Giovanni Truppi | Villa Ada, 26/06 (Live Report)

Entra subito nel vivo il tour estivo del cantautore napoletano: due mesi dopo la serata al Monk si riparte, infiammando ancora il pubblico della Capitale.

Quella Roma che da tanti anni ormai è la sua città adottiva e che ha assistito a ogni sua metamorfosi artistica. C’era tanta gente ieri sera a salutare il trionfo live di Giovanni Truppi: fans della prima ora e ragazzi più giovani che si sono avvicinati all’artista solo con l’ultimo album “Poesia e Civiltà
(chi volesse leggere la nostra recensione del primo singolo, la trova qui).

Iconica immagine di Truppi al piano (Foto: Ziblab)
Iconica immagine di Truppi al piano (Foto: Ziblab)

Tutti, dal primo all’ultimo, ci siamo resi conto di avere di fronte un cantautore giunto a un picco creativo, pienamente padrone dei suoi mezzi, capace di offrire uno spettacolo variegato ed eclettico che nulla avrebbe da temere da un tour in luoghi più grandi, con impianti di amplificazione più importanti e palchi capaci di ospitare comodamente una formazione allargata. Azzardiamo a dire che se anche un artista molto, ma molto popolare (uno come Jovanotti, per intenderci) chiedesse a Truppi di aprire i suoi concerti, beh, il buon Giovanni rischierebbe addirittura di rubare la scena…

Ci ha visto giusto, in questo senso, la multinazionale Virgin/Universal, che ha creduto e investito in lui mettendolo sotto contratto, facendo uscire l’ultimo lavoro offrendo distribuzione e visibilità ben più ampie rispetto al passato: e così, dopo tanti anni da indipendente, centinaia di concerti in economia in piccoli, intimi locali (chi scrive ricorda quelle esibizioni pazze solo con la chitarra a tracolla, ‘happening’ da flusso di coscienza unici nel loro genere), insomma al termine di cotanta gavetta il ragazzo si è fatto uomo ed ha acquisito il talento di un carismatico showman nel pieno senso del termine. E lo dimostra stregando la platea di Villa Ada che lo applaude come un nuovo idolo, tributandogli tutto il successo che ci auguriamo verrà.

Dal canto suo, Giovanni parla poco: si limita a scambiare qualche breve battuta qua e là. Presenta un paio di volte la band. Per il resto, è super concentrato e se la gode. Pienamente coinvolto nei turbini, nei vortici, nelle maree montanti e apparentemente indomabili delle sue canzoni, delle sue parole. Riesci quasi a immaginarlo: a notte fonda, mentre riempie fogli di inchiostro con le sue riflessioni, le sue idee, i suoi ragionamenti.

Truppi alla chitarra elettrica (Foto: Ziblab)
Truppi alla chitarra elettrica (Foto: Ziblab)

Poi lo vedi sul palco, con la sua canottiera che fa le boccacce, questo ometto magro e asciutto, tutto note e musica e smorfie buffe. Il suo cantato è quasi sempre discorsivo, è come quel tuo vecchio amico saggio e stravagante che quando ci si confida/confronta sa essere schietto e diretto, andando dritto al punto, riuscendo (quasi) sempre a essere candido e leggero senza risultare naif e anche molto profondo senza salire in cattedra a vomitare pipponi indigesti.

Un’ora e 45 di concerto: 22 i brani in scaletta. Sul palco insieme a Truppi (che si alterna tra pianoforte e chitarra elettrica) ci sono Paolo Mongardi (batteria), Giovanni Pallotti (basso), Daniele Fiaschi (chitarra), Duilio Galioto (tastiere) e Nicoletta Nardi (voce e tastiere).

La prima parte del concerto e tutta dedicata all’ultimo disco, “Poesia e Civiltà”: la partenza è micidiale perché unisce “L’unica oltre l’amore” e “Borghesia“, tra i brani più riusciti dell’album. Ma anche “Quando ridi“, “Adamo” e “Mia” sanno catturare l’attenzione e la partecipazione dei ragazzi sul prato del parco. Non è affatto facile cantare molte delle canzoni di Giovanni: dense come sono di parole, a volte senza ritornelli in evidenza.Eppure c’è un empatia (non solo generazionale: ci sono ragazzi di 23 così come di 40 anni) miracolosa che scorre tra musicisti e pubblico, un senso di appartenenza e complicità che fa di Truppi un pifferaio di Hamelin, un catalizzatore di energie, sogni e desideri.

Uno scatto della band al completo
Uno scatto della band al completo

La parte centrale della scaletta prevede alcune riprese dai dischi precedenti: canzoni che, per ovvi motivi, hanno avuto molto più tempo a disposizione rispetto alle ultime per incantare gli ascoltatori: ci colpiscono soprattutto “Il mondo è come te lo metti testa“, “La Domenica” e “Amici nello spazio” (in cui Giovanni ritrova una dimensione intima/confidenziale suonando da solo sul palco, con la batteria che si aggiunge più avanti).

Poi arriva il momento rock e scatenato, affidato a pezzi come “Stai andando bene Giovanni“, “Lettera a Papa Francesco I” e “Superman” che godono di un impianto di amplificazione adatto, capace di restituire in pieno l’impatto frontale della musica. Commuovono quasi i brani in chiusura: “Pirati” e “Ragazzi“, due tra i nostri preferiti in assoluto.
Il Bis è di quattro brani. Ma poi, complice un coro dal pubblico nel momento dei saluti finali, Giovanni cambia idea e suona da solo al piano “Scomparire“. E’ la ciliegina sulla torta.

Politica, società, generazioni, amicizia, amore, sesso, religione, incontri, scontri, filosofia, sogni improbabili, impegno, fragilità, poesia. Tutto questo è Giovanni Truppi, cantautore unico, inclassificabile nel panorama italiano attuale. Confidente più che grillo parlante.
Mai primo della classe: piuttosto eroe stravagante di un fumetto di Andrea Pazienza. E soprattutto artista autentico, in mezzo a tanti altri falsi, mascherati e superficiali.

Ariel Bertoldo

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