Cultura

Edward Hopper: giornate afose e “poesie silenziose”

In un articolo del 1927 il critico e storico d’arte Lloyd Goodrich scrive: “È difficile trovare un pittore che nei suoi quadri esprima l’America meglio di Hopper“. Edward Hopper si forma alla New York School of Art, nota anche come Chase School, dove incontra maestri di pittura quali William Merritt Chase e Robert Henri. Edward Hopper è indubbiamente uno dei più celebri artisti del panorama americano del Novecento -ed esponente del realismo americano– e, attraverso immagini di grande impatto emotivo, svela gli Stati Uniti della prima metà del secolo.

Estate, il dipinto di Edward Hopper

Edward Hopper, realismo Estate 
Credits: artsdot.com
Estate, Edward Hopper

L’opera dal titolo Estate, datata 1943, testimonia la ripresa economica e la ripartenza del dopoguerra negli Stati Uniti. Attraverso l’abito leggero e fresco, un poco trasparente, la posa e lo sguardo rivolto verso l’orizzonte, la donna nel dipinto simboleggia proprio il riscatto, la speranza di miglioramento delle condizioni del paese. La figura appare posta all’interno di una cornice, con le linee verticali e oblique che delimitano lo spazio, lasciando però quella sensazione di spazio che si estende anche -e soprattutto- oltre la tela.

L’intera composizione appare piuttosto statica, e l’unica parvenza di movimento è data dalla tenda svolazzante sulla sinistra, che sottolinea la mancanza d’aria nell’ambiente. L’artista ha saputo creare un’opera potente e allusiva, inquietante simbolo della vita contemporanea dell’epoca. Le sue vedute della città, silenziose e solitarie, sono cariche di simboli e suggestioni metafisiche e hanno, come tutti i lavori di Hopper, dei comuni denominatori: il silenzio, l’attesa, l’incomunicabilità, risonanze emotive ed evocative, capaci di fermare il tempo.

Il realismo del pittore americano non è mai una semplice riproduzione della realtà, bensì un modo per dialogare con il fruitore. Le scene ritratte dall’artista fanno scaturire reazioni mai univoche in chi le contempla: al contrario, mettono in moto un processo interattivo in cui l’osservatore è invitato a guardarsi dentro e a soffermarsi su temi e dettagli non considerati prima.

Joelle Cotza

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