Cinema

“Dickens – L’uomo che inventò il Natale”: la favola paurosa letta con rum e panna, stasera in tv

“Caldo e freddo non facevano effetto sulla persona di Scrooge. L’estate non gli dava calore, il rigido inverno non lo assiderava. Non c’era vento più aspro di lui, non c’era neve che cadesse più fitta, non c’era pioggia più inesorabile. Il cattivo tempo non sapeva da che parte pigliarlo. L’acquazzone, la neve, la grandine, il nevischio, per un sol verso si potevano vantare di essere da più di lui: più di una volta si spargevano con larghezza: Scrooge no, mai.” Una storia di umanità, la più bella che la notte di Natale si possa raccontare. La scrisse Charles Dickens, la intitolò “Canto di Natale“, e la pubblicò in Inghilterra nel freddo dicembre 1843. Stasera in tv il film sull’uomo, non il solo, ma colui che raccontò lo spirito natalizio come nessun altro: “Dickens – L’uomo che inventò il Natale“.

Rifiutato dai suoi editori, Dickens (Dan Stevens, della serie Downton Abbey), affronta dopo una trionfale tournée in America, dove era acclamato come autore di “Oliver Twist“, la crisi totale, creativa e come uomo. Il rapporto difficile con il padre, disposto a cercare nella spazzatura pur di trovare stralci di fogli scritti dalla mano del figlio, per rivenderseli. Macchie d’inchiostro cadono sulla carta che resta immacolata, dal bianco che lo terrorizza, nella sua Londra, dove, padre di una famiglia numerosa, ha bisogno di denaro. Sarà ispirato dalle favole di spiriti del Natale di una giovane domestica irlandese. In sei settimane di lavoro ardente, Charles vuol dar vita ad un libro che possa risollevare la sua condizione e rilanciare la sua carriera. Ma gli editori, rifiutano di investire sulle bizzarre idee dell’autore, tra spiriti e il vecchio protagonista Ebenezer Scrooge (Christopher Plummer beniamino del regista del film), avido, solo anche a Natale.

Fate i buoni

Ma “Canto di Natale“, sarà più forte di ogni controversia, sarà autoprodotto dal creatore stesso. Bharat Nalluri, regista di “Dickens – L’uomo che inventò il Natale” (“The Man Who Invented Christmas“) del 2017, prepara una favolosa, autentica biografia dello scrittore. Una storia vera, non una fiaba tratta da un libro impolverato. Un film che non è solo per bambini, ma anche per adulti. Non si può stabilire se possa far paura di più ai piccini, con i suoi mostri, fantasmi, anziani in camicia da notte, o ai grandi con la metafora di vita che coglieranno, si spera a cuor leggero. Una Londra ottocentesca, Vittoriana, ricostruita nelle scenografie alla perfezione. La preghiera del regista fu: niente effetti speciali ma dettagli esaltati per attrarre lo sguardo. Lo studio di Dickens è stato l’ambiente più complesso da realizzare, che ha trovato ispirazione anche dalla fusione di altri ambienti, come lo studio di un pittore. Ma disponendo di scarso budget, fu utilizzato per il film, il set creato per la serie tv britannica “Penny Dreadful“.

Un racconto gotico, con la povertà in primo piano, lo sfruttamento minorile, e poi il tepore di una casa tra candele e fiocchi di neve a ricordare che è Natale. Il film fa ‘incontrare’ l’autore con i suoi personaggi, che in un’intrusione magica, non sempre gradita, gli rendono visita. Bussano alla porta del suo studio, lo imseguono per strada per sapere il finale. “Ebeneeeezer Scrooooge” è l’ululato notturno di un fantasma incatenato, che prima di materializzarsi nel vecchio, arcigno e scorbutico finanziere londinese, abita la mente dello scrittore: “Scegli il nome giusto e il personaggio apparirà! “.

La genesi di Canto di Natale di Dickens

Dickens dichiararò più volte che i suoi personaggi lo tormentavano durante il giorno, dandogli indicazioni precise su come scrivere. E il regista non trascura questo dettaglio, portandolo all’esasperazione, fondendo realtà e magia. Anche la cameriera leggerà “Varney il vampiro“. E Kate Dickens, moglie dello scrittore, dirà in una scena del film: “Pare che i tuoi personaggi siano più importanti della tua stessa famiglia”.

Dickens – L’uomo che inventò il Natale, stasera in tv, è il riadattamento del romanzo biografico del 2008, di Les Standiford: “The Man Who Invented Christmas: How Charles Dickens’s A Christmas Carol Rescued His Career and Revived Our Holiday Spirits“. Un titolo lungo e improbabile, per un’opera nata dalla grande meraviglia dell’autore, quando seppe che “Canto di Natale” (A Christmas Carol), aveva rischiato di non essere mai pubblicato, tant’è che Dickens stesso dovette autopubblicarsi, a trentun anni. Con la vendita delle prime 6000 copie in una settimana.

Dickens, un sorso di magia

L’attore protagonista, per interpretare il ruolo di Dickens, studiò non solo i suoi scritti, ma rifece anche i suoi versi e le facce di fronte allo specchio. Pare che Charles Dickens lesse innumerevoli volte in pubblico il suo libro “Canto di Natale“. Lo faceva sorseggiando rum con panna, champagne e cherry. Davanti alle persone estasiate dalla lettura. Tanto fece la storia di una conversione a Natale. “Nessuno è inutile se può alleviare il fardello di un altro uomo“. E se non è fiaba, è realtà.

Federica De Candia. Seguiteci Su MMI e Metropolitan cinema

Back to top button