Il 10 maggio è una giornata particolare per il cinema italiano perché 89 anni fa vi nasceva uno dei suoi più grandi registi. Stiamo parlando di Ettore Scola, uno dei grandi del cinema italiano, detentore di ben 8 David di Donatello a cui si aggiungono 4 nomination ai premi Oscar per il miglior film straniero. Scola se ne andato il 19 gennaio del 2016 ma i suoi film restano immortali.
Ettore Scola, dalla sceneggiatura al trionfo della regia
La creatività di Ettore Scola si manifesta sin dalla giovinezza con la grande esperienza al Marco Aurelio dove incontrerà il suo grande amico Federico Fellini. In questa rivista umoristica Scola acquisirà quella espressività e quello humor che saranno fondamentali per la sua tecnica cinematografica. Il nostro regista inoltre si immerse immediatamente nella commedia all’italiana a lui cara, realizzando la sceneggiatura di tre cult del genere come “Un americano a Roma”, “Il conte Max” e “Il sorpasso”. Il decennio che lo consacrerà al mondo del cinema come regista saranno gli anni 70’, dove ci regalerà tre grandi pilastri del cinema italiano come “C’eravamo tanto amati”, “Brutti sporchi e cattivi” e “Una giornata particolare”. Si tratta di lungometraggi che coinvolgono i più grandi attori dell’epoca come Vittorio Gassman, Nino Manfredi e Marcello Mastroianni. Attraverso questi film Ettore Scola ci regala un viaggio nella storia del nostro paese raccontando un’umanità poetica, passionale e allo stesso tempo grottesca.
L’ultimo Ettore Scola
Anche dopo gli anni 70’ il cinema di Ettore Scola non ha smesso di stupire e di far riflettere. Basta citare il film “Che ora è” dove Marcello Mastroianni recita accanto a quello che all’epoca aveva appena fatto conoscere il suo grande talento espressivo. Stiamo parlando di Massimo Troisi che sarà insieme a Scola anche nel successivo film omaggio alla commedia dell’arte “Il viaggio di capitan Fracassa”. L’ultimo film di questo grande regista è un documentario dal titolo “Che strano chiamarsi Federico” sul grande amico Fellini che aveva conosciuto nella redazione del Marco Aurelio, ricostruita per l’occasione.





