Mentre la cronaca internazionale seguiva il dramma della MV Hondius, il Ministero della Salute argentino pubblicava il Bollettino Epidemiologico Nazionale numero 806 e il focolaio Hantavirus sulla nave non è un episodio isolato.

Il passato dell’hantavirus

Tra luglio 2025 e la fine di aprile 2026, l’Argentina ha registrato 101 casi confermati di hantavirus. Trentadue di questi sono finiti in tragedia. Il tasso di letalità ha raggiunto il 31,7 per cento, più del doppio rispetto alla media dei cinque anni precedenti. Per capire la portata del fenomeno, basta un numero: nella stagione precedente i decessi erano stati undici. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’Argentina è costantemente al primo posto in America Latina per incidenza di questa malattia rara, trasmessa dai roditori. Ma quello che sta accadendo in questo anno sembra andare oltre i parametri storici. Il virus, spiegano gli esperti, sta trovando terreno fertile in un paese che cambia clima.

Gli esperti citati nel rapporto e intervistati dall’Associated Press hanno una risposta chiara: il cambiamento climatico.

L’Argentina, spiega Hugo Pizzi, noto infettivologo argentino, “è diventata più tropicale a causa del cambiamento climatico, e questo ha portato nuove piante che producono semi, i quali a loro volta favoriscono la proliferazione dei roditori”. Non solo: le oscillazioni estreme del clima – siccità storica alternate a piogge intense – spingono i roditori fuori dai loro habitat naturali in cerca di cibo e acqua. Le piogge abbondanti fanno crescere la vegetazione, aumentano i semi e di conseguenza le popolazioni di roditori.

“Quando le precipitazioni aumentano, la disponibilità di cibo aumenta, le popolazioni di roditori crescono, e se ci sono roditori infetti, la probabilità di trasmissione tra roditori – e alla fine all’uomo – aumenta”, spiega Raúl González Ittig, genetista dell’Università Nazionale di Córdoba. Non è un caso che, secondo il ministero della Salute, l’83 per cento dei casi di hantavirus in Argentina si concentri oggi nell’estremo nord del paese, mentre un tempo erano limitati alle fredde distese della Patagonia. Il virus si sta spostando, seguendo il clima e i suoi roditori.

Come l’hantavirus è arrivato sulla nave MV Hondius

La MV Hondius era salpata da Ushuaia il 1° aprile diretta in Antartide, con 147 passeggeri e membri dell’equipaggio di 23 nazionalità diverse

Il virus Andes ha un periodo di incubazione che può variare da una a otto settimane. È un lasso di tempo enorme, che complica qualsiasi ricostruzione epidemiologica. I passeggeri potevano essere stati infettati prima della partenza, durante il loro soggiorno in Argentina o in Cile. Oppure durante una sosta in una remota isola dell’Atlantico del Sud. Oppure a bordo stesso, attraverso la trasmissione da uomo a uomo.

La provincia di Tierra del Fuego, dove si trova Ushuaia, non aveva mai registrato un caso di hantavirus nella sua storia. Ma questo non significa che il virus non ci sia: significa solo che nessuno lo aveva mai cercato prima. L’ipotesi principale degli investigatori argentini, secondo quanto riferito all’AP da due fonti anonime, è che la coppia olandese abbia contratto il virus durante un’escursione di birdwatching nei dintorni di Ushuaia. Le autorità stanno cercando di ricostruire ogni spostamento dei due turisti, passo dopo passo, per risalire al luogo esatto del contagio.

Nel frattempo, l’Argentina ha inviato materiale genetico del virus Andes e attrezzature per i test a cinque paesi: Spagna, Senegal, Sudafrica, Paesi Bassi e Regno Unito. Per aiutarli a diagnosticare eventuali altri casi, e magari per capire qualcosa di più su come questo virus stia viaggiando per il mondo.

Tre decessi tra gli otto i casi segnalati per il focolaio di hantavirus sulla nave

Tre decessi tra gli otto i casi segnalati per il focolaio di hantavirus sulla nave. È il punto sull’allarme contagio fatto dall’Oms. Cinque casi sono confermati, altri tre sospetti a bordo della nave da crociera Oceanwide Expeditions. Nessun passeggero ora mostra sintomi, assicura l’operatore olandese: chi era affetto da virus “è stato fatto scendere”. Ventinove passeggeri sono sbarcati in anticipo il 24 aprile nell’isola di Sant’Elena, alcuni di loro poi cercarono di raggiungere casa autonomamente. Tra questi una donna olandese, poi deceduta, che fu fatta scendere da un volo Klm: un assistente di volo entrato in contatto con lei presenta sintomi lievi. Le Canarie sono pronte ad accogliere sabato la nave poi ogni passeggero con un meccanismo di protezione sanitaria sarà rimpatriato nel suo paese.

“La Commissione ha ospitato una riunione a cui hanno partecipato le autorità sanitarie e di protezione civile degli Stati membri” per “fornire gli ultimi aggiornamenti” sui casi di hantavirus a bordo della Hondius e “garantire un buon coordinamento su questioni quali il rimpatrio, le linee guida sulla quarantena e la comunicazione dei rischi”. Lo riferisce una portavoce dell’esecutivo Ue. “La Commissione ha informato che il meccanismo di protezione civile è stato attivato dalla Spagna” ha spiegato, aggiungendo che “domani si terranno ulteriori discussioni per esaminare e definire i protocolli sulla quarantena e le linee guida”.

A caccia dei passeggeri

L’incognita è rappresentata dai passeggeri della nave sbarcati a Sant’Elena, isola sudafricana. “L’Oms ha informato 12 Paesi i cui cittadini sono sbarcati. Questi 12 paesi sono: Canada, Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Saint Kitts e Nevis, Singapore, Svezia, Svizzera, Turchia, Regno Unito e Stati Uniti”, dice Ghebreyesus leggendo la lista che non comprende l’Italia. “Inoltre – aggiunge – l’Oms sta supportando le autorità sanitarie sudafricane nel rintracciare le persone che si trovavano sullo stesso volo da Sant’Elena a Johannesburg” su cui ha viaggiato una donna deceduta in seguito in un pronto soccorso della città sudafricana. Si tratta della donna 69enne moglie del primo passeggero deceduto quando era ancora a bordo della nave. “A bordo della nave non sono presenti passeggeri di nazionalità italiana“, ha confermato il ministero ricordando che “l’Ecdc ha classificato come molto basso il rischio per la popolazione generale in Europa”. Il ministero “ha già trasmesso un’informativa, con i dati diffusi da Ecdc e Oms, alle Regioni e agli Uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera (Usmaf) e continuerà a monitorare l’evolversi della situazione in stretto contatto con le autorità sanitarie internazionali nell’ambito delle attività di sorveglianza epidemiologica”.