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#DestinoInfame: In The Flesh

Ci sono alcune opere (libri, fumetti, serie tv, film, videogiochi, ecc.) che, nonostante la loro bellezza, hanno subito il #DestinoInfame della non approvazione umana. Vuoi perché poco pubblicizzate o perché uscite in contemporanea a qualche prodotto entrato nell’olimpo della moda che ha eclissato tutto il resto, questi lavori, sebbene hanno lottato con unghie e denti, sono lentamente morti…lasciando i pochi fans che avevano disperati.
Un esempio: “In The Flesh“.

#DestinoInfame: In The Flesh

Dominic Mitchell nel 2012 ebbe un’idea, scrivere un telefilm sugli zombie. Ora voi direte che sicuramente non era poi chissà quale novità in un periodo storico televisivo in cui “The Walking Dead” la faceva da padrone, ma alla BBC piacque tanto, così diedero il via a una prima stagione di sole 3 puntate, giusto per vedere se questo tipo zombie potesse funzionare. Andò a finire che si portarono a casa un British Academy of Film and Television Arts, e per l’anno seguente confermano una seconda stagione di 6 episodi, perché da raccontare c’era ancora davvero tanto. Quindi non restava che produrre la terza stagione, la storia fu lasciata volutamente in un punto prezioso in modo da farla evolvere successivamente, ma…venne cancellata a gennaio 2015.
Tragedia, soprattutto mia e di un piccolo gruppo di persone.

Ma vi racconto ora un po’ la trama, in modo da farvi capire questa mia grande…GRANDISSIMA…delusione.

In The flesh

Kieren Walker, un ragazzo inglese, è uno zombie, ma dopo essere resuscito,  mangiato persone e vagato un po’ sulla terra, viene guarito, o meglio, i medici hanno curato la sua Partially Decessed Syndrome (PDS), tenendo sotto controllo il virus che lo ha trasformato in un mostro. Ovviamente non è più un ragazzo normale, se mai si è sentito tale: la pelle è rimasta grigia, spenta, tetra; gli cocchi sono bianchi, diversi; il suo intero corpo è emaciato, anche se prima non era chissà quale adone. Dopo essere stato in cura in questo centro specializzato nel guarire l’epidemia che ha distrutto il mondo, viene considerato innocuo e fa ritorno a casa, dove la sua famiglia prova a farlo reintegrare in una vita normale, anche se i sensi di colpa del prima e del dopo morte non riescono a non tormentarlo. Naturalmente nulla può ritornare come prima, gli zombie sono dei mostri, quindi gran parte della popolazione non li vuole, devono essere eliminati tutti perché possono improvvisamente fare del male di nuovo. E in effetti se Kieren non dovesse prendere le sue medicine…
Quindi ecco che il giovane cerca di trovare uno scopo alla sua esistenza, cosa molto difficile, perché neanche prima dell’apocalisse era riuscito a farlo, ma attraverso un rapporto nuovo con i genitori, la sorella, nuove amicizie, nuovi gruppi a cui far parte (con un piano da svolgere) e un nuovo amore, Kieren per la prima volta comprende che la vita non è poi così brutta, neanche se si è un zombie.

In The Flesh trio

Questa è grossomodo la trama di entrambe le stagioni e, da come potete leggere, la storia non ha quasi nulla di horror. La tematica zombie alla fine è messa da parte, anche se ci sono cervelli mangiati e sangue per i cultori del genere, per concentrarsi su questioni più drammatiche come: l’essere diverso, in ogni circostanza e in ogni modo di essere, e l’odio che ne scaturisce quando non si rispettano i canoni imposti dalla società…o da un gruppo ristretto di individui.

La bellezza di “In The Flesh” sta proprio in questo: nell’aspettarti qualcosa e poi ritrovarti a guardare tutt’altro, il diverso per l’appunto. Non c’è un leader che vuole salvare il suo gruppo da dei mostri e alla fine si ritrova in guerra contro il genere umano, c’è solo quest’ultimo, che come al solito è fastidioso (l’uomo è cattivo, ormai è risaputo), e un ragazzino che vuole trovare la sua dimensione, paradossalmente nella morte, perché nella vita non c’è riuscito.

In the flesh Gif

La tristezza della cancellazione di “In The Flesh” sta nel fatto che si era arrivato in un punto della storia in cui davvero c’era qualcosa di nuovo che non si era mai visto con degli zombie, a parte ovviamente la bellezza complessiva del tutto e la bravura degli interpreti. Quindi ora siamo rimasti così, sospesi nel non sapere cosa succederà, come si evolverà la trama, che fine farà Kieren. Nel 2015 fu fatta una petizione per non farla chiudere e i fans più accaniti crearono persino una piattaforma per raccogliere fondi e farla continuare a loro spese, ma nulla di tutto questo servì.

Quindi ecco la tragica fine di una serie bella, scritta bene, con bravi attori, immersa nella campagna inglese e con un tema visto e rivisto, ma totalmente nuovo, e mi spiace che non ne vedremo mai la fine.

Una triste Maria Francesca Focarelli Barone (BatMary)

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