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Gennaio 25, 2021, lunedì

F1, GP Bahrain: diritti umani ancora al centro

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La stagione di F1 sta ormai arrivano alle battute finali in questo strano 2020; team e piloti affronteranno infatti le ultime tre gare in Paesi che, sia in passato che al giorno d’oggi, hanno sempre fatto discutere. In particolare, sotto la lente di ingrandimento c’è ancora il GP del Bahrain che sarà protagonista per le prossime due settimane e che riporta l’attenzione su un argomento delicato e sempre attuale, quello inerente ai diritti umani.

GP Bahrain: F1 e diritti umani

La Formula 1 vola in Bahrain, uno stato spesso criticato, politicamente parlando, soprattutto quando l’argomento in questione riguarda i diritti umani. Nelle scorse settimane ha fatto scalpore la decisione da parte della F1 di andare in Arabia Saudita per disputare una delle ultime gare nel 2021; a portare avanti lo stupore c’era anche Lewis Hamilton che poi si è ricreduto destando un po’ di confusione, viste le battaglie che il sette volte iridato sostiene. Ovviamente la F1 non è una manifestazione politica, ma come ogni sport ha l’obiettivo di divertire ed unire culture e mondi diversi; anche per questo motivo la campagna sposata dal Circus quest’anno ha avuto come slogan #WeRaceAsOne.

Un Paese come il Bahrain non gode sicuramente di una buona fama, soprattutto su questioni come diritti umani e libertà individuale; da anni ormai alcuni gruppi che sostengono e promuovono le proteste per queste mancanze, scrivono di come la F1, per quanto estranea alle vicende politiche interne, aiuti il governo a mascherare determinate azioni. Come riportato dal The Guardian, alcuni membri del BIRD, Bahrain Institute for Right Democracy, hanno scritto a Chase Carey invitandolo a spostare lo sguardo su quello che davvero accade in occasione dei GP.

GP Bahrain 2011: un salto indietro

Facendo un salto a 9 anni fa si arriva al 2011, un anno complicato dal punto di vista delle proteste. La situazione ai tempi era talmente grave che in Bahrain il Gran Premio fu addirittura annullato; la decisione fu presa soprattutto perché non si poteva garantire la sicurezza all’interno dell’evento. Quel periodo passò alla storia come “Primavera Araba”; un momento in cui la situazione umana era diventata così insostenibile da far ribellare quella stessa gente, ormai stanca di subire. Durante quella rivolta contro il regime furono tante le persone uccise, maltrattate e abusate; ancora adesso alcune di esse potrebbero trovarsi in prigione, magari quella di Jau, molto vicina al circuito del Sakhir, palcoscenico della F1.

Gli attivisti che lottano per il rispetto dei diritti umani sostengono che la F1 sia una specie di maschera; una sorta di grande telo che per una settimana cala sul Paese nascondendo e mettendo in secondo piano quello che in realtà accade. Il ragionamento a cui spesso si torna purtroppo è sempre lo stesso: comandano i soldi. L’idea di F1 come business e come spettacolo forse fa talmente parte della normalità che purtroppo tutto ciò che è esterno viene trascurato. Forse perché conviene o forse perché semplicemente l’interesse è diverso.

gp bahrain diritti umani
GP del Bahrain – Photo Credit: F1 Official Twitter Account

La F1 può far cambiare?

La Formula 1 è sicuramente un mondo di nicchia, potente a modo suo; non ha il dovere di cambiare le cose, ma forse ha la forza per spostare l’attenzione su un qualcosa di diverso. Per una cosa bella, come un GP di F1 in un Paese tipo il Bahrain, purtroppo ne esiste sempre una brutta; pro e contro, le due facce della stessa medaglia che inevitabilmente esistono insieme.

Nessuna delle due deve però essere trascurata; se da una parte 20 monoposto danno spettacolo, dall’altra una persona potrebbe essere annullata. Per una parola sbagliata, un’idea diversa, una condizione di vita giudicata non corretta da parte di quelle stesse persone che investono tanto in eventi coma la F1. E questo è un aspetto che un mondo come la Formula 1 non può e non deve mettere da parte.

“Andiamo in tutti questi Paesi e, nonostante la Formula 1 sia un grande evento, non si riesce a lasciare un effetto tanto positivo da durare a lungo. La domanda è: possiamo attirare su determinate questioni e spingere per il cambiamento?” – Lewis Hamilton

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Chiara Zambelli

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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