Nello spazio di LetteralMente Donna una donna eccezionale che ha dedicato la vita per la pace e il disarmo. Il suo nome è Edith Ballantyne e questa è la sua storia.

Edith Ballantyne, la fuga dalla Cecoslovacchia e Women’s International League for Peace and Freedom

LetteralMente Donna è dedicata a Edith Ballantyne, fonte soundcloud.com
Edith Ballantyne, fonte soundcloud.com

Mi alzavo alle 4 del mattino per assicurarmi di aver finito le faccende domestiche e poi prendermi cura dei bambini. Era un lavoro di 12-14 ore al giorno con un pomeriggio libero. E un giorno hanno suonato il campanello e qualcuno della WILPF è apparso e mi ha invitata a un incontro. Si sono assicurati che la mia padrona si sarebbe assicurata che andassi a quell’incontro, le hanno detto che era un suo obbligo. E da quel momento la mia vita è cambiata”. Come si legge in un’intervista pubblicata su Green Agenda, questo è il racconto del primo incontro tra una giovanissima Edith Ballantyne e la Women’s International League for Peace

A quel tempo, il 1941, la Ballantyne era solo una rifugiata cecoslovacca che 3 anni prima aveva abbandonato la sua terra d’origine a causa dell‘occupazione nazista per la quale lei e la sua famiglia avevano perso tutto. La Ballantyne era stata poi accolta in Canada con i suoi familiari dove era stata mandata in una fattoria della British Columbia. Per sfuggire alla povertà si trasferì a Toronto dove cominciò a lavorare come domestica e ci fu l’incontro con la Women’s International League for Peace.

Come è nata la WILPF

La WILPF è un’associazione internazionale, racconta la Ballantyne, nata “dal movimento per il suffragio ed è stata avviata da donne attive nella Suffrage Alliance”. In particolare la storia della WILPF era iniziata con uno storico congresso a Berlino nel 1915, in piena prima guerra mondiale, in cui le donne che vi parteciparono avevano l’obiettivo di protestare contro la guerra e creare un sistema in cui essa non esistesse. Poi, continua la Ballantyne, a Zurigo ci fu una nuova riunione, dove le partecipanti “decisero di fondare un’organizzazione permanente con il nome di Women’s International League for Peace and Freedom e iniziarono a chiarire i loro obiettivi e principi.”

le battaglie della Ballantyne

Alla fine degli anni 40′, dopo essersi sposata, la Ballantyne si trasferì a Ginevra dove il marito lavorava presso l’Organizzazione Internazionale del Lavoro mentre lei era una copy editor presso l’Organizzazione Mondiale della Sanità, dedicandosi anche alla crescita dei figli. Negli anni 60′ Edith Ballantyne si riavvicinò alla Women’s International League for Peace and Freedom diventandone nel giro di un anno segretario generale , carica che manterrà per 25 anni mentre nei successivi 6 divenne presidente. Nei suoi lunghi anni di attività è stata sempre in prima linea per la pace, contro il riarmo e per una società più giusta in cui ci fossero uguaglianza di diritti e di genere.

In particolare fu tra le 10.000 donne che nel 1983, in piena guerra fredda, parteciparono alle riunioni nel quartier generale della Nato per protestare contro il riarmo in Europa. Ricorda Janis Alton, sostenitrice del disarmo in Canada da molto tempo, che durante le riunioni, come riportato da The Globe and Mail, “non sapevano cosa pensare di noi. Si poteva percepire che si chiedevano: ‘Chi sono queste donne, così competenti e interessate alle questioni del disarmo?. Più li sorprendevamo, più diventavamo determinati.”
Due anni dopo, durante la conferenza di Nairobi del 1985, in occasione della fine del decennio delle Nazioni Unite per le donne, fu la principale ideatrice di una tenda per la pace dove si tenevano incontri quotidiani per discutere dell’impatto della guerra su donne e bambini.

Il ricordo di Sylvie Ndongmo

Edith Ballantyne aveva il dono di saper ascoltare con calma anche chi non era d’accordo con lei ed ha ispirato diversi attivisti per la pace. In particolar l’attuale presidente della Women’s International League for Peace and Freedom Sylvie Ndongmo, in occasione della sua morte lo scorso 25 marzio, ha ricordato la Ballantyne, che nel 1995 aveva ricevuto il premio Gandhi per la pace e otto anni più tardi il primo International Peace Woman Award, come riportato da Il paese delle donne, per “la sua acuta intuizione politica, la sua immutabile solidarietà e generosità, la sua profonda gentilezza. La sua incrollabile fiducia nell’umanità e in un mondo migliore è stata davvero fonte di ispirazione per tutte noi”.

Stefano Delle Cave

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