Salgono le tensioni tra Pechino e Tokyo (Cina e Giappone) dopo le recenti dichiarazioni della premier giapponese, Sanae Takaichi, considerata un falco, interpretate come un segnale che un attacco militare cinese contro Taiwan potrebbe legittimare una risposta militare da parte di Tokyo. L’isola, di fatto indipendente e che rivendica la sua democrazia, è considerata dalla Cina una “provincia ribelle” da “riunificare” senza escludere l’uso della forza. La prima ministra del Giappone, Takaichi, ha detto che non intende ritirare le proprie dichiarazioni su Taiwan, anche se ha fatto capire che non le ripeterà più in pubblico. Promettere un intervento militare per difendere Taiwan è, in effetti, una dichiarazione molto forte per gli standard dei rapporti tra Giappone e Cina, ed è la prima volta che un leader giapponese fa un’affermazione del genere.

Finora il governo del Giappone aveva sempre mantenuto una voluta indeterminatezza su come avrebbe risposto a una crisi su Taiwan. Nemmeno l’ex primo ministro nazionalista Shinzo Abe, di cui Takaichi è una discepola, ne aveva mai parlato apertamente.

Per la Cina la questione di Taiwan è particolarmente sensibile. L’isola ha 23 milioni di abitanti e si governa autonomamente in maniera democratica, ma il regime cinese la rivendica come propria, e si è detto pronto a conquistarla con la forza. La reazione alle parole di Takaichi è stata, come in altri casi del genere, spropositata.

Venerdì il governo cinese ha sconsigliato ai propri cittadini di andare in Giappone, sostenendo che ci siano «rischi significativi per la sicurezza personale e la vita dei cittadini cinesi in Giappone». Non è chiaro quali siano questi rischi, perché in Giappone non ci sono state proteste o minacce di alcun tipo contro le persone cinesi, ma l’intento del provvedimento è di danneggiare l’industria del turismo giapponese.

Domenica, inoltre, la Cina ha inviato in segno di provocazione alcune navi della propria guardia costiera al largo delle coste di alcune isole controllate dal Giappone ma rivendicate dalla Cina, che si chiamano Senkaku in Giappone e Diaoyu in Cina.

Su Taiwan è continuo il pressing politico e militare della Cina. Il ministero della Difesa di Taipei ha denunciato via X di aver rilevato la presenza intorno all’isola in 24 ore di 30 velivoli militari e sette navi della Marina cinese, più un’altra unità, probabilmente della Guardia Costiera. Il Guardian evidenzia inoltre come carte fornite dal ministero mostrino fino a tre droni in volo tra Taiwan e le isole giapponesi al largo della costa nordorientale.