Il presidente Trump ha telefonato al presidente della FIFA, Gianni Infantino, in merito al controverso cartellino rosso inflitto all’attaccante statunitense Folarin Balogun e alla conseguente squalifica, prima che l’organo di governo del calcio revocasse il provvedimento. «Sì l’ho fatto. Non era un fallo, erano due atleti che si sono scontrati. L’arbitro è un po’ sospetto, se guardiamo al suo passato. Ha preso una decisione alla quale nessuno poteva credere. Sono una persona a cui piace lo sport e quello non era un fallo. Ho chiesto una revisione a un uomo che è molto rispettato. Non gli ho detto cosa fare, non è stato lui a prendere la decisione. E’ stato un comitato a farlo. E’ stata una decisione brillante. Se Folarin Balogun fosse rimasto “fuori” dalla partita di stasera contro il Belgio, il match sarebbe stato truccato, come le elezioni» ha detto Trump.
Cosa è successo tra Trump e la Fifa
L’ottavo di finale tra Stati Uniti e Belgio, in programma a Seattle (alle 2 italiane), è diventato un caso politico a livello mondiale. La Fifa ha infatti preso una decisione destinata a far discutere: la squalifica di una giornata inflitta a Folarin Balogun è stata sospesa con la condizionale per un anno, consentendo all’attaccante statunitense di essere regolarmente a disposizione del commissario tecnico Mauricio Pochettino. Una scelta senza precedenti nella storia recente della Coppa del Mondo e che ha immediatamente provocato reazioni opposte sulle due sponde dell’Atlantico: entusiasmo negli Stati Uniti, indignazione in Europa.
“La Fifa “ha passato una linea rossa” sospendendo il cartellino rosso per lo statunitense Falorin Balogun durante i Mondiali del 2026. Lo ha affermato in una nota la Uefa, denunciando una decisione “senza precedenti, incomprensibile e ingiustificabile”. “Il calcio, come qualsiasi altro sport, si basa su regole, che sono il fondamento di una competizione equa, onesta e trasparente. A volte, le regole sono soggette a interpretazione. In questo caso, non è così”, ha continuato l’organo di governo europeo in una dichiarazione di insolita severità. “Quando la certezza delle regole non è più garantita dai suoi custodi, l’integrità del gioco è in pericolo e la credibilità di una competizione viene minata”, ha concluso la Uefa.
Anche il Belgio, prossimo avversario degli Stati Uniti, ha reagito tramite il vice primo ministro e ministro degli Esteri Maxime Prévot:
“Se davvero una telefonata avesse portato a questa decisione incomprensibile, ciò equivarrebbe a minare le regole più elementari del calcio e dello sport”. Inoltre, ha aggiunto: “In qualità di ex arbitro di calcio, mi sono sempre impegnato a far rispettare le regole e a garantire decisioni eque. Questa decisione solleva chiaramente molti interrogativi”.
Infine, il presidente della FIGC Giovanni Malagò ha definito il caso in termini molto critici:
“Strana storia, mi è sembrata un’assurdità. Ho guardato questo articolo 27 di cui si parla, che non è replicabile, menomale, nei campionati nazionali altrimenti sarebbe l’Armageddon. È inutile che ce lo raccontiamo, è una decisione che ha un evidente sapore politico”. “È un precedente pericolosissimo, spero se ne rendano conto. – ha concluso – Io sono un fautore di questo Mondiale con stadi pieni e tanto entusiasmo, ma quando vedi una decisione così perde la meritocrazia che è alla base del calcio”.





