I farmaci GLP-1, come Ozempic, Wegovy e Mounjaro, rappresentano una risorsa fondamentale per milioni di persone che combattono l’obesità e il diabete. Questi medicinali agiscono imitando un ormone che riduce drasticamente l’appetito e il desiderio di cibo, favorendo così una riduzione rapida del peso corporeo. Già nel settembre 2025, il tema era diventato virale dopo una campagna pubblicitaria con Serena Williams, che presentava il farmaco quasi come un comune trattamento estetico. Tuttavia, una ricerca condotta dall’Università di Oxford e pubblicata sul BMJ, ha spostato l’attenzione sulla sostenibilità dei risultati a lungo termine: lo studio evidenzia che, una volta sospesa la terapia, i pazienti tendono a recuperare i chili persi entro due anni.
Dopo la sospensione la perdita dei benefici è rapida
I dati raccolti mostrano che chi interrompe il trattamento farmacologico, riprende peso con una velocità quattro volte superiore rispetto a chi dimagrisce seguendo uno stile di vita sano. Susan Jebb, docente a Oxford e coautrice dell’indagine, suggerisce che i programmi dietetici tradizionali permettano di acquisire nel corso del tempo strategie comportamentali per gestire la fame e resistere alle tentazioni alimentari. Capacità che, invece, il farmaco da solo non può conferire. Il team di ricerca ha condotto studi su oltre 9.000 pazienti, mostrando come i soggetti che hanno sospeso il farmaco tornino al peso iniziale in una media di 1,7 anni. L’aspetto estetico non è il problema più rilevante, bensì la perdita rapida dei benefici metabolici acquisiti durante l’assunzione. I marcatori legati al rischio di diabete e alle malattie cardiovascolari, come i livelli di glucosio e la pressione arteriosa, peggiorano fino a tornare ai valori di partenza.
John Wilding, professore all’Università di Liverpool, paragona l’obesità ad altre malattie croniche come l’ipertensione o il colesterolo alto. Sostiene che queste condizioni, in assenza di terapia, non potrebbero rimanere sotto controllo. Di conseguenza, non esiste una ragione scientifica per ritenere che l’obesità possa agire diversamente. La natura cronica della patologia implica che il trattamento, farmacologico o comportamentale, debba proseguire nel lungo periodo per mantenere l’efficacia.
I soli farmaci non bastano, il rischio per la salute è elevato
Uno studio condotto all’università di Cambridge evidenzia come molti pazienti non ricevano consulenze nutrizionali adeguate, portando a una carenza di vitamine, minerali e fibre. Risulta allarmante anche la perdita di massa muscolare, la quale può rappresentare fino al 40% del peso perso durante il trattamento. Marie Spreckley, ricercatrice a Cambridge, avverte quanto sia indispensabile prestare attenzione alle carenze alimentari, in quanto potrebbero compromettere significativamente la salute delle persone. È necessaria un’ulteriore integrazione, tra farmaci e supporto nutrizionale.
In conclusione, questi farmaci rappresentano una svolta significativa per il trattamento dell’obesità e del diabete. Il loro successo, specie nel lungo periodo, dipende da ulteriori fattori. La comunità scientifica sottolinea la necessità di affiancare al trattamento un supporto comportamentale e nutrizionale continuo. Se vengono a mancare questi presupposti, il rischio è di trasformare un miglioramento dello stato di salute in un beneficio temporaneo. Il pericolo aggiuntivo è che, oltre il recupero del peso, questo possa tradursi anche in un peggioramento del sistema cardiovascolare dei pazienti.
Stefania Cirillo





