Declino dei combustibili fossili in Italia: le emissioni di Co2 calano del 26%

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Di Alessia Spensierato

Il problema dell’impiego dei combustibili fossili e del loro impatto sulla salute del pianeta comincia ad avere l’attenzione che merita sul piano internazionale: si tratta di un dialogo tardivo, ma che può ancora essere decisivo nel cambiare qualcosa. Anche in Italia si stanno lentamente abbandonando i combustibili fossili: vediamo qual è la situazione.

I combustibili fossili in Italia

Prima di tutto, cosa sono i combustibili fossili? Stiamo parlando di una fonte di energia non rinnovabile – che quindi inevitabilmente con il tempo si esaurirà – e che ha un impatto sull’ambiente negativo poiché, quando si brucia un combustibile fossile, si producono elevate quantità di CO2 e altri gas serra inquinanti che contribuiscono al riscaldamento globale.

Sono classificabili come combustibili fossili il carbone, gli idrocarburi naturali come il petrolio e il gas naturale. L’Italia non è un grande produttore di queste fonti di energia e infatti principalmente importa dall’estero i combustibili fossili che utilizza sul suo territorio, impiegandoli nell’autotrazione, nel trasporto marittimo e aereo, nel riscaldamento degli ambienti, nella produzione di energia elettrica e in molte altre situazioni.

I combustibili fossili restano quindi ben radicati nella vita di tutti i giorni degli italiani nonostante gli svantaggi che portano all’ambiente; quel che fa ben sperare, però, è il dato raccolto nel 2020 secondo cui tra aprile e giugno di quello stesso anno le emissioni di CO2 e gas serra sono calate del 26%. Serve un’alternativa e, in questo senso, le fonti rinnovabili possono essere una soluzione.

Le rinnovabili in Italia

Nello stesso periodo sopra citato del 2020, le fonti rinnovabili in Italia hanno superato il 50% della produzione elettrica nazionale. Una tendenza spinta dalla pandemia ma che è già diventata caratteristica nel nostro paese, trovando l’ambito di applicazione più forte proprio in tema di produzione di energia elettrica. I dati sull’utilizzo delle rinnovabili in Italia lasciano insomma ben sperare.

Un altro dato significativo riguarda la diffusione dell’energia verde per i consumi domestici. Se prima l’utilizzo di energie alternative era un lusso esclusivo di una fetta di popolazione e si limitava principalmente all’uso del fotovoltaico, adesso esistono altre opzioni per avere energia pulita in casa, come l’energia eolica, idroelettrica e persino quella geotermica, poco conosciuta ma estremamente efficace per abbattere l’inquinamento del pianeta; per saperne di più a riguardo si può approfondire l’argomento sulla pagina dedicata all’energia geotermica di Vivienergia, che spiega nel dettaglio in cosa consiste questa preziosa risorsa energetica e quali sono i suoi ambiti di applicazione principali.

Dal punto di vista proprio della produzione di energia elettrica, le energie rinnovabili coprono il 18% dei consumi finali, con l’idroelettrica che si continua a confermare la più utilizzata rappresentando il 43% della produzione sostenibile complessiva. Seguono in questa particolare classifica il fotovoltaico, con il 20% e in particolare ascesa, le bioenergie con il 17%, l’energia eolica con il 15% e infine la geotermia con il 5% del totale delle rinnovabili.