Politica

Draghi in Senato: fiducia o dimissioni, gli scenari possibili

Previsto per le nove e trenta di questa mattina il discorso del premier Mario Draghi in Senato, dove pronuncerà un discorso che renderà plausibile due scenari: il voto anticipato o la fiducia fino a fine legislatura. Ma c’è chi ipotizza un nuovo governo senza M5S. Il premier chiederà comunque la fiducia, nella cui assenza si prevede già la data per le urne, il 2 ottobre. A quello di questa mattina ne potrebbe seguire un altro, di conferma delle dimissioni, qualora la fiducia non dovesse arrivare. Intanto, in Senato, l’ago della bilancia pentastellata è prevalentemente di area Conte. Sfiorata l’ulteriore crisi nel centrodestra, indispettito dall’incontro tra il segretario PD Enrico Letta e il presidente del Consiglio.

Il voto a ottobre, un Draghi-bis, la fiducia all’esecutivo di governo: lo scenario politico di questa mattina

In realtà non due ma ben tre gli esiti possibili di questa giornata decisiva in Senato. Nell’ipotesi ottimistica di fiducia accordata, sempre tenendo conto dell’incognita Giuseppe Conte, che in un virgolettato attribuitogli nella giornata di ieri avrebbe “deciso domattina”, c’è da tenere conto anche degli umori della destra alleata di governo. Indispettiti dal trattamento “privilegiato” riservato a Letta, incontrato nella giornata di ieri dal premier Draghi, i partiti di Berlusconi e Salvini avrebbero imposto una risoluzione: al governo verrà confermata la fiducia, a patto che il voto si tenga a marzo, e non a maggio 2023, come previsto. C’è anche da dire che nello scenario odierno, col premier a un passo dalle dimissioni e che ha più volte condannato la politica degli ultimatum, la mossa del cdx è, con tutta probabilità, azzardata. Ma non solo: la destra non è d’accordo con il piano in 7 punti presentato da Conte.

Il piano del leader del M5S presenterebbe delle linee programmatiche da seguire per tutto il rimanente decorso della legislatura attuale, e che, sottoscritto da Draghi, permetterebbe ai pentastellati di accordare la fiducia. Si vedrà quanto queste incognite varranno durante il voto, o se un inaspettato colpo di mano possa rovesciare gli scenari che i giornali hanno previsto, tramite indiscrezioni filtrate dalle riunioni interne di partito (tra tutti, le più turbolente sono state, chiaramente, quelle del M5S). La senatrice 5S Giulia Lupo, per fare un esempio del fervore raggiunto in queste assemblee, avrebbe affermato: “rispetto le idee di ciascuno, ognuno fa le sue scelte, ma se lo specchio non può sputarvi, allora è bene che incominci a farlo uno di noi”. La tensione, evidentemente, è tale che una risoluzione univoca non si è ancora raggiunta. Vedremo stamane, parafrasando il leader.

I discorsi del premier in Senato: gli obiettivi e i traguardi dell’esecutivo fino a oggi e la scaletta della giornata più politicamente accesa della stagione

Osservato l’andamento opaco delle tensioni tra e fra i partiti (come lo è restato fin dalla salita al Quirinale del premier con il conseguente annuncio delle dimissioni il 14 luglio a oggi), la giornata ha già una scaletta ben precisa. Alle 9:30 Draghi pronuncerà il suo discorso in Senato, contenente un bilancio sul suo esecutivo e chiedendo la fiducia. Il dibattito seguirà poi per le 11 e durerà cinque ore, consentendo ai partiti e ai gruppi parlamentari di intervenire ampiamente. Alle 16:30 Draghi risponderà agli interventi: questo il momento decisivo della giornata di oggi, da cui si capirà l’esito del governo. Alle 18:30 ci si aspettano le dichiarazioni di voto, che si terrà un’ora dopo.

Al Quirinale è comunque pronto il decreto di scioglimento delle Camere, “arma nucleare” che segnerebbe la fine del governo Draghi e il voto, previsto per il 2 ottobre. Riassumendo ancora gli scenari plausibili di questa giornata: o Draghi rimane al governo dopo il voto di fiducia, o si sciolgono le Camere e si va al voto ad ottobre, o, e l’ipotesi è remota data l’intransigenza del premier di dover rimanere coi 5S al governo, un Draghi-bis con un governo di larghe (larghissime) intese. Unica sicurezza di questi giorni politicamente fervidi è che le pressioni internazionali, le telefonate, gli appelli dei sindaci e delle associazioni, partitiche e non, ci hanno reso un Draghi meno intransigente dell’ultima settimana. Ma vedremo.

Alberto Alessi

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