Di Maio e Salvini si giocano i voti degli imprenditori

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Di Redazione Metropolitan

Conferenza stampa a Palazzo Chigi. Schierati i quattro uomini chiave di questa Manovra: Salvini, Conte, Di Maio e Tria. Tutti con il loro modo di spiegare il Def, dai toni compassati del Ministro del Tesoro alla “vigliacca Fornero” di Salvini. Con Conte mediatore tra queste due narrazioni, volto rassicurante di un Governo che in Europa desta sempre più preoccupazione. Confindustria scettica sui benefici del Def per le imprese.

(Foto dal web)

Dalla conferenza stampa sull’aggiornamento al Def emerge la volontà dei “gialloverdi” di rassicurare le opposizioni e gli investitori. Dopo la “sbornia” delle balconate, i Cinque Stelle indossano la cravatta e si presentano davanti ai cronisti con una parola d’ordine: impresa. Occorre rivolgersi a quel mondo vastissimo dei piccoli e medi imprenditori, vera ossatura dell’Italia. Quel mondo che abbracciò il Berlusconismo e ne fu deluso, quel mondo che ora guarda a Di Maio o a Salvini con grande speranza. Una parte di Italia poco politicizzata, che guarda alla politica come un mezzo per risolvere i problemi, soprattutto fiscali.

Che la pressione fiscale per i piccoli e medi imprenditori sia troppo elevata non è una notizia. Ed è proprio in questo campo che il Governo conta di incidere, verranno messi in atto degli sgravi fiscali per le imprese che assumeranno o renderanno più stabili i contratti dei propri dipendenti. Questa visione rispecchia esattamente l’ottimismo di Palazzo Chigi. In campagna elettorale, a chi gli chiedeva delucidazioni sulle coperture, Di Maio rispondeva agitando il tema dei tagli agli sprechi. Questi tagli erano stimati in 30 miliardi, nessuno, all’indomani delle elezioni, ne ha parlato seriamente. Senza dubbio i tagli alla pubblica amministrazione richiedono anni di duro lavoro, di conseguenza è prematuro gridare allo scandalo, rimane il fatto che le coperture serviranno già nel 2020.

L’imprenditore di questo non si cura, vuole sgravi fiscali e semplificazione della burocrazia e soprattutto, pretende (a ragione) che lo stato paghi i lavori. Quest’ultimo punto latita nella manovra, non viene data una risposta a tutti quegli imprenditori con cui lo stato è in debito. Imprese in forte difficoltà a causa dei mancati pagamenti dei lavori in settori come gestione di rifiuti e infrastrutture. Confindustria, attraverso il suo Centro Studi, si chiede quali saranno i reali effetti della Manovra sulle imprese.

“L’aumento del deficit – spiega il Csc – serve per avviare parti del contratto di governo di sostegno al welfare, misure molto difficili da cancellare se non in situazioni emergenziali. Ciò potrebbe portare a più tasse in futuro e ad aumentare il tasso di risparmio già oggi, limitando la crescita dei consumi, l’aumento del deficit sia poca cosa rispetto agli impegni politici assunti; se le coperture non saranno ben definite si rischia, ex post, un rapporto deficit Pil più alto”.

Le conclusioni del centro studi sono impietose, la Manovra viene considerata miope, incapace di trovare una soluzione ai problemi strutturali dell’impresa italiana. Gli sgravi fiscali sono previsti, la pace fiscale idem, manca però a detta di Confindustria un piano che rilanci la produzione. Il reddito e la pensione di cittadinanza hanno il fine meritevole di aumentare i consumi. Di Maio ha ribadito più volte che l’importo fatidico di 780 euro dovrà essere speso nella sua totalità. Gli effetti di questa manovra potrebbero essere molto vantaggiosi nel breve periodo. Confindustria si chiede che ne sarà della crescita nel lungo periodo. Se è vero che chi beneficerà del reddito di cittadinanza o della pensione “anticipata” lo farà nell’immediato, non si può dire altrettanto delle imprese. Al contrario il mondo imprenditoriale ha bisogno di risposte di ampio respiro.