature simili ad elfi, ma persino flora e fauna sono come dipinti tridimensionali e tangibili in movimento.
Un monumento solenne e placido ad un modo di raccontare storie ormai sempre più raro da trovare.

CRYSTAL: FLEBILE, SEGRETO, SEMPLICE.

Aldilà dell’essere un meraviglioso esempio di una specifica forma espressiva, l’altro elemento che rende Dark Crystal un’esperienza unica è il tono generale e il ritmo del racconto.
La trama è molto semplice, quasi banale, ma mentre lo si guarda la sensazione non è quella di ridondanza e pigrizia.

Il racconto dei perduti Gelfling, degli aguzzi Skeksis e dei pacifici Mistycs (questi ultimi sembrano una versione tangibile delle stupende creature degli splendidi dipinti di John Bauer) cavalca una linea di narrativa strana e straniante. I fatti sono quasi prevedibili, la voce fuori campo che ci racconta l’inizio fa tanto Fantasy, ma rischia di sembrare ridondante e retorica, la dicotomia bene/male pare essere più marcata che mai e quando magari si cerca nelle sfumature della trama un colpo di scena o una furbizia di sceneggiatura, probabilmente non arriverà.

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Eppure.

Eppure tutto è raccontato con tale grazia e tale purezza d’animo mostrandoci, grazie all’incantesimo del pupazzame citato prima, che ogni cosa che succede stupisce ed incanta. Non ci sono momenti dinamici in Dark Crystal. È un fantasy post apocalittico, placido, che accenna ad epoche passate ma non regala mai risposte concrete. Che quando ti racconta il retroscena dei suoi protagonisti, invece che propinarti una lunga parentesi flashback, decide di esporti i fatti con grazia e psichedelia, mescolando i ricordi dei protagonisti senza approfondirne nessuno, facendoci inoltre immedesimare in una pratica che i nostri eroi sanno mettere in atto e della quale non sapevamo niente.

Dark Crystal durante il suo dipanarsi non sembra essere una storia scritta ad orologeria, quanto più una sfilata di meravigliosi momenti, di quasi dubbiosi ‘e poi… e poi succede questo’ e il ‘questo’ è sempre qualcosa si nuovo e sorprendente, grazie al meraviglioso incantesimo scenico/visivo che crea. Non è tanto una sceneggiatura calibrata alla perfezione, quando un minestrone lineare ma ingenuo di meravigliosi personaggi e viverlo, piuttosto che vedere un film, si avvicina molto di più all’esperienza di ascoltare una storia che un genitore o un nonno improvvisa per un bambino prima di farlo dormire e che invece renderà il pargolo ancora più vigile.

Dark Crystal – Photo Credit: web

Un narratore talentuoso durante un’improvvisazione, con i piedi in un canovaccio basilare, ma che con il suo talento inventa soluzioni sempre efficaci per mantenere alta l’attenzione. Che ha l’intuizione di ambientare la sua storia in un mondo che ha scordato il suo passato, in modo tale da non dover spiegare molto e far sbocciare nel fruitore mille domande dietro quelle terre incantevoli.

Un respiro così vicino ad una spontanea fiaba della buonanotte, dolce ma che non teme di essere tetra. Che ha un finale conciliante, ma sincero e non retorico.
Nessun film ha un simile respiro e nessun film ha simile corpo.

Dark Crystal – Photo Credit: web

Questo ritmo silenzioso da fiaba improvvisata potrebbe forse annoiare un’adulto, ma in arrivo accorre subito la potenza della sua messa in scena strabiliante che ti fa rimanere meravigliato da ogni dettaglio, fino a che la trama non si chiude e ci lascia basiti e sconvolti.
Poche volte tornare nel mondo reale è così faticoso.

Dark Crystal è un film da vedere, per poi lanciarsi nella bellissima (e molto diversa) reinterpretazione prequel delle terre di Thra su Netflix, dove il mistero e il candore vengono soppiantate da meraviglia e dinamismo, ma sempre con quel teatro meraviglioso del quale Jim Henson ci ha svelato le potenzialità.

Dark Crystal – Photo Credit: web

Recuperateli entrambi, alla velocità della luce.

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