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Farmaci, la pandemia e il rischio di corruzione nella sanità

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Il recente caso di un dirigente specialista ortopedico in servizio presso l‘Asp di Ragusa corrotto da un industria farmaceutica per la prescrizione apposita di farmaci ha riacceso le luci sul problema della corruzione nella sanità nazionale. Un problema che si è aggravato con l’arrivo e il protrarsi della pandemia e la necessità di nuovi investimenti e acquisti per affrontare l’emergenza. Un fenomeno che fa intravedere i rischi anche per il futuro in cui arriveranno i nuovi fondi Next Generation Eu che l’Italia dovrà usare per i progetti del Pnrr. Capitali che potrebbero stimolare nuova corruzione nella sanità.

Il caso siciliano e l’aggravarsi della corruzione nella sanità durante la Pandemia

Uno dirigente specialista ortopedico delle Asp di Ragusa prescriveva farmaci e prodotti di determinate industrie sanitarie in cambio di beni e favori. È solo l’ultimo recente caso che ha acceso i riflettori sulla corruzione nel sistema del sanitario nazionale. Un sistema prettamente pubblico dove soprattutto nel campo di ricerche farmaceutiche e sperimentazione è importante l’investimento di industrie private. Capitali che spesso causano diversi fenomeni corruttivi più o meno gravi, si pensi ad esempio al caso Parma del 2017, che si sono diffusi purtroppo con l’arrivo della pandemia e l’investimento statale di 14,13 miliardi di euro nella sanità.

A fronte di questa cifra secondo l’Autorità Nazionale AntiCorruzione, solo 5,55 miliardi risultano aggiudicati mentre dell’altro 60% non si sa nulla. Un’indagine delle stessa autorità nazionale conferma l’esistenza in periodo di pandemia di sprechi, criticità, irregolarità e inefficienze. Il tutto evidenziando che incredibilmente ” si deve registrare soltanto in 7 casi su 311 il ricorso all’applicazione di penali o risoluzioni contrattuali ed un solo caso di segnalazione all’ANAC di esclusione per mancato possesso dei requisiti ovvero per grave inadempimento”. Vigeva dunque durante la pandemia, come denunciato da Libera, una forma di tolleranza diffusa con il solo 3,5 % di dipendenti della sanità, venuti a conoscenza di attività corruttive, che abbiano denunciato.

Il rischio sui fondi d’investimento europei e il Pnrrr

Con l’arrivo dei fondi Next Generation Eu per i progetti del Pnrr relativi al sistema sanitario esistono rischi di nuovi episodi di corruzione. Innanzitutto a causa del fattore tempo che è molto serrato nei progetti del Pnrr per cui le procedure di affidamento dei contratti saranno molto veloci e per prevenire eventi illegali dovranno essere strettamente verificate con adeguati controlli e presidi anticorruzione. Poi, come spiega la presidente di Transparency International Italia, Iole Anna Savini, un altro elemento da tenere d’occhio sarà “la trasparenza delle informazioni relative ai progetti che saranno ammessi a finanziamento, sia per quanto attiene la fase preparatoria sia quella esecutiva”.

Dati ancora non conoscibili che potrebbero pregiudicare la corretta assegnazione dei fondi e il monitoraggio dei titolari dei progetti. Infine la missione 6 del Pnrr prevede un sistema sanitario più radicato nel territorio e più efficace nel rispondere alle esigenze dei cittadini che necessitano di cure. Cittadini, che, spiega la Savini, “devono però essere ascoltati e coinvolti nel processo di definizione delle diverse soluzioni, affinché non si corra il rischio di definire un sistema inefficace”.

Stefano Delle Cave

Stefano Delle Cave

Stefano Delle Cave è scrittore, giornalista pubblicista e regista. Laureato magistrale in D.A.M.S. all’Università di Roma Tre. Gli articoli redatti da Stefano giornalista hanno per tema il cinema, la cultura e la società civile in genere.

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