Cultura

I 10 film italiani del decennio

Ecco la nostra top10 (+1) dei film italiani usciti tra il 2010 e 2019 che hanno maggiormente segnato il cinema nostrano e che (forse) hanno cambiato qualcosa. Una lista di film italiani che sono riusciti di più a raccontare il nostro paese, le nostre abitudini e i nostri sogni. Questo è stato un decennio particolarmente fortunato tra nuove scoperte e vecchie conferme: dal “Campione” di Leonardo D’Agostini a “Cesare deve morire” dei fratelli Taviani.

Come non possiamo citare anche “Lo Chiamavano Jeeg Robot” di Gabriele Mainetti perche è riuscito a unire la passione per i supereroi e il cinema d’autore creando così un film unico nel panorama italiano. Un altro lungometraggio da menzionare è “Fuocoammare” di Gianfranco Rosi e racconta con rispetto l’isola di Lampedusa incitando gli spettatori a una maggiore sensibilità su un tema che ci riguarda tutti noi.

I 10 film italiani del decennio

Una stagione dove i film italiani sono usciti dai confini come “La Grande Bellezza” di Sorrentino che ha trionfato agli Oscar, ai Golden Globe, ai BAFTA. E poi i registi da tenere sott’occhio come Margherita Ferri, Alice Rohrwacher, i fratelli D’Innocenzo e Ivano De Matteo. Tanti i grandi successi dell’ultimo anno come “Il Primo Re“, “Il Traditore“, “La Paranza Dei Bambini” e “Momenti di Trascurabile Felicità“. Il cinema italiano, alla fine, sta cambiando in meglio scoprendo nuovi talenti e nuove tecniche per raccontare il passato, il presente e il futuro.

I 10 film italiani del decennio
  1. Il Capitale Umano di Paolo Virzì (2013) perché è il film che ha avuto la capacità maggiore di raccontare l’Italia in un momento in cui non veniva fatto. E’ famoso anche per una frase che dice Valeria Bruni Tedeschi, rimanendo in testa a molti, ed è diventata una citazione frequente in relazione a molte altre cose dell’attualità.
  2. Non Essere Cattivo di Claudio Caligari (2015) perché è un film crudo sul nuovo mondo della droga nelle periferie romane post-pasoliniane. Senza quest’opera, il cinema italiano non avrebbe scoperto Luca Marinelli e Alessandro Borghi. (La nostra recensione).
  3. Perfetti Sconosciuti di Paolo Genovese (2016) perché racconta alla perfezione di come la tecnologia ha influenzato la nostra vita, sulle nostre amicizie e sul rapporto con la verità.
  4. Sulla Mia Pelle di Alessio Cremonini (2018) perché è un film necessario che racconta magistralmente la storia di Stefano Cucchi. (La nostra recensione).
  5. La Pazza Gioia di Paolo Virzì (2016). “Sono nata triste…”. La confessione, quasi criminale in una società in cui bisogna sempre proclamarsi felici, arriva come un colpo al cuore, quasi alla fine del film, ed è la sintesi estrema di quanto La Pazza Gioia sia un film necessario. Non c’è finzione, maniera o furbizia, solo piccole grandi storie di provincia, quelle di cui non sapevamo di avere (ancora) tanto bisogno.
I 10 film italiani del decennio

6. La Nostra Vita di Daniele Luchetti (2010) perché è un film affettuoso e di grande naturalezza che riflette suoi nostri tempi senza mai cadere nel banale.

7. Il Campione di Leonardo D’Agostini (2019) perché è una visione divertente sul calcio italiano dove l’interpretazione di Andrea Carpenzano è perfettamente coerente: fisicamente giusto e abile nel comunicare una natura “altra” rispetto alle proprie circostanze.

8. Dogman di Matteo Garrone (2018) perché il regista riesce a togliere tutti i fatti di cronaca e riporta in un universo semplice, infantile, dove chi è più forte, senza eccezioni, mette i piedi in testa a chi è più debole.

9. Lazzaro Felice di Alice Rohrwacher (2018) un film fiabesco, libero e popolare per ritrovare uno sguardo sugli ultimi. Una pellicola, purtroppo, sottovaluta dagli italiani.

10. Vergine Giurata di Laura Bispuri (2015) perché racconta benissimo una storia di emancipazione dove una donna si finge uomo pur di garantirsi una vita degna di questo nome. Eccezionale esordio alla regia.

11. L’uomo Che Verrà di Giorgio Diritti (2010) perché, parlando della carneficina di Marzabotto, riesce a non entrare nel sentimentalismo e nella retorica. Un’opera densa, profondamente morale, di cordoglio e insieme di testimonianza, commovente senza mai essere ricattatoria.

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