Si è spento, all’età di ottantaquatro anni, l’ex funzionario della CIA Aldrich Ames. Dal 1994 si trovava in carcere; stava scontando una condanna per aver venduto informazioni all’Unione Sovietica (e poi alla Russia) per svariati anni. Figlio di un analista CIA, entrò a far parte dell’agenzia a ventisei anni, dove fece carriera fino alla nomina, nel 1983, come capo del servizio di controspionaggio della divisione che si occupava proprio della potenza oltreoceano.

Chi era Aldrich Ames

Si trattava di un ruolo di grande prestigio, ma anche di grandi responsabilità e potere: Ames era tra i pochi ad avere accesso ai nomi delle fonti sovietiche che collaboravano di nascosto con gli Stati Uniti. Nel 1985, per ripagare i debiti causati dalle spese di mantenimento della prima moglie, decise di vendere le informazioni private di cui era in possesso. Iniziò scambiando i nomi delle spie statunitensi infiltrate nel KGB (i servizi segreti sovietici) con cinquantamila dollari, e proseguì per nove anni. In quel lasso di tempo compromise più di cento operazioni. Il suo doppio gioco costò la vita ad almeno dieci agenti dell’intelligence.

Nel febbraio del 1994 finì in manette, nell’ambito di un’indagine federale che lo vedeva protagonista. A destare i primi sospetti nei suoi confroni era stato il suo stile di vita troppo opulento e sfarzoso per lo stipendio di un funzionario CIA. Ames scelse di collaborare con le autorità sin dal principio, e venne condannato all’ergastolo. In cambio, ottenne che la seconda moglie, Maria del Rosario Casas Dupuy, scontasse una pena di soli cinque anni, nonostante fosse a conoscenza delle attività del marito.

Federica Checchia