Famiglia: una parola stretta tra ideologia e politica

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Di Giorgia Bonamoneta

Il concetto di famiglia che viene rivendicato dai conservatori e tradizionalisti è quello di unione eterosessuale che genera figli. Una visione limitata e anacronistica per diversi aspetti. 

Fece discutere, nel 2019, la risposta di Giorgia Meloni intervistata al programma Otto e mezzo.
Lilli Gruber domandò: “Meloni, quale è la sua idea di famiglia tradizionale visto che lei vive more uxorio con il suo compagno, ha fatto una figlia non si è spostata…”. In quell’occasione Meloni invitò la conduttrice a farsi i fatti propri.

La fluidità del termine “famiglia”

Possiamo essere d’accordo con Giorgia Meloni, perché sì la famiglia non è un fatto che deve coinvolgere la politica. La famiglia come struttura fluida non è un concetto nuovo, e assume oggi svariate forme.
La famiglia “tradizionale” invece è composta da padre, madre e uno o due figli, dato che è anche l’artefice del tanto discusso calo demografico.

Le definizioni più moderne di famiglia, in campo sociologico, riconosce nelle dinamiche interne a una famiglia un modello simile a quello di un organismo sociale ed etico. Questo microsistema è influenzato e influenza i rapporti interpersonali e subisce i condizionamenti socio-culturali dall’esterno.

Perché il modello nucleare deve essere superato?

La famiglia nucleare è, per definizione, un gruppo composto da genitori e figli. Quest’idea, per quanto sia una maggioranza nel nostro paese, non è l’unica forma che ha assunto la famiglia. La prima critica sta proprio nel non considerare la famiglia monogenitoriale come un dato evidente. Non dobbiamo per forza andare indietro nel tempo per trovare le famiglie divise dalla guerra; la famiglia composta da un solo genitore, per morte e divorzio dai compagni, per la scelta volontaria di crescere i figli da solə esiste.

Esistono anche le famiglie ricostruite, ovvero quando uno dei due genitori si risposa e vive con i figli del nuovo partner. E ovviamente le famiglie di fatto, nel quale hanno sempre, per definizione, latitato le coppie omosessuali.
La normalizzazione delle famiglie nuove è una delle rivoluzioni da compiere per liberarsi dalla sovrascrittura barcollante della “famiglia tradizionale“. Il cedimento strutturale è causato da anni di pressioni sulle coppie e nessuno aiuto in sostegno.

Nessuna pressione politica ci farà figliare prima

Tutti queste pressioni sociali e politiche verso la genitorialità ricordano vagamente il ventennio fascista, quando fare figli era presentato come obbligo verso la Patria. Questa infatti aveva bisogno di braccia per lavorare nei campi e nelle industrie, e di carne da macello per il fronte. Ed ecco che la famiglia si rivela ancora una volta come la struttura attraverso cui lo Stato si riproduce. Non come scelta consapevole, o vocazione, o diritto di ciascuno, ma come obbligo verso la società. Questa è la stessa ideologia che si oppose al divorzio, e che fa di tutto per toglierci l’accesso all’aborto sicuro. 

Ma l’obbligo, seppur spinto da qualunque direzione, non può far cambiare idea a chi, di famiglia, ne vuole una diversa. Sono sempre di più, infatti, lə childfree, persone e coppie che decidono che l’avere figlə non fa per loro. Ogni relazione è diversa, infatti, e in tantə non se la sentono di mettere al mondo pargolə. Per alcunə, la genitorialità è semplicemente un obiettivo che non interessa. Per altrə, è una questione morale: il mondo di oggi non è sicuramente il più adatto in cui far crescere nuove vite. Per altrə ancora, le barriere sono meno emotive, e più precise.

Volete più figli? Servono aiuti concreti

Non è segreta l’enorme precarietà della situazione in cui si trova la gioventù italiana. Il tasso di disoccupazione giovanile era quasi al 30% a dicembre 2020; in Italia, una donna su due non lavora. E tra la gig economy che infuria, i lavori a nero, e le varie Garanzie Giovani fallimentari, le cose non sembra stiano per migliorare. 

E la progenie costa: dai 7 ai 15 mila euro solo per il primo anno di vita, secondo Federconsumatori. Per non parlare del nido: Save the Children riporta che solo unə bambinə su 10 ha accesso a quelli statali. Il cui costo si aggira comunque intorno ai 500 euro mensili per un ISEE superiore ai 27.000€. 

Non è, ovviamente, solo una questione di classe – le risorse economiche aiutano, ma ci sono anche altre barriere. Si pensi solo a chi è sterile, e a quanto sia difficile adottare, anche quando ci si presenti come coppia eterogenitoriale. Si pensi a quanto siano poco comuni congedi genitoriali decenti; si pensi alle violenze che avvengono nei reparti di ginecologia. Secondo un’indagine dell’Osservatorio per la Violenza Ostetrica (OVOItalia), il 41% delle donne che hanno partorito ha subito danni alla dignità e integrità psicofisica. Il che sicuramente non invoglia a correre in sala parto.

Insomma, per contrastare il calo demografico non basta bombardarci di messaggi su quanto sia magico il metter su famiglia. Abbiamo bisogno di agevolazioni concrete, di un calo degli affitti, di più asili statali. Di più posti di lavoro che siano compatibili con una vita familiare. Abbiamo bisogno che il diritto a famiglia e genitorialità sia garantito per tuttə, a prescindere da classe, genere e stato di disabilità. Forse, allora, ricominceremo ad avere figlə più da giovani.

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Articolo di Giorgia Bonamoneta e Paola Ippolito.