Classe 1921, Edgar Morin, alla luce dei suoi novantanove anni, ci lascia una eredità epistemologica di enorme portata. Autore del “Metodo“, le sue opere conducono il lettore verso un cammino illuminato e complesso, che grazie ad una scrittura fluida e nutriente riesce senza fatica ad apparire logico. Nell’opera Conoscenza ignoranza mistero Edgar Morin ragiona sulle relazioni che esistono tra questi tre termini e ci conduce alla scoperta di ciò che è destinato a rimanere oscuro.
Andiamo quindi, attraverso quest’opera, a riconoscere l’inconoscibile seguendo il metodo da lui costruito e pedissequamente seguito. Un metodo sistemico, dove ogni variabile inserita causa variazioni al sistema stesso. Spesso olografico, dove ogni parte ha in sé il tutto ed il tutto è spesso il risultato di una riflessione ricorsiva delle parti. Il metodo spiega in effetti il meccanismo profondo, che sta alla base di ogni cosa e che trova nella omologia il centro nevralgico di funzionamento.

Conoscenza
Il problema della conoscenza è in realtà quello dell’investigazione sul rapporto tra conoscenza e realtà. Tale investigazione non può che condurci attraverso una serie continua di ignoti, a cui spesso bisogna imparare a soccombere. Come afferma l’autore, “Tutto ciò che elucida diventa oscuro senza smettere di elucidare”. Questo perché l’ignoto è presente non solo in ciò che conosciamo, ma anche in chi conosce.
Lo stupore ininterrotto conduce all’interrogazione ininterrotta. Cerco e trovo tante e tante spiegazioni, ma queste spiegazioni contengono dell’inesplicabile e suscitano nuove interrogazioni.

Parrebbe dunque che il senso profondo della conoscenza sia la ricerca dello stupore. Ciò è vero in parte, in quanto ciò che veramente interessa all’autore non è la risposta ad un quesito o ad un altro, ma la riunificazione universale di tutte le risposte. È questo che si intende quando si parla di Morin come “pensatore della complessità”. Riconnettere ciò che è stato disgiunto in nome di una semplificazione che, in realtà, si è rivelata mutilante. Così, la via d’uscita che il nostro autore ci porge, è quella di una totale riorganizzazione del nostro sistema mentale; una riforma paradigmatica della nostra organizzazione delle conoscenze, così da “riapprendere ad apprendere”.
Ignoranza
Il metodo vuole insegnare la complessità, non la completezza, perché siamo condannati all’ignoranza. La conoscenza complessa non potrebbe eliminare l’incertezza, l’insufficienza, l’incompiutezza al suo interno. Ma essa ha il merito di riconoscere l’incertezza l’incompiutezza, l’insufficienza delle nostre conoscenze.
Il “so di non sapere” socratico si allarga saturandosi di significati. La compartimentazione delle conoscenze in discipline sempre più specializzate è causa primaria di una auto-chiusura che reprime ogni possibilità di approvvigionamento di informazione o di interrogazione proveniente da un differente ambito conoscitivo. Così, conoscenze che porterebbero ad una logica chiusura del cerchio, si disperdono divenendo nozioni prive del carattere stesso della conoscenza. Così, afferma l’autore, l’ignoranza regna “anche su eruditi ed esperti, ignoranti della loro ignoranza”.

Mistero
Siamo macchine, ma macchine non banali. Macchine non banali: poiché l’imprevisto, l’inatteso, la follia, l’invenzione possono sgorgare da noi.
L’uomo è in se stesso un unico e un molteplice. Unico in quanto individuo con un sé preponderante che lo spinge verso una visione egocentrica della vita costruita all’interno del “proprio mondo”. Molteplice in quanto l’Io è predisposto a sottostare ad un “Noi”, rendendo l’individuo parte di una globalità, di una società, di una famiglia. Queste due forze interne, antagoniste, sono alla base della polarizzazione dell’uomo fra ragione e delirio. La coscienza profonda del meccanismo che spinge l’uomo a vivere “alternativamente il voler vivere e il male di vivere” è la risposta capace a traghettarci verso “l’avvenire dell’umano”.
Laura Piro
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