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Fire Emblem Warriors Three Hopes Recensione, tattico a MUSOU duro

Prima di scrivere questa recensione mi son chiesto cosa ne pensassero i fan del Fire Emblem classico di Fire Emblem Warriors Three Hopes. Non solo uno spin off della loro serie preferita, ma uno spin off… musou. Che è uno dei generi più ingiustamente bistrattati e maltrattati del mondo videoludico moderno; principalmente a causa di alcuni esponenti non proprio ispiratissimi, che hanno deviato l’opinione pubblica al riguardo. Ma di musou ben fatti ne esistono eccome, soprattutto guardando al mondo Nintendo. Il che non stupisce, data l’attenzione rivolta da sempre dalla casa nipponica nei confronti delle sue preziosissime IP.

A far da cavallo di battaglia per il mondo musou Nintendo, fino a oggi, c’era il prequel, ottimo, di Zelda Breath of the Wild: Hyrule Warriors L’era Della calamità. Ma a mio avviso, dal 24 giugno, Fire Emblem Warriors Three Hopes ha raggiunto un nuovo livello qualitativo. Partendo dalle solide basi del precedente Fire Emblem Warriors, e costruendoci sopra un “what if” basato sull’inossidabile Fire Emblem Three Houses. 

Fire Emblem Warriors Three Hopes Recensione

Fire Emblem Warriors Three Hopes Recensione, a spasso nel multiverso

Fire Emblem Warriors Three Hopes racconta le vicende che accadono in un universo alternativo a quello che abbiamo incontrato in Three Houses. I protagonisti, più o meno, sono gli stessi, ma trasposti in una serie di vicende inedite, solo ricollegate a quelle del titolo JRPG. Si unisce al loro il personaggio principale emblema del capitolo musou: Shez. Che proprio come nell’ultima iterazione classica della serie può essere sia maschile che femminile, senza che questo influenzi le dinamiche di gioco in alcun modo. Rimangono inalterate, ora a fare da sfondo alle cut scene pre-renderizzate; ora come fondale statico dei momenti narrativi “da light novel”, con tanto di illustrazioni in stile manga in alta qualità dei personaggi coinvolti nelle conversazioni. E poi, ci sono i campi di battaglia, tradotti in chiave action-musou, con tutte le modifiche del caso al level design e alla costruzione degli stage e delle mappe. 

La narrazione procede esattamente come avrebbe fatto in un capitolo regolare. A volte compassata, ritmata da colpi di scena, citazioni impattanti, dialoghi interamente doppiati. Altre volte, invece, è molto più lenta, quasi flemmatica. E a parte che nelle succitate cut scene, girate con un’attenzione ai dettagli quasi cinematografica e di pregevole fattura, la storia è raccontata tramite apposite sezioni ludo-narrative: gli accampamenti. In cui, in realtà, il ludos è esclusivamente una forma di “programmazione” delle battaglie successive; che si fonde con il racconto ogniqualvolta, tramite un dialogo, otteniamo un nuovo personaggio giocabile nella battaglia successiva. Tra i papabili ci sono tutti i membri del cast comprimari di Fire Emblem Three Houses. Ciascuno con il moveset personalizzato in base alle proprie caratteristiche psicologiche (la cui profondità è immutata dal gioco JRPG) e alla classe di riferimento “base” da cui su Three Houses potevamo ramificare quelle avanzate. 

Restano una parte importantissima sia della narrazione che dell’efficacia in battaglia anche le lettere identificative del nostro buon rapporto con le truppe, da D a S. Migliorabili tramite apposite linee di dialogo a selezione multipla, o con altre attività eseguibili negli accampamenti. Tutto sommato, quindi, si può dire che l’essere musou di Warriors non ha influito sulla qualità narrativa della produzione. Che partiva con il lavoro già “mezzo fatto” su Three Houses, e non ha dovuto far altro che adagiarvisi con delicatezza. Proprio come accadeva in Hyrule Warriors L’era della calamità, però, lo so io e lo sapete anche voi: non è di trama che vive un musou. Per quanto ben realizzata, curata e rifinita, la narrazione passa sempre e comunque in secondo piano. Laddove il focus principale è uno e uno soltanto, per forza di cose. Le botte. 

Fire Emblem Warriors Three Hopes Recensione

“Ti devo menare”

Sono quasi sicuro di aver già usato questo sottotitolo in un’altra recensione. Ma c’è da dire che “se ci sta bene, ci sta bene”. E in questa recensione di Fire Emblem Warriors Three Hopes ci sta davvero molto bene. “Ti devo menare” diceva il personaggio del comico Marco Mazzocca: Cassiodoro. Ma anche Shez, ve lo dico, non scherza. Le motivazioni di trama per le quali il/la protagonista di Three Hopes “mena per primo e quindi mena due volte” non ve li spoilero. Ma lato gameplay, beh: state giocando a un musou. E a uno ben fatto per giunta, capace quindi di recapitare con efficienza quella soddisfazione tipica del “1 vs 1000”. 

