“Edward mani di forbice”: la favola nera di Tim Burton

Tim Burton e Johnny Depp sul set di "Edward mani di forbice" - 1990
Tim Burton e Johnny Depp sul set di “Edward mani di forbice” – 1990

La letteratura d’infanzia non è sempre stata caratterizzata da lieto fine, personaggi fantasiosi e luoghi immaginari ma ha spesso nascosto sotto un velo di maya tematiche quanto mai che attuali come l’amore, l’amicizia, le paure, l’orrore e tutto ciò che caratterizza l’esser umano e non solo. Come le favole nere trasposte dall’eccentrico Tim Burton, genio indiscusso, proponendosi a coloro che guardano alla vita con purezza, all’uomo sognatore e forse un po’ incompleto, sempre alla ricerca di qualcosa o qualcuno che possa riempire la propria vita.

Appassionato di b-movies e dimostrando un precoce talento artistico fin da ragazzino, Burton è diventato noto per i suoi film profondamente caratterizzati da un preciso immaginario dai toni gotici e fiabeschi, che hanno portato al conio dell’aggettivo “burtoniano” per indicare un certo stile estetico e narrativo, cristallizzando nell’immaginario collettivo film del calibro di “Edward mani di forbice“, “Sweeney Todd“, Nightmare Before Christmas”, “La sposa cadavere“, “Beetlejuice – Spiritello porcello” e tanti altri capolavori.

Il capolavoro di Tim Burton, Edward Mani DI Forbice

Ma prendiamo in questione uno dei capolavori per eccellenza di Tim Burton: “Edward Mani di Forbice“, ispirato dalla favola nera tedesca “Der Struwwelpeter” di Heinrich Hoffmann, creatore di racconti che terrorizzavano bambini di ogni età. Una delle storie più note era quella di Konrad, conosciuta in Italia come “Pierino Porcospino“, un bambino che succhiava il pollice. La sua mamma lo avvertì dicendogli che se avesse continuato a farlo un mostro dalle mani di forbice gli avrebbe tranciato il dito. Konrad, disobbedendo, continuò indisturbato; poco dopo giunse il mostro mani di forbice che punì il bambino mozzandogli il piccolo dito. Questa storia non solo era tra le più note del libro, ma è stata anche di ispirazione per la realizzazione del film.

Il film si propone di affrontando una tematica ancora oggi attualissima, quella di una società che discrimina un ragazzino per l’esser “diverso”, una storia che parla delle discriminazioni razziste sicuramente tra le più emblematiche presenti all’interno del testo da cui s’ispira Burton per realizzare il suo Edward. La pellicola è una meravigliosa e poetica favola nera, che ha inaugurato il sodalizio del regista con Johnny Depp, all’epoca 27enne. Film a tratti gotico, considerato da molti il migliore di Burton, con riferimenti a “Frankenstein” di Mary Shelley e al “La bella e la bestia“. La storia d’amicizia e d’amore tra la creatura Edward, ragazzo artificiale con delle forbici al posto delle mani e la giovane Kim (Winona Ryder), racconta perfettamente il finto perbenismo e ipocrisia della borghesia americana. E la dolcezza di Edward, il “diverso”, prima usato e poi respinto dalla società, di cui nessuno riesce a capire l’animo meraviglioso oltre le apparenze.

“Edward mani di forbice”: trama

Il regista è sempre capace con le sue storie di raccontare gli esclusi, gli emarginati, i diversi, trascinandoli in un mondo oscuro, gotico ma non privo di poesia. Edward (uno strepitoso Johnny Depp), creato dalla mente di un scienziato, interpretato da Vincente Price, fa paura perché è diverso dagli altri, è gotico, ha delle lame al posto delle dita e vive da solo lontano dalla gente. Potrebbe far paura ma in realtà l’uomo con le mani di forbice ha un cuore d’oro, si fida e affida agli altri proprio per quella sua ingenuità che lo rende simile ad un bambino un po’ incosciente e privo di malizia. Edward è il celebre protagonista di “Edward mani di forbice” (1990), uno dei film più amati, diventato un cult.

