Arte e Intrattenimento

Edward Hopper, l’artista che è riuscito a catturare l’isolamento dell’uomo

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Edward Hopper, lo statunitense ritenuto il miglior pittore realista americano del XX secolo, è noto per aver ritratto la malinconia e la solitudine della società del suo tempo focalizzando la sua attenzione soprattutto sui solitari. Mai come in questo periodo di pandemia ed isolamento forzato, possiamo sentire attuali le sue opere. 

Nella luce fredda dei quadri di Hopper, si intravede tutto il male di vivere. Male di vivere che mai come in questo anno e mezzo abbiamo assaporato tutti, certamente con intensità diverse. Nei dipinti di Hopper i protagonisti sono persone che, immerse nella loro solitudine guardano fuori, verso un mondo che pare comunque incerto.

Edward Hopper, vita e formazione artistica

Edward Hopper in una foto d'epoca a Parigi, 1907
Edward Hopper in una foto d’epoca a Parigi, 1907

Nato a Nyack, New York, nel 1882, frequenta la School of Art di New York, per poi partire per un viaggio in Europa con i primi soldi guadagnati grazie al suo lavoro di incisore. Hopper è considerato il massimo esponente del realismo americano. Le sue opere raccontano l’America dell’epoca, non lo fanno attraverso lo sfarzo dei grattacieli o dei monumenti ma ritraendo la vita quotidiana: dai distributori di benzina alle strade silenziose, illuminate da lampioni e luci al neon.

È il 1923 quando conosce l’artista Josephine Nivison che da quel momento in poi sarà la modella per tutti i soggetti femminili da lui ritratti. I due si sposano un anno dopo ma il loro sarà un rapporto burrascoso.  Nel 1924, Hopper ottiene finalmente il meritato successo con una mostra alla Rehn Gallery che mette d’accordo pubblico e critica. Da questo momento al sua carriera è in discesa. Esce lentamente di scena alla fine degli anni Cinquanta, con la nascita dell’espressionismo astratto. Muore nel 1967.

La solitudine dell’isolamento

Edward Hopper, I nottambuli, 1942
Edward Hopper, I nottambuli, 1942

Nella maggioranza dei suoi quadri si nota una ripetizione degli stessi soggetti: scenari urbani desolati, case isolate vicino a una ferrovia o affacciate sul mare, distributori di benzina deserti, scorci notturni di città, interni di alberghi o di bar. Il soggetto preferito da questo grande artista, che trascorre gran parte della sua vita a New York, è la solitudine.

Esseri umani incapaci di comunicare e chiusi dentro grandi spazi vuoti. Consumano il loro pasto in solitudine o rivolgono lo sguardo. Le scene, immobili e realizzate con colori vivaci e brillanti, ma volutamente prive di calore, suscitano una sensazione di inquietudine e di disagio. Ogni relazione umana appare impossibile, sebbene si respiri un’aria di attesa. Hopper sembra proprio che abbia dipinto delle scene tratte da un momento qualsiasi del periodo di lockdown. Attuale la raffigurazione del disagio ed attuale la sensazione di solitudine, piena di incertezza.

Hopper, benzina. 1940_photocredit:dueminutidiarte
Hopper, benzina. 1940_photocredit:dueminutidiarte

“Morning Sun”, Sole di mattina: “Se potessimo esprimerlo a parole, non ci sarebbe motivo per dipingere”

Hopper, Mattina di sole. 1952_photocredit:dueminutidiarte
Hopper, Mattina di sole. 1952_photocredit:dueminutidiarte

Morning sun (Sole di mattina), è un dipinto che Hopper produce nel 1952. La ragazza si trova sul suo letto, dopo essersi svegliata presumibilmente da pochissimo, e scruta quello che si trova fuori nel mondo grazie alla sua finestra. Dalla stessa finestra, entra anche un timido sole che riesce a mescolare colori caldi e freddi. Ben poco riesce a scorgersi fuori dalla finestra se non l’ultimo piano di un edificio. Nessun altro elemento giunge a rendere più dettagliata questa scena.

La solitudine è la vera protagonista dell’intera scena. Attraverso lo sguardo della ragazza, fisso sulla finestra, circondata da un estremo silenzio, si percepisce chiara la malinconia. Anche i colori sono molto chiari e “smorti” a indicare ancora una volta un senso di solitudine. 

La donna, ritratto della moglie Jo, è seduta sul letto ed ha lo sguardo fisso su una finestra spalancata. Ancora una volta uno scambio fitto di rimandi tra interno ed esterno. In un’altra occasione Hopper affermò: “Forse non sono molto umano. Tutto quello che volevo fare era dipingere la luce del sole sul lato di una casa“. In realtà anche in questo dipinto, Hopper ha saputo raccontare con grande abilità l’essere umano in un momento di sospensione dallo spazio e dal tempo, in una dimensione quasi eterna. I suoi dipinti suggeriscono qualcosa della vita interiore dei suoi soggetti e aprono la strada all’Espressionismo astratto.

Ilaria Festa

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