Cultura

Eugène Ionesco: il barrito dell’assurdo

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La commedia di Eugène Ionesco si addentra nelle cavità più profonde dell’esistenza umana svelandone un’essenza così esposta da risultare invisibile. Nel ritorno alla pantomima e al puro gesto, partecipa all’elaborazione di un Teatro dell’Assurdo da lui declinato in maniera tanto peculiare quanto viscerale.

Un rumore, un barrito.

Un’eco tonante.

Si fanno inquieti i timpani, si abbandonano allo sconcerto.

Quel suono non ha senso.

Ionesco ne fa stratagemma, tramuta in evidenza il magma del fonema, fa dell’urto, del suono, un indiscusso messaggio.

Dirottati nel primo atto di “Il Rinoceronte” -sua celebre opera- assistiamo al rovesciamento del contesto, al ribaltarsi delle circostanze, alla sospensione degli animi; introdotti alla rassicurante visione di interni borghesi e catapultati dall’evidenza plastica del simbolo.

Eugène Ionesco: il barrito dell'assurdo
http://offskies.blogspot.com/2015/10/umanita.html
(PHOTO CREDITS: ANSA.IT)

L’opera, presentata per la prima volta al Teatro dell’Odeon di Parigi nel 1959, si presenta come ingranaggio dello sconcerto, barbarica alternanza di elementi dissonanti, strappo spietato.

Il paradosso è violento. Nasce dalla collisione, dalla percezione di un contrario tanto balzano quando impregnato di tagliente evidenza. Dapprima avvertito, si pone all’origine di un rutilante processo di smascheramento, foce di scandalo, soglia di universi paralleli eppure drasticamente reali.

Il suo effetto è fantomatico, il suo tramite l’esacerbato quanto necessario funambolismo espressivo, la deformazione spietata che, alla pari di un magma, si impossessa delle forme, del linguaggio, del senso.

Dunque chi è Berenger?

Forse nemmeno suo padre, acrobata dell’assurdo, intarsiatore di subalterne circostanze, riuscirebbe a delinearne la completa essenza.

Eugène Ionesco: il barrito dell'assurdo
https://www.npg.org.uk/collections/search/portrait/mw112808/Eugne-Ionesco ( PHOTO CREDITS: ANSA.IT)

Personaggio trasversale a ben tre opere del maestro rumeno, assistiamo al dispiegarsi del suo dinamismo, al suo districarsi fra le pieghe feroci del burlesco, del vibratile.

Tre commedie; la sua sagoma le percorre nell’affanno di una ricerca ai limiti del verosimile.

Se in “Tuer sans gages” (1958) appare soggetto di favola tragica, divulgatore tenace di verità non riconosciute; Rhinoceros”(1962)  lo trova in preda al tumulto solitario, intento a trattenere brandelli d’essenza dinanzi alla progressiva, terrificante animalizzazione di massa.

Emblema dell’uomo in lotta contro la rutilante perfidia dell’esistenza, lancerà l’ultimo grido di protesta verso un’assuefazione che dilaga, dirotta, avvolge.

Nuovamente in Le roi se meurt (1962)  tornerà alla vita sotto le spoglie di un re atrocemente coinvolto nella personale battaglia fra indagine e disperazione, corpo dilaniato, corpo che resiste, corpo dilaniato dal rauco logorio dell’assurdo.

Eugène Ionesco: il barrito dell'assurdo
http://www.regarts.org/Theatre/le-roi-se-meurt-th-de-paris.htm ( PHOTO CREDITS: ANSA.IT)

Questo come l’uomo è un teatro che lotta, che esplora, che si districa dall’artificio, dal grossolano, che si libera dalla pretesa di un senso che possa contenerlo.

Disgrega, frammenta, riduce se stesso a brandello, nel tentativo disperato di riappropriarsi del suo slancio primario, d aprire la crepa che possa “spezzare la crosta dell’imborghesimento”.

Dirottando lo sguardo al mistero viscerale dell’esistenza, spingendosi fino ai pendii più alieni dello sconcerto Ionesco ci restituisce la fosforescenza di taciute evidenze.

Ciò che è insito, ciò che si trasforma, ciò che si presta ad irrefrenabile metamorfosi non necessariamente si aggrappa ad un senso.

L’uomo è chi insorge. L’uomo è chi grida. Chi sbarra gli occhi al tintinnio della massificazione.

Giorgia Leuratti

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