“Fame d’aria”, il nuovo libro di Daniele Mencarelli, uscito il 17 Gennaio di quest’anno, racconta in 180 pagine quanto possa essere difficile essere un genitore di un figlio con disabilità. Una storia di grande dolore e sofferenza, a tratti talmente “crudo” che ti lascia interdetto. Lo abbiamo letto per voi ed ecco la nostra recensione.
“Fame d’aria”, la solitudine della disabilità
“Fame d’aria”. Non ci poteva essere titolo più appropriato di questo. La storia che ci racconta Mencarelli, nel suo nuovo libro, è la storia di un padre e di un figlio. Un viaggio fisico ma anche psicologico. I due sono in viaggio verso la Puglia. Terra in cui Pietro Borzacchi ha conosciuto il suo grande amore, per festeggiare, apparentemente, il loro anniversario di nozze. Si incontreranno direttamente lì e Pietro intraprende questo viaggio in macchina con il figlio disabile Jacopo. D’un tratto la frizione della sua vecchia Golf lo abbandona in mezzo al nulla, di venerdì pomeriggio. Per fortuna padre e figlio incontrano Oliviero, un meccanico alla guida del suo carro attrezzi che accetta di scortarli fino al paese più vicino, Sant’Anna del Sannio. In attesa che Oliviero ripari l’auto, padre e figlio trovano ospitalità da Agata, proprietaria di un bar che una volta era anche pensione. Qui i due incontreranno anche Gaia che in qualche modo aiuterà Pietro a rimettersi in discussione. Da qui inizia il weekend e la storia prende corpo.
Il racconto si sviluppa nei tre giorni del fine settimana in cui padre e figlio sono costretti ad interrompere il loro viaggio. La narrazione è fatta da Pietro in prima persona che non risparmia assolutamente nessun particolare sulla condizione del figlio: “Autistico a basso funzionamento. Bassissimo. Significa che non parla, non sa fare nulla, si piscia e caca addosso“. Così risponde a chiunque gli chieda di Jacopo. Senza mezzi termini, come un automa. Lo fa per mettere subito a tacere le eventuali altre domande e proteggersi così da una sfilza di inevitabili interrogativi.
“È slanciato, e bello, Jacopo è bello, di una bellezza che può ingannare per qualche istante, poi, anche mentre cammina, non si può non notare il leggero dondolamento, l’andatura da sonnambulo aggrappato al braccio del padre, e la mano sinistra, le dita della mano sinistra, che non smettono mai di passare e ripassare sulla coscia. Una carezza senza significato. Un gesto meccanico. Una stereotipia. Così dissero a Pietro e Bianca i dottori, oramai tanti anni fa.“
Pietro, un viaggio verso “la salvezza”
Pietro, un uomo apparentemente così tranquillo, ci racconta i suoi pensieri e sentimenti in un modo così crudo e sincero che a volte si fa fatica ad empatizzare con lui. Così crudo, anche quando si rivolge a Jacopo, che quasi si può pensare non provi nessun tipo di affetto per lui. La cosa interessante del romanzo è proprio il modo in cui Pietro racconta e vive la disabilità del figlio. Non ci sono “romanticismi”, nessuna idealizzazione o ipocrisia. Tutto è incredibilmente vero e quindi complicato e difficile. A volte sembra che Pietro odi il figlio, ma in realtà è la stanchezza e la frustrazione a parlare per lui. Vivere la disabilità di un figlio, quel tipo così importante di disabilità, non può che essere una condizione difficilissima da affrontare. Ed è per questo che Pietro è stanco ed arrabbiato con il mondo. Si sente solo, ed è solo. Si sente abbandonato dai famigliari e dalle istituzioni. Ed è questa solitudine che lo ha fatto “incattivire”.
“I genitori dei figli sani non sanno niente, non sanno che la normalità è una lotteria, e la malattia di un figlio, tanto più se hai un solo reddito, diventa una maledizione.”
“Fame d’aria”: dolore e amore insieme
L’autore di “Tutto chiede Salvezza”, riesce nuovamente a dar voce a persone poco comprese e considerate. Lo fa in modo semplice e schietto. Ed è proprio questa schiettezza a rendere scorrevole la lettura. Una lettura piacevole ma allo stesso tempo difficile. Leggendo si deve fare necessariamente i conti con una realtà che è tutt’altro che piacevole e che a volte ti lascia con l’amaro in bocca. Una realtà che se non vissuta personalmente si può anche far fatica a capire a pieno. Daniele Mencarelli, però, è bravissimo in questo. La realtà che vive Pietro ti arriva come uno schiaffone netto ed è comprensibilissima anche se non hai mai vissuto personalmente una cosa del genere. “Fame d’aria” racconta così la paternità più dura, quella che ha che fare con l’incomunicabilità e con la disabilità. Il grido di un uomo lasciato solo con un dolore che nel corso degli anni ha divorato tutto, anche sé stesso.
“Fame d’aria prosegue il corpo a corpo con la realtà che ho iniziato dalla prima volta che ho poggiato la penna su un foglio. Un corpo a corpo che nessuno può vincere, perché nessuno scrive meglio della realtà, nessuno offre con la stessa nuda violenza la bellezza e il dolore, l’amore e la morte.“
Daniele Mencarelli
Ilaria Festa
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