Motomondiale

Ducati insiste e vuole Valentino Rossi nel 2022

Per tanti addetti ai lavori e per tanti appassionati, l’ultima caduta di Valentino Rossi ad Assen ha definitivamente spazzato via l’enfasi retorica che tendeva a legittimare il proseguimento della carriera dell’asso di Tavullia perché “lui si diverte e finché lui si diverte è giusto che corra”. Vedere dopo un volo spettacolare Valentino in ginocchio a bordo pista impolverato, impotente e ansimante mentre il suo bolide si spezzava sul ghiaione rassicurava tutti per lo scampato pericolo, ma faceva capire che non si può sempre sfidare la sorte. Il che, per molti, significa solo che per il 9 volte campione del mondo pesarese è giunta l’ora dell’annuncio dell’addio, chiudendo a fine stagione la sua straordinaria carriera agonistica. Ma è davvero così? Sarà davvero così?

Assen doveva essere il round della riscossa, la prova della verità per Rossi che sul circuito definito “l’università della moto” dove aveva trionfato ben 10 volte (superato solo dai 15 successi di Angel Nieto nelle 50 e 125 e dalle 14 vittorie di Giacomo Agostini nelle 350 e 500), dove qui quattro anni fa era salito per l’ultima volta sul gradino più alto del podio: insomma, l’occasione da non mancare. Invece no, ancora una caduta. A non capire il perché di tante cadute e il perché di risultati così scarsi (nei primi 9 round 2021 il miglior risultato è stato il 10° posto al Mugello) non c’è solo Rossi ma tutto il Team Petronas e tutta la Yamaha che con le sue M1 (le stesse moto che ha Rossi) è in testa al mondiale con Quartararo dopo aver vinto cinque GP (4 con Fabio e 1 con Viñales).

Di certo il Rossi di oggi non è il “castigamatti” di un decennio fa. Resta il fatto che gli stessi tempi sul giro dimostrano che lo smalto del campione non è evaporato e che a bloccarlo resta una difficile situazione tecnica e di rapporti riguardanti la moto (il modo di metterla a posto) e le persone (sia i tecnici che i responsabili generali Yamaha e Petronas). Da qui l’esigenza di chiudere meglio che si può questa esperienza di Rossi con Yamaha e con Petronas che non credono più in lui.

Ciò deve significare necessariamente l’addio di Rossi alle corse? Stando ai fatti, cioè alla passione, alla volontà e determinazione, ai tempi sul giro di Valentino, no. Cioè, voltando pagina e cambiando gioco e giocatori, Valentino potrebbe puntare a un 2022 di rinascita, chiudendo alla fine del prossimo anno la sua straordinaria carriera con le bandiere al vento e non a testa bassa, come accadrebbe con l’addio alle corse a fine 2021. Come? L’unica alternativa è Ducati, un ritorno in un contesto totalmente diverso da quello di dieci anni fa. Sì, Valentino Rossi nel 2022 pilota VR46 sulla Ducati ufficiale, non in grado di lottare per il decimo titolo ma certamente in grado di battersi per il podio in molte gare e di essere protagonisti assoluti sui giornali e sulle tv di mezzo mondo, che poi è l’obiettivo di chi paga.

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