Cultura

Ercole e Lica di Antonio Canova, fuori dai cardini

Per la Rubrica Arte di oggi ci occuperemo de l’Ercole e Lica di Antonio Canova, massimo esponente del Neoclassicismo scultoreo. Proprio oggi ricorre l’anniversario della morte- a Venezia– dello scultore e tentiamo di rendergli omaggio attraverso l’analisi del tuttotondo ciclopico. Ercole e Lica si trova oggi alla Galleria Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea (GNAM) di Roma ed è posto al centro della sala, insieme con diverse opere con cui, inevitabilmente, dialoga armonicamente.

Ercole e Lica, la leggenda e il contemporaneo

Ercole e Lica - Canova Credits: Internazionale.it
Ercole e Lica, Galleria Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea di Roma

Il gruppo scultoreo di Antonio Canova, realizzato tra il 1795 e il 1815, rappresenta una vicenda tratta dai poeti antichi. La leggenda narra di Ercole che, sconvolto dal dolore procuratogli dalla tunica intrisa dal sangue avvelenato del centauro Nesso, scagliò in aria il giovane Lica, che gliel’aveva consegnata per volere di Deianira. La composizione in marmo, che segue un preciso rigore geometrico, cattura l’eroe nel momento della massima tensione muscolare, intento a scagliare il servo nel mare. Quest’ultimo, dall’espressione terrorizzata, tenta invano di aggrapparsi agli elementi a lui più vicini per sostenersi: l’altare e la pelle di leone. L’esagerata torsione dei due corpi sprigiona una certa quantità di energia rendendola quasi tangibile.

La scelta allestitiva: Time is out of joint

Un elemento nuovo che contraddistingue l’ambiente in cui si trova la scultura di Canova è indubbiamente la scelta allestitiva. Nel 2016, infatti, la direzione della Galleria Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea di Roma fa una scelta audace e senza precedenti in Italia. Time is out of joint è il titolo del nuovo allestimento permanente della galleria e segna un punto di non ritorno. Questo rappresenta la volontà di abbattere la concezione tradizionale museale, il cui imperativo era seguire un tempo lineare, all’interno del quale le opere tutte si susseguivano in ordine cronologico.

Questa decisione coraggiosa-contestata e criticata dai più- consente una vera e propria apertura, fornendo alle singole opere la possibilità di dialogare, in chiave contemporanea, tra loro. E così il capolavoro moderno di Canova conosce l’arte povera di Giuseppe Penone, segue il ritmo di Mondrian. Allo stesso modo il mito cui si è ispirato lo scultore trova una connessione con i 32 mq di mare circa di Pino Pascali; l’immagine di Lica sembra riflettersi proprio in queste vasche d’acqua.

Da ricordare che, ad esempio, nel 2000 un intervento simile è stato adoperato dal MoMA di New York. È il caso del ciclo di esposizioni denominate “Modern Stars”, “Making choices” e “Open Ends”, ciascuna delle quali indagava su determinati e delimitati periodi. Indubbiamente, la capacità di essere laici in questo senso della popolazione statunitense consente una libertà maggiore e una comprensione immediata, mentre il rapporto viscerale che l’Europa ha con la propria storia non consente quella stessa immediatezza. Che venga apprezzato o meno, il nuovo allestimento della Galleria Nazionale segna un punto di rottura e un’audace dichiarazione nei confronti dell’istituzione museale.

Joelle Cotza

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