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Donne e intelligenze artificiali: si rischia la discriminazione

Donne e intelligenze artificiali: sono poche che se ne occupano e questo rischia di generare nuove discriminazioni di genere. Secondo un rapporto dell’Eige, l’European Institute for gender equality, nonostante la crescita dei finanziamenti alle nuove imprese questi non arrivano in maniera importante a quelle startup europee avviate da donne o da persone di origini africana. Per questo si parla di una vera e propria discriminazione: nel mondo dello sviluppo di nuove imprese e tecnologie le donne e le minoranze sono messe ai margini.

Poche le donne che lavorano nelle intelligenze artificiali. Cresce il rischio di discriminazioni

E’ l’Eige, in un report recentemente pubblicato, Artificial intelligence, platform work and gender equality, a lanciare l’allarme: servono più lavoratrici nell’intelligenza artificiale. Secondo il rapporto, infatti, solo il 16% dei posti di lavoro altamente qualificati, in Europa e nel Regno Unito, sono occupati da donne.

Inoltre, se tra i lavoratori fino a due anni di esperienza le donne rappresentano il 20%, la percentuale scende al 12% dopo dieci anni. Altri dati importanti: nei paesi del G20 solo il 7% dei brevetti sono depositati da donne e la media mondiale è ancora più bassa: solo il 2%.

Esistono discriminazioni anche all’interno della stessa forza lavoro femminile per quanto riguarda la presenza di minoranze: tra le fondatrici di aziende che si occupano di intelligenza artificiale l’84% sono caucasiche, l’83% laureate e il 75% hanno intrapreso la carriera nel proprio paese di origine.

Le nuove tecnologie e le discriminazioni di genere

Se prendiamo gli algoritmi generati dai principali motori di ricerca possiamo notare come questi diffondono pregiudizi sempre poco inclusivi. Ad esempio: utilizzando Google Translator per tradurre una semplice frase come The doctor is in the hospital scopriremo che, in italiano, il dottore sarà sempre un maschio.

Se un software di riconoscimento facciale è predisposto a identificare solo volti di maschi caucasici diventerà sempre meno accurato nel riconoscere donne e persone di altre etnie. La strada da percorrere, nel campo dell’intelligenza artificiale, in termini dell’inclusione di genere è ancora lunga. Chi progetta queste nuove tecnologie, purtroppo, porta con sé una visione del mondo piena di pregiudizi col rischio di fomentare nuove discriminazioni sociali.

Chiara Cremascoli

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