La Corte costituzionale in Corea del Sud ha confermato all’unanimità la destituzione del presidente Yoon Suk Yeol approvata dall’Assemblea nazionale lo scorso dicembre in seguito al suo tentativo di introdurre la legge marziale. Il pronunciamento rende definitiva l’uscita di scena di Yoon, fino a ora solo sospeso dal suo incarico, e possibile la convocazione di elezioni presidenziali anticipate entro 60 giorni. La data dovrà essere annunciata entro dieci giorni. Il pronunciamento, che sancisce che Yoon “ha violato i principi fondamentali dello stato di diritto e del governo democratico”, è stato letto in diretta televisiva dal presidente della corte, Moon Hyung-bae.
“Non si è accontentato di dichiarare la legge marziale ma ha commesso atti che hanno violato la Costituzione e la legge, mobilitando le forze militari e di polizia per impedire all’Assemblea nazionale di esercitare la sua autorità”, le parole di Moon Hyung-bae.
La decisione, presa dai giudici all’unanimità dopo 111 giorni dal momento in cui le è stato deferito il caso, apre la strada a nuove elezioni presidenziali che si dovranno tenere entro 60 giorni.
Per il momento, il leader dell’opposizione Lee Jae-myung sembra essere il favorito. Eletto con il margine più risicato nella storia del Paese nel 2022, l’ex procuratore distrettuale 64enne è precipitato nell’impopolarità, arrivando persino ad attivare brevemente la legge marziale, uno stato di emergenza non più utilizzato in Corea del Sud dai tempi della dittatura militare degli anni ’80. Gli otto giudici della Corte costituzionale hanno confermato la validità della mozione di impeachment votata a meta’ dicembre dai deputati. Sospeso in seguito alla mozione di un’Assemblea nazionale ampiamente dominata dai suoi oppositori, Yoon Suk Yeol ha sempre difeso il suo provvedimento della notte tra il 3 e il 4 dicembre, sostenendo che era necessario per respingere “le forze comuniste nordcoreane” ed “eliminare gli elementi ostili allo Stato”. Yoon Suk Yeol è diventato il primo presidente sudcoreano a essere arrestato e detenuto.
Le scuse di Yoon
Yoon Suk Yeol si è intanto scusato con i sudcoreani: “Sono rammaricato per non essere riuscito a essere all’altezza delle vostre aspettative – ha affermato in una breve dichiarazione diffusa tramite i legali dopo il verdetto della Corte Costituzionale, come riporta l’agenzia Yonhap -. E’ stato un onore servire il nostro Paese. Sono profondamente grato a tutti coloro che mi hanno sostenuto e incoraggiato anche quando non sono stato all’altezza”.
Il processo penale per insurrezione
Il processo penale per insurrezione, reato punibile con la pena di morte, era già iniziato a febbraio, ma Yoon è stato rilasciato l’8 marzo per irregolarità procedurali. Ciononostante, la tensione nel Paese è rimasta altissima: manifestazioni di massa, sia pro che contro l’ex presidente, si tengono ogni fine settimana nella capitale, spesso con la presenza di decine di migliaia di persone.
Il giorno della sentenza, le autorità hanno blindato l’area intorno alla Corte costituzionale con barriere, forze speciali e posti medici avanzati. Diverse ambasciate straniere, tra cui quelle di Stati Uniti, Francia, Russia e Cina, hanno invitato i loro cittadini a evitare le zone degli assembramenti.
In un clima teso ma segnato dal rispetto delle istituzioni, anche il People’s Power Party, partito dell’ex presidente, ha riconosciuto il verdetto: “È deplorevole, ma accettiamo e rispettiamo la decisione della Corte”, ha dichiarato il deputato Kwon Young-se.
L’intera vicenda rappresenta un terremoto politico e costituzionale che segnerà a lungo la memoria della democrazia sudcoreana.