Di combo in combo, di mossa speciale in ultimate, passando attraverso le combinazioni di attacchi eseguibili con i compagni più affini: Fire Emblem Warriors Three Hopes fa il suo lavoro egregiamente. Lato tecnico e artistico, poi, non si può proprio dire nulla a Tekmo Koei. Le cut-scenes e la caratterizzazione estetica dei nuovi personaggi è perfetta, del tutto in linea con quelli che già conoscevamo. E loro, gli elementi di ritorno da Three Houses, in chiave action musou funzionano quasi meglio di prima. Forti di nuove linee di dialogo uniche, di movenze in tempo reale controllate dal giocatore craftate su misura, e di attacchi normali, speciali, ultimate e combinati, l’ho già detto, iper spettacolari. 

Ma non manca la strategia

Il punto di differenziazione ed elemento distintivo dalla media dei giochi musou, nonché uno degli aspetti implementati con più cura in Fire Emblem Warriors Three Hopes è il comparto strategico del gameplay. Difficile da implementare organicamente in un genere frenetico come il musou, laddove in passato altri avevano tentato, fallendo. Il rischio sarebbe consistito in un eccessivo rallentamento delle fasi in cui il musou dà il meglio di sè: le battaglie. O, concentrandosi sulle fasi di preparazione alla lotta negli accampamenti, in un effetto di diluizione dell’esperienza che avrebbe allontanato troppo le succitate battaglie. Invece, sia la componente strategica durante gli scontri, che quella preparatoria e tattica che li precede sono equilibrate al punto giusto per gli amanti di Fire Emblem. Abituati alla calma e alla lentezza che caratterizza i JRPG. 

Nello specifico, ho apprezzato la feature di “attacco automatico” degli obiettivi; che, per forza di cose, non possiamo attaccare tutti contemporaneamente durante una battaglia su una mappa abbastanza vasta. Facendoli attaccare uno alla volta dal nostro solo PG controllabile, gli scontri nei punti di controllo avrebbero perso il feeling di “guerra totale” che così, invece, è ben percepibile. Ed è importantissimo che lo sia in un Fire Emblem, no? Quando, infatti, ci sono più obiettivi su cui concentrarsi, possiamo scegliere con quale personaggio muoverci liberamente. E quali, tra quelli nel nostro team in quel momento, inviare a combattere autonomamente contro la CPU.

Ciascun avversario, però, è più o meno efficace contro altri in base alla sua classe e armamento (il classico spada che batte ascia che batte lancia che batte personaggio volante ecc.). Quindi, mandare al macello i nostri protagonisti in battaglie per le quali sarebbero svantaggiati non è una buona idea. Meglio scegliere, in base alla percentuale di efficacia, chi spedire dove, e contro chi. Anche perché, in pieno stile Fire Emblem, se a inizio avventura decidete di giocare in modalità Classica ogni morte di comprimari è permanente. Mentre, per forza di cose,i personaggi protagonisti hanno una vistosa “plot armour”. E ucciderli definitivamente non è per nulla facile… 

Fire Emblem Warriors Three Hopes Recensione, In conclusione: un musou d’autore

Per quanto sia ben fatto, strutturato, persino strategico a tratti, Fire Emblem Warriors Three Hopes è pur sempre un musou. Come tale, possiede tutti i pregi e tutti i difetti insiti nel genere, inseparabili dalla sua struttura di base. Non piacerà a tutti, com’è ovvio; e non piacerà, soprattutto, a tutti i fan del Fire Emblem classico. Che attratti dall’importanza attribuita alla trama potrebbero incorrere nell’errore di pensare a un adattamento molto più forte di quel che in realtà è Three Hopes.

Di fatto, però, trovo che sia meglio così. Snaturare oltre un certo limite un genere, il musou, che proprio grazie a operazioni come questa sta riassumendo una dignità più che giustificata non avrebbe aiutato la causa: anzi. Avrebbe forse fatto desistere non solo i fan di Fire Emblem, ma anche i giocatori in cerca di un buon musou rilassante. Così com’è, invece, Fire Emblem Warriors Three Hopes è invece un gioco divertente e intrattenente. Semplice quando deve essere semplice, con picchi di struttura interessanti, ma mai davvero fondamentali, né invasivi. Adatto a un playstyle “da sfogo” di cui tutti, prima o poi, finiamo per avere bisogno. 

FIRE EMBLEM WARRIORS THREE HOPES RECENSIONE | TESTATO SU SWITCH OLED

+Musou allo stato dell’arte
+Tecnicamente perfetto, artisticamente accattivante
+Interessante implementazione di strategie nell’azione

-Rimane pur sempre un musou: non può piacere a tutti
-Livello di sfida non elevatissimo

VOTO: 8.4

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Lorenzo Mango

Appassionato di Cinema e Serie TV, di libri e di fumetti, di video e di videogiochi. Di avventure, si può dire riassumendo. Non ama molto dormire, ma a volte lo costringono. Del resto, gli servirebbero delle "vite extra" per seguire tutti i suoi hobby e interessi. Intanto, fa quel che può con quella che ha: scrive, disegna, registra video, ogni tanto mangia. A tal proposito, potrebbe sopravvivere mangiando solo pizza. Se serve, anche pizza estera, quando viaggia. Sì, anche quella con sopra l'ananas.

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