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Film sul femminismo: 5 storie vere

Saper trasportare con disinvoltura in altri universi e in altre epoche è una delle prerogative del buon cinema. Ci si siede davanti allo schermo, con in mano un bicchiere di pop corn e gli occhi pieni di magia, e dallo schermo ci si aspetta possa saltar fuori di tutto. Ma la bellezza del cinema non è solo questa: è anche ricordare, farsi pietra d’inciampo, onorare. Raccontando di voci, di nomi e di vite che si sono susseguite e che reclamano il giusto posto nella memoria di ognuno. E così si esce dalla sala emozionati e alle velleità di archeologo avventuriero dopo aver visto “Indiana Jones” si accompagnano quelle di pasionaria dopo i titoli di coda di “Suffragette”. Per questo noi di Metropolitan Magazine abbiamo deciso di sfruttare un po’ di quella magia. Per raccontarvi 5 film sul femminismo basati su storie vere che sapranno ispirarvi.

Film sul femminismo: perché anche a questi nomi dobbiamo dire grazie

“Jackie”: dietro una grande donna c’è lei stessa

Una straordinaria Natalie Portman porta in scena la machiavellica e decisa Jackie Kennedy. Con Pablo Larraín alla regia, la vita e il ruolo nella politica americana di questa donna intelligente e colta che, dopo la morte del marito, è decisa a restare aggrappata, e a continuare a costruire, la leggenda del marito. Ne deriva un ritratto sbalorditivo, fuori da ogni retorica propagandistica, fatto di coraggio e fermezza. Perché, se, mostra il film, dietro un grande presidente c’è una grande donna, dietro una grande donna c’è lei stessa.

“Il diritto di contare”: oltre il cielo

Neil Armstrong e Buzz Aldrin. Due nomi noti a tutti che rievocano passeggiate laddove l’uomo aveva solo immaginato di poter camminare. Ma, per ogni persona coi piedi sulla Luna, ce ne sono moltissime altre coi piedi per terra. Alcune, forse, più ancorate alla realtà di quanto sia giusto. Per questo i nomi di Katherine G. Johnson, Dorothy Vaughan e Mary Jackson non sono patrimonio comune. Eppure le tre matematiche svolsero ruoli chiave nella riuscita dell’impresa di portare l’uomo sulla Luna. Tre storie di donne, afroamericane nell’America degli anni ’60, forti e intelligenti, che hanno combattuto perché il proprio sogno le guidasse oltre il cielo.

“Una giusta causa”: un’icona ancora attuale

Un grazie a Mimi Leder per aver raccontato questa vicenda. La sua Ruth Bader Ginsburg, interpretata da Felicity Jones, è una madre da ricordare. Avvocatessa di origini ebree, dopo essersi laureata a Harvard e alla Columbia, divenne Giudice della Corte Suprema. Voce forte assoluta del femminismo, dovette scontrarsi con una New York maschilista, cui risponde con tenacia e integrità. Un esempio di devozione e forza che fanno della donna un’icona ancora attuale.

Gli ultimi due film sul femminismo celebrano l’essere sé stessi

“Frida”: pasionaria invincibile

Fin dove si spinge la capacità di inventarti? E di reagire a quello che accade? Una straordinaria Salma Hayek dà la risposta. Per la pittrice messicana Frida Kahlo, potenzialmente all’infinito. Dall’incidente all’amore per Diego Rivera, “Frida” è un elogio magistrale alla famosissima artista, ma prima ancora una dedica d’amore nei confronti dell’arte e prima ancora nei confronti di sé stessi. Della capacità di non arrendersi di fronte alle avversità, proprio come ha fatto questa pasionaria invincibile.

“The Danish Girl”: il coraggio di esprimere chi si è

La storia di Einar/Lili Elbe Wegener merita di non essere dimenticata. Pittore paesaggista danese, Einar è stato il primo transessuale della storia. Una storia delicata che è valsa a Eddie Redmayne un meritatissimo premio Oscar. Una storia di fragilità e dubbio umanissimi e sacri, in cui il percorso per scoprire la propria vera identità è scandagliato in modo intimo. Di vite e destini, di appartenenze e di bellezza, che inneggia alla libertà e al coraggio di esprimere chi si è.

Sara Rossi

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