Il comunicato della Corte costituzionale del 15 gennaio che ha ritenuto inammissibile il quesito referendario sull’eutanasia ha spiazzato l’opinione pubblica. I mesi di mobilitazione cittadina che hanno portato alla raccolta di oltre un milione di firme per la legalizzazione dell’eutanasia, sono stati cancellati in una riunione della Consulta durata solo poche ore.
Colpevoli di essere malati: l’appello della madre di due ragazzi affetti da SLA
Arrivano come un fulmine a ciel sereno le parole di Sabrina Bassi, mamma di due ragazzi affetti da SLA. “Chi ha preso questa decisione non deve avere idea di che cosa sia la sofferenza”, dice la donna in un’intervista per il Corriere della Sera. I suoi figli, infatti, soffrono sin da piccoli di Sclerosi Laterale Amiotrofica, una malattia neurodegenerativa che porta alla paralisi dei muscoli. La testimonianza di questa famiglia fa da eco alla storia di tutti quei cittadini italiani impossibilitati a vivere per il troppo dolore, fisico e psicologico. La decisione della Consulta segna senz’altro il passaggio della vita da diritto a dovere. Impossibile morire con dignità è il diktat.
Sono molteplici le cause del rifiuto del quesito referendario sull’eutanasia. Viene identificata tra i protagonisti di questa decisione la Chiesa, che si è sempre espressa in modo dogmatico su questo tema. Il focus di tale istituzione si è sempre concentrato sulla sacralità della vita per questo non ha mai concepito lecito e morale il suicidio. Ma siamo sicuri che l’eutanasia riguardi il suicidio? L’impegno che più di un milione di cittadini hanno mostrato nel chiedere il diritto di poter decidere sulla propria vita non c’entra nulla con l’atto di darsi la morte in modo violento. Si tratta invece di una misura con la quale si cerca di andarsene nel modo più leggero possibile, dopo una vita di sofferenze.
È impossibile che un Parlamento che non sa mettersi d’accordo sul Presidente della Repubblica possa accordarsi sull’eutanasia
Nella complessità di questo caso, è superficiale – se non inutile – dare la colpa alla Consulta. Infatti, la Corte costituzionale ha solo rigettato una richiesta referendaria, la palla dovrebbe quindi passare al Parlamento. È compito di tale organo rispondere alle richieste dei cittadini, presentando una proposta di legge su tale argomento. Ma il Parlamento pare essere per l’appunto in uno stato di incoscienza totale, e è difficile pensare che gli stessi incapaci di accordarsi per l’elezione di un Presidente della Repubblica siano in grado di legiferare su un argomento così delicato.
Intanto Marco Cappato, tra i maggiori promotori del movimento per l’eutanasia legale, rilascia delle dichiarazioni in cui afferma che l’unica soluzione rimasta è la strada della disobbedienza civile. Quarant’anni di battaglie completamente ignorati. La democrazia ne esce ancora una volta sconfitta.
Michela Foglia
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