Esclusiva MMI|parla Enrica Onorati, Assessore Regione Lazio: “Fenomeno Salvini Sembra racchiudere onnipotenza del singolo proiettato a comandare popolo”

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Di Redazione Metropolitan

Enrica Onorati è una giovane donna di 33 anni con una grande carica sulle spalle: pochi mesi fa (a marzo 2018) è stata nominata Assessore all’Agricoltura, Promozione della Filiera e della Cultura del Cibo, Ambiente e Risorse Naturali della Regione Lazio dal Governatore della Regione, Nicola Zingaretti. Enrica è nata a Priverno, in provincia di Latina, nel 1985, laureata in Scienze Politiche ed è consigliere alle Attività produttive, Agricoltura e Sviluppo del territorio del Comune del suo paese di origine nella giunta guidata dal sindaco Anna Maria Bilancia. Una carriera lampo che di sicuro, data la sua determinazione, non si fermerà qui.

In occasione delle Elezioni Europee, concluse con la vittoria della Lega che ha conquistato il 34,30% delle preferenze degli italiani; con il crollo del Movimento 5 Stelle che si è assestato al 17% e il secondo posto Secondo posto conquistato dal Partito Democratico, con il 22,73% dei voti, abbiamo fatto qualche domande ad Enrica sugli esiti, andamenti, curiosità e su quello che sarà dell’ Europa e dell’Italia sulla base di questi risultati.

Il Pd ha ottenuto il 22,73 % delle preferenze dalle urne delle elezioni europee: un risultato, dunque, che si dimostra in crescita rispetto all’ultima disastrosa tornata elettorale, tanto che il Pd è diventato il secondo partito italiano, dopo la Lega di Salvini e il primo partito all’estero. Sei soddisfatta dei risultati raggiunti dal tuo partito o c’è comunque dell’amaro in bocca volgendo lo sguardo e facendo i conti con i numeri (palesemente alti) raggiunti dalla Lega?

“Mettendo da parte il dato che imperversa a favore della Lega di Salvini, dall’arrivo di Zingaretti (meno di tre mesi fa) siamo risaliti abbastanza. Un punto a favore è stato anche il fattore “Lista Unitaria”, che nella gestione passata aveva lasciato molti scontenti e causato molte divisioni. La lista unitaria non è stata solamente apparenza per Zingaretti. Lui l’ha voluta fortemente. Ricordo benissimo quei giorni concitati per il segretario, in cui doveva chiudere non perdendo nessuna compagine presente nel partito, in più l’assist gli è venuto anche da Calenda che ha rinforzato con Siamo Europei, la presenza. Ci siamo persi qualcosa con l’uscita di scena della Bonino, ma alla fine il PD ha catalizzato un grande fetta del Centro Sinistra, visti anche i risultati delle altre compagini di sinistra e di Più Europa che non sono riusciti nell’opere in cui siamo riusciti noi. La strada sicuramente è ancora in salita! Perché il percorso unitario non si esautora con la lista unitaria delle europee”.

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Attualmente cosa differenzia la “Sinistra” dalla “Destra”?

“C’è un polo di Destra molto estremo, al contrario, invece, c’è un centro Sinistra molto eterogeneo che nel Partito Democratico ha visto una risposta. Su questo sistema bipolare dobbiamo cercare di rafforzare proposte e contenuti”.

Cosa pensi della vittoria di Salvini, cosa è stato determinante per i risultati finali?

“Il tema della leadership appartiene da sempre alla cultura italiana, ma l’uomo solo al comando a me, per natura, non piace molto. Il fenomeno Salvini non fa principalmente leva su opinioni, liste, componenti, e candidati, ma piuttosto sul malessere attuale di gran parte degli italiani. Probabilmente Salvini cattura dal punto di vista comunicativo, nei modi, e cattura soprattutto il suo “mettersi contro tutto e tutti”. Sembra racchiudere l’onnipotenza del singolo proiettato a comandare e gestire il popolo. Il programma del PD e del PSE erano convincenti per quanto riguarda molti temi. Chiaro dal punto di vista comunicativo. Però comprendo forse che la fase storica e sociale in cui viviamo non presuppone argomentare. Anzi, con questo sistema di “selfie” e “hashtag”, diventa molto difficile fare comunicazione di contenuto politico”.

Mentre è evidente il crollo del Movimento 5 Stelle.

“Ciò che è emerso e che è evidente in queste elezioni è la netta decisione, da parte degli elettori, di manifestare la propria delusione verso il Movimento 5 Stelle, la cui discesa libera credo sia stato uno dei fenomeni politici più rapida negli ultimi tempi. Il voto ai 5 Stelle è stato fin dall’inizio un “voto di protesta” verso compagini di destra e sinistra. Nel non vedere un’identità del partito (ma solo un trasformismo costante e continuo) l’elettore ha votato altro“.

Parlando di programmi politici, nel vostro c’era il tema della Differenza di Genere?

“Sul nostro programma c’è il tema del Salario minimo europeo, dello statuto dei lavoratori, anche del Gap di genere all’interno dell’Unione Europea. E quindi l’intento è di fare una serie di politiche che possano ridurre questa differenza di genere, che ovviamente c’è all’interno delle imprese private e anche nella rappresentatività politica. E parlando in primis di quest’ultimo fattore il Partito Democratico ha una composizione di liste in cui si alternano sia donne che e uomini. Nelle differenze e nel contesto comunitario, abbiamo dei tessuti sociali espulsi (e ciò prevale molto nell’Europa dell’Est in cui andrebbe rivisto un po’ il tutto). Certamente essere cittadini europei ci avvantaggia sulle politiche di genere perché quello che non è scontato in Italia, lo diventa in Europa. Viaggiando vediamo modelli diversi di rappresentatività politica, industriale e sociale. Un buon esempio dal quale dovremmo prendere spunto, su questo tema, è il Nord Europa.

Parlando invece dell’Istruzione Scolastica?

“In tema di istruzione, è importante garantire il Diritto allo studio, e fondamentale è senza alcun dubbio il tema dell’abbandono scolastico, un fenomeno che, specie nelle zone rurali e periferiche del nostro paese, è fortemente presente. Sembrava un qualcosa di superato, ma in realtà non è così“. Spesso l’abbandono dipende molto dalle fasce e contesti sociali e dalla facoltà economica. Lì bisogna intervenire e trovare un modello che Gratuitamente (e non in maniera co-partecipata), spinga il ragazzo o la ragazza a non abbandonare gli studi. Questo tema sarà presente all’interno del programma elettorale del PD: lo scopo è permettere anche alle fasce meno abbienti una gratuità piena e totale del percorso di studi per tutti quei ragazzi con difficoltà economiche, perché la cultura è alla base di un percorso di cittadinanza attiva all’interno dell’Unione Europea.

Martina Onorati