La pratica del rewatch – ovvero il consumo ripetitivo di film e serie tv considerate comfort – è diventata un vero e proprio fenomeno culturale. Le sue radici affondano nell’era delle VHS e dei DVD, ma è con le piattaforme on demand che questa abitudine ha trovato la sua massima espansione.
Nell’epoca dello streaming con le infinite proposte di titoli a portata di click, scegliere qualcosa di nuovo può trasformarsi in una vera fatica cognitiva. Questa paralisi decisionale è una condizione di stallo che ci spinge a rifugiarci nel “solito film” o nella “solita serie”. Rifugiarsi in ciò che conosciamo ci evita delusioni, non senza sensi di colpa. Sebbene possa sembrare una scelta superficiale, le motivazioni che si celano dietro al rewatch sono ben più profonde. Non si tratta di pigrizia o di noia, ma di una coccola mentale con un grande potere terapeutico contro lo stress, un gesto di cura verso noi stessi.
Il valore emotivo del rivedere

Nel corso degli anni diversi studi hanno analizzato il fenomeno attraverso l’indagine delle abitudini del pubblico, le esperienze soggettive e gli effetti cognitivi correlati, mettendo in luce le ripercussioni positive sul nostro benessere sia sotto il profilo psicologico che sotto quello emotivo. Uno studio condotto da Jaye Derrick ha rilevato che, rivedere l’episodio preferito di una serie può aiutare a ripristinare l’energia mentale consumata dopo aver svolto un compito difficile che richiede grande concentrazione o sforzo.
Gli studiosi Russell e Levy, invece, parlano del controllo esperienziale attivo e consapevole, alla ricerca di un conforto che ci porta a voler rivivere, attraverso i rewatch, le emozioni provate durante la visione originale di quello specifico film.
Quando riguardiamo il nostro film o la nostra serie del cuore, infatti, ci riconnettiamo con chi eravamo la prima volta che li abbiamo visti, come se rivivessimo un bel ricordo. Torniamo in un luogo familiare in cui sappiamo di essere stati bene ed è proprio questo il motivo per cui spesso definiamo “ritorno a casa” l’atto stesso del rewatch. Casa non è solo un posto fisico, ma uno spazio mentale in cui ci sentiamo al sicuro, poco importa che si tratti di Hogwarts, Narnia, il Central Perk o Storybrooke, ciò che la rende tale è il legame sentimentale che abbiamo sviluppato visione dopo visione. Ritrovarsi con vecchi amici fa sentire connessi più velocemente che con persone nuove; questo ha molto in comune con l’affetto che possiamo provare per i personaggi a cui siamo legati emotivamente. La certezza di poter tornare sempre da loro e trovarli uguali anche quando tutto intorno a noi cambia, compresi noi stessi, ci trasmette sicurezza e stabilità, facendoci sentire parte di qualcosa di speciale.
L’effetto terapeutico del rewatch
La prevedibilità e la ripetitività hanno un effetto sorprendentemente rassicurante, sapere tutte le battute a memoria non ci stanca mai, anzi, ci regala una sensazione di controllo e familiarità. In psicologia, il comfort viewing rientra tra le attività che forniscono comfort cognitivo ed emotivo, perché associate a momenti felici e routine prevedibili. Conoscere già la trama permette di rilassarsi senza temere tensioni o colpi di scena e questa sicurezza diventa un prezioso alleato per ridurre le ansie e lo stress del trambusto quotidiano. A livello neurologico il cervello, trovandosi in uno scenario prevedibile, riduce l’attività nelle aree dello stress e dell’allerta e favorisce il rilascio di neurotrasmettitori del benessere (come la dopamina e, in alcuni casi, l’ossitocina). Una pausa rigenerante che va oltre il semplice intrattenimento.
Scegliere di riguardare l’episodio preferito di una serie o di rilassarsi davanti all’ennesima visione del proprio film comfort diventa un vero rituale in cui rifugiarsi, soprattutto in momenti di preoccupazione e di cambiamento. Un rituale di autoriparazione per regolare le proprie emozioni e ristabilire equilibrio interiore.
Le numerose visioni ci consentono, inoltre, di spostare l’attenzione dal plot generale, che conosciamo alla perfezione, a dettagli di vario tipo che, a loro volta, ci portano a stringere un legame ancora più profondo e personale con il nostro film o la nostra serie TV.
Tra nostalgia e benessere: il rewatch come rifugio
È per questo che l’esperienza del rewatch è tanto universale quanto più profondamente intima e personale. Alla base vi è una forte componente nostalgica. La nostalgia è un’emozione piuttosto complessa, sospesa tra felicità e tristezza, tra il desiderio di tornare al passato e la consapevolezza che sia impossibile farlo. Eppure, nel caso dei film e delle serie che amiamo basta cliccare nuovamente su play per ritrovare quella sensazione di felicità immutata e per tornare, almeno per un momento, a casa.
Come viene detto nel pilot di One Tree Hill:
“Qualcuno mi ha detto che questo è il posto dove tutto è migliore e dove tutto è sicuro.”
Insomma, non sempre serve cercare nuovi mondi per stare bene, a volte basta tornare in quelli che ci hanno già salvato una volta.
Valeria Devardo





