Politica

Draghi: l’invito dei sindaci, un Governo senza Conte, il fato del M5S

Continuano ormai dal giorno delle dimissioni gli appelli, le telefonate, le petizioni intente a convincere il premier dimissionario Mario Draghi a portare avanti l’esecutivo di governo. Superati i mille sindaci firmatari dell’appello: una proposta che, dalla composizione eterogenea degli amministratori, tanto di sinistra che di destra, è fondamentalmente bipartisan. Si fanno più tiepide le osservazioni dei leader di partito di cdx (escludendo Fratelli d’Italia), che parlano di “escludere altri governi con il M5S, ma attendiamo l’evoluzione della situazione.” La domanda vera di questi giorni, in attesa di mercoledì, quando Draghi conferirà in Parlamento, è: “esiste ancora un margine per la formazione di un governo con l’ex banchiere centrale?

Il Governo di unità nazionale, la “polverizzazione” del M5S; iniziano le 48h fatali di Draghi: gli scenari probabili e improbabili, dalle elezioni anticipate al governo senza M5S

Draghi: l'invito dei sindaci, un Governo senza Conte, il fato del M5S
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il premier dimissionario Mario Draghi

Unilaterale, oltre che europeo, il sostegno ricevuto da Mario Draghi negli ultimi giorni. Palazzo Chigi ha avuto tutti i suoi telefoni occupati con le chiamate di leader dell’Unione e delle loro cancellerie: espressioni di solidarietà e fiducia, come l’ultima arrivata, quella di Mark Rutte, primo ministro olandese. I sei giorni predisposti dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella stanno avendo il risultato che forse lo stesso capo di Stato aveva auspicato: permettere un “cambiamento di prospettiva” al capo di governo, concedergli una riflessione sul da farsi, alla luce anche di quanto sta succedendo all’interno del partito di Giuseppe Conte, occupato in una serie tesissima di assemblee virtuali.

Oggetto di queste assemblee è proprio l’ipotesi di un nuovo governo, di una fiducia da confermare, anziché rifiutare: sarebbero circa una trentina i “falchi” tra i parlamentari 5 Stelle a rifiutare duramente la linea di Conte. Un voto in contrasto col movimento comporterebbe l’ennesima scissione tra i pentastellati, freschi dell’abbandono della sessantina trascinata dal fuoriuscito Luigi di Maio. Questi falchi, che se diventassero esuli del Movimento approderebbero al gruppo misto, non è detto che in queste ore non abbiano avuto contatti con partiti o parlamentari pronti a sostenere con la fiducia Draghi questo mercoledì. Ormai il M5S è alle strette, e difficilmente si troverà nelle prossime 48h una soluzione univoca alla crisi scoppiata per la mancata fiducia sul Dl Aiuti, che, come molti ormai sottolineano, ha trovato nell’ipotesi del termovalorizzatore di Roma la causa scatenante di una crisi e un dissenso latente.

Le opinioni degli alleati, la solidarietà dei sindaci, le vere ipotesi di governo (per tacer di Amato): quello che con tutta probabilità accadrà e quello che possiamo escludere

Oltre mille i sindaci che hanno firmato quello che potremmo definire un “appello alla responsabilità” diretto a Draghi; anche il partito di Matteo Renzi, che dal primo giorno di governo ha sempre sottolineato come Italia Viva l’avesse “voluto da tempo”, ha proposto una petizione, arrivata, stando ai membri, a oltre 80mila firme. Chi sta “uscendo peggio di tutti”, nelle opinioni e nel discorso politico e, ormai possiamo dirlo, elettorale, è Giuseppe Conte. Stando ai leader di Lega e Forza Italia, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi, un governo o un’alleanza con “l’avvocato degli italiani” è improponibile: “Conte ha rotto il patto di fiducia“; operando contro il loro impegno mantenuto “con il consueto senso di responsabilità.”

Stando alle ricostruzioni dei giornali italiani, Draghi sarebbe disposto a ritirare le dimissioni ad una sola condizione: la sottoscrizione e il voto di una mozione unitaria su cui porre la questione di fiducia. In vista di questa ennesima ipotesi, ci si prospetta, nelle ore che ci separano dall’intensa giornata di mercoledì, assemblee corpose all’interno dei partiti, soprattutto quelli (e si guarda al cdx) beneficerebbero di un voto immediato e delle dimissioni di Draghi. Certo è che nell’eventualità di un’uscita del M5S dal governo, questo stesso rimarrebbe nelle mani di due attori politici di difficile interlocuzione, il PD e la Lega. Riproponendo le parole del premier di un discorso dello scorso dicembre, “è il parlamento a decidere la vita del governo.” Parafrasandolo, sarà sempre il Parlamento a decidere, “responsabilmente”, del futuro, almeno quello politico, di Mario Draghi.

Alberto Alessi

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