La storia ruota intorno a Edward e alla sua insicurezza che lo spingerà a restare nascosto dal mondo esterno fin quando non sopraggiunge nella sua villa la rappresentante dei cosmetici Avon, Peggy Boggs (Dianne Wiest). Il protagonista sarà spesso vittima innocente di svariate peripezie: dapprima viene accusato da una fanatica religiosa di essere il diavolo, poi ingiustamente arrestato ma la situazione precipita quando Edward graffia accidentalmente Kim (Robert Olivieri) con le sue forbici e poi ferisce lievemente al volto Kevin, fratello di lei, nel tentativo di salvarlo da un incidente stradale.

Edward mani di forbice - una scena del film
Edward mani di forbice – una scena del film

Fiaba poetica sull’amore

La pellicola è una fiaba poetica sull’amore più forte di ogni disgrazia. In primis, riflette il problema dell’emarginato sociale, che tende a estraniarsi o a essere allontanato da un insieme di individui. Se, infatti, da un lato Edward ha il volto sfregiato e delle forbici al posto delle mani, non è affatto cattivo e non rappresenta una minaccia. Piuttosto, è una persona che necessita di amare e essere amata, e che deve imparare a convivere con gli altri nonostante si senta un pesce fuor d’acqua. La creatura del film di Tim Burton deve fare i conti quindi con la cattiveria, la vendetta e l’invidia degli esseri umani, sebbene non abbia le armi giuste per contrastare tutta questa negatività che gli si rovescia addosso; la creatura non è mossa da avidità bensì è il simbolo della purezza e dei sani principi che, nel 1990 come oggi, sono sempre più una rarità.

“Edward mani di forbice” mostra come, talvolta, le proprie diversità possano essere veri punti di forza e di ricchezza, infatti, le mani del giovane protagonista diventano forbici per creare sculture vegetali con i cespugli del vicinato. Inoltre, Edward utilizza le lunghe lame per creare degli strabilianti tagli di capelli alle vicine di casa, facendo pian piano breccia nel cuore di Kim, che, essendo fidanzata con un tipo rozzo e poco delicato, resta estasiata davanti alla dolcezza di quel giovane tanto strano e impacciato.

Un finale per sognatori

Edward non può vivere nel modo straziante per cui sopravvive, dopo essere stato in prigione, essere stato sottoposto ad analisi di vario tipo che sanciscono la sua diversità e la sua anormalità, torna a chiudersi nella sua solitudine proprio perché non è in grado di sopportare ancora tutta quella brutale normalità. Lasciare Kim e i bei momenti passati con lei non è facile però è l’unica scelta possibile; c’è un legame tra loro che non si spezzerà mai, un amore che li terrà insieme in un dolce abbraccio per sempre. Sarà proprio questo legame che si materializzerà nella impalpabile neve che cade ogni anno, nello stesso periodo, neve che fa sentire più vicini gli innamorati e riporta alla memoria gli attimi passati insieme.

La favola dura poco e piccoli incidenti portano presto tutti a ricordarsi quanto il ragazzo non sia umano. L’amore non trionfa questa volta, non c’è un vero e proprio lieto fine, Edward riprende la sua vita, solitaria ma sicura, conservando i ricordi di quei giorni vissuti con Kim. Un film dolcissimo dai i tratti registici commoventi di Burton sin dai primi fotogrammi, una favola triste, malinconica, allo stesso tempo magica e con pochi ma buoni sentimenti. Una tenera fiaba che, con un finale emozionante e commovente, culla tutti coloro che hanno ancora la forza di sognare, quelle anime belle, proprio come Edward, che riescono ancora a far parlare il proprio lato più sensibile e puro.

Giuliana Aglio

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