Milioni di sudcoreani voteranno domani, martedì 4 giugno, per un nuovo presidente, in un’elezione anticipata innescata dall’estromissione di Yoon Suk Yeol, che ora deve affrontare un processo per accuse di ribellione per la sua breve imposizione della legge marziale a dicembre. I sondaggi pre-elettorali suggerivano che il rivale liberale di Yoon, Lee Jae-myung, sembrava destinato a una facile vittoria, sfruttando la profonda frustrazione dell’opinione pubblica nei confronti dei conservatori in seguito al fiasco della legge marziale di Yoon.
Lee Jae-myung, il candidato del Partito Democratico, è considerato il favorito in tutti gli ultimi sondaggi con un gradimento prossimo al 50%. Alle sue spalle Kim Moon-soo, candidato conservatore del People Power Party (che Yoon ha lasciato lo scorso mese), al 36% circa.
Le votazioni si svolgeranno fino alle 20 locali (le 13 in Italia) nei 14.295 seggi elettorali in tutto il Paese: subito dopo i primi exit poll e lo scrutinio dei voti. Si prevede che il vincitore debba emergere intorno a mezzanotte, anche se tutte le operazioni di conteggio dovrebbero chiudersi in piena notte. Una volta finito lo scrutinio, la Commissione elettorale nazionale convocherà domani mattina (tra le 7 e le 9) una riunione plenaria per approvare formalmente i risultati elettorali. Il nuovo presidente sarà in carica sempre domani.
Queste elezioni rappresentano un altro momento decisivo per la resiliente democrazia del Paese, ma gli osservatori temono che la divisione interna, aggravatasi dopo la trovata di Yoon sulla legge marziale, sia tutt’altro che finita e potrebbe rappresentare un grosso peso politico per il nuovo presidente.
Negli ultimi sei mesi grandi folle di persone si sono radunate nelle strade per denunciare o sostenere Yoon, mentre il vuoto di leadership causato dall’impeachment di Yoon e dal successivo licenziamento formale ha scosso le attività diplomatiche di alto livello e i mercati finanziari del Paese. Il candidato vincitore presterà immediatamente giuramento come presidente mercoledì, per un unico mandato completo di cinque anni, senza il tipico periodo di transizione di due mesi. Il nuovo presidente dovrà affrontare sfide importanti, tra cui il rallentamento dell’economia, le politiche “America first” del presidente Donald Trump e le crescenti minacce nucleari della Corea del Nord .





