Musica

Fly On The Wall, il passo falso che ha rilanciato gli AC/DC

A tutti è concesso un passo falso nella propria vita, privata o professionale che sia. Ed il passo falso degli AC/DC è arrivato con il decimo album, “Fly On The Wall“, uscito il 28 Giugno 1985. Eppure si è trattato di un passaggio necessario, forse fondamentale per il futuro della band.

Fly On The Wall e gli anni ’80 degli AC/DC

Diventare una delle band di punta del rock’n’roll mondiale non è impresa semplice, riconfermarsi tale ad ogni nuovo album però è ancora più complicato. Per la band fondata dai fratelli Young nel 1973, gli anni ’80 hanno rappresentato un periodo di fragilità, se non per la produzione artistica,sempre prolifica, sicuramente per il riscontro ottenuto da essa.

Siamo già nel periodo in cui il frontman è il britannico Brian Johnson, subentrato a causa della tragica morte di Bon Scott, un cambio che nel complesso non ha cambiato l’apprezzamento dei fan nei confronti del gruppo. Il cambiamento maggiore a cui “incolpare”, per così dire, il calo di popolarità degli AC/DC è stata la decisione di produrre da soli gli album usciti in quegli anni. La produzione di “Fly On The Wall” è stata infatti nelle mani di Angus e Malcolm nonostante già fossero state sollevate critiche per aver fatto la stessa cosa con il precedente album. Lo stesso Johnson ha avuto poi qualche critica sul finire degli anni ’80 per la sua resa vocale. Insomma, anni un po’ opachi per gli AC/DC.

L’album

Intendiamoci, ascoltare questo album non lascia delusi, però non è nemmeno un’esperienza esaltante, soprattutto per chi fa parte di quella schiera di ascoltatori che tendono a cercare subito le linee di basso, troppo scavalcate dalla chitarra. E se è vero che il bello del rock’n’roll si trova molto nei riff euforici di chitarra, trattandosi di rock il basso vuole la sua parte.

Tra le tracce che risplendono un po’ di più troviamo “Sink The Pink” e la traccia che dà il nome all’album, così come “Shake Your Foundations“, mentre altre tracce rimangono sottotono soprattutto se confrontate non con quelle dello stesso album ma con quelle dei precedenti “Back In Black” e “Highway to Hell“. Brani come “Stand Up” o “Back In Business” danno più la sensazione di fare da conduttore sonoro tra le parti più forti dell’album, senza trovare un proprio vero spazio.

Anche se questo non è un disco indimenticabile, c’è da pensare che un suo ruolo nella storia della band lo abbia avuto. Smettere di autoprodursi gli album, dopo il calo di rendita commerciale di “Fly On The Wall” e del precedente “Flick Of The Switch” dovuto a questo motivo, ha risollevato pian piano le sorti degli AC/DC.

La boccata d’ossigeno per la carriera musicale della band arriva, infatti, nel 1990 con “The Razors Edge“, la cui produzione viene affidata ad un esterno, Bruce Fairbairn. L’album fa decollare nuovamente le sorti della band, che ha saputo fare di un periodo ombroso un punto da cui rinascere.


Francesca Staropoli

Seguici su:

Pagina Facebook Metropolitan Music
Pagina Facebook Metropolitan Magazine
Twitter

Back to top button