È morto all’età di 88 anni l’ex primo ministro francese, Lionel Jospin. Un politico che «attraverso il suo rigore, il suo coraggio e il suo ideale di progresso», così scrive il presidente della Repubblica francese, «incarnava un’alta idea della Repubblica».

L’impatto di Lionel Jospin nella politica francese

La vita politica di Lionel Jospin è stata costellata da eventi che, fino alla fine, gli hanno permesso di mantenere un’alta considerazione pubblica. Tra il 1981 e il 1997 fu segretario del Partito Socialista e successivamente, tra il 1997 e il 2002, divenne primo ministro della Francia. Ricordato in quegli anni per essere stato il primo ministro della terza «coabitazione». Per coabitazione di intende un periodo in cui lui ha governato per la sinistra, mentre all’Eliseo sedeva il conservatore Jacques Chirac.

Oltre a ciò, durante il suo mandato sono nate riforme che definisco ancora oggi la società francese. Tra queste ricordiamo l’introduzione delle 35 ore come orario di lavoro settimanale. Da non dimenticare l’introduzione dei patti civili di solidarietà nel 1999, fondamentale per aprire poi la strada ai diritti delle coppie non sposate e omosessuali (pacte civil de solidarité – PACS). Infine, ma non per importanza, la copertura sanitaria universale (CMU). È grazie a questa riforma se alle cure potevano avervi accesso anche i meno abbienti.

Perché si ritirò dalla politica?

Quanto avvenne nell’aprile del 2002 si rivelò un shock. Dopo essersi candidato per ben due volte alle elezioni presidenziali, non riuscì mai a vincere. Tuttavia, la seconda sconfitta risuonò diversamente. Pur essendo stato tra i favoriti ai sondaggi, venne eliminato dal primo turno da Jean-Marie Le Pen, politico francese di estrema destra. Quella stessa sera Lionel Jospin annunciò il suo ritiro dalla vita politica, addossandosi la piena responsabilità di quella sconfitta. Un uomo che fino alla fine è stato ricordato per il suo rigore morale. Come ha ribadito lo stesso Emmanuel Macron in un post su X, egli è stato in grado di incarnare «un’alta idea della Repubblica».

Stefania Cirillo