È morto, all’età di 93, anni, Étienne Davignon, l’ex diplomatico belga che a marzo era stato rinviato a giudizio per l’omicidio di Patrice Lumumba, primo capo di governo della Repubblica Democratica del Congo dopo l’indipendenza dal Belgio, nel 1961. Nel 1960, a pochi mesi dalla sua elezione, un colpo di Stato -sostenuto dal governo belga- aveva destituito il primo ministro, tra le figure più significative del movimento anticoloniale africano. Un gruppo di separatisti lo aveva ucciso qualche tempo dopo, sciogliendo il suo corpo nell’acido. L’occultamento del cadavere era avvenuto su ordine del commissario belga Frans Verscheure; ad attuarlo, tra gli altri, il poliziotto Gérard Soete, che aveva poi prelevato dai resti del politico un dente, portandolo via con sé.

Nato nel 1932, Étienne Davignon proveniva da una famiglia nobile, ed era diventato un noto diplomatico. A cavallo tra gli anni Sessanta e Ottanta, era stato il primo presidente dell’Agenzia internazionale per l’energia e, per due volte, commissario europeo. Secondo l’accusa, era a conoscenza del trasferimento di Lumumba in Katanga, una regione secessionista del Congo, partecipando quindi a «crimini di guerra» per il suo coinvolgimento nella «detenzione o trasferimento illecito» del premier, che avrebbe subito «trattamenti umilianti e degradanti». L’uomo, ultimo superstite tra i sospettati, aveva sempre negato ogni responsabilità.

Dopo la morte di Étienne Davignon il processo si fermerà, ma i legali della famiglia Lubumba intenteranno una causa civile

Per molti anni, l’omicidio di Lumumba non era apparso tra le pagine della storia nazionale del Belgio; un’omissione non casuale, naturalmente. Nel 1999, tuttavia, il sociologo belga Ludo De Witte aveva scritto un libro in cui approfondiva la vicenda. La pubblicazione aveva scosso l’opinione pubblica al punto di spingere le autorità a creare una commissione parlamentare d’inchiesta per verificare il ruolo del governo nell’assassinio. La commissione non aveva trovato prove schiaccianti che dimostrassero un coinvolgimento diretto nell’omicidio, ma aveva ritenuto l’esecutivo «moralmente responsabile» dell’accaduto.

L’inchiesta aveva evidenziato come il sovrano belga di allora, re Baldovino, fosse perfettamente a conoscenza dell’esistenza di piani per uccidere Lumumba. Aveva però scelto di non fermarli, scegliendo il silenzio. Il governo belga ha chiesto ufficialmente scusa per la morte del politico nel 2002, quarantuno anni dopo. Ora che Davignon è scomparso, il processo non proseguirà; gli avvocati dalla famiglia di Lumumba, tuttavia, hanno già fatto sapere di voler avviare una causa civile contro lo Stato.

Federica Checchia