Musica

Franco Califano: “Per Mia Martini ho fatto il sarto e l’artista”

Non era scontato il rapporto di amicizia. Il Maestro componeva canzoni per altri artisti, pur non essendo legato a loro. Stima e professionalità, le uniche corde toccate. La sua grande amica restava Mina. Ma, per Mia Martini, si è calato nel suo essere donna, scrivendo il testo del brano ascoltando la sua storia d’amore, come la viveva e sentiva. Franco Califano e i successi più venduti “Minuetto” e “La nevicata del ’56“: storia di canzoni nate, riscritte, e sentite addosso.

Gliel’ho scritta addosso

Franco Califano: "Per Mia Martini ho fatto il sarto e l'artista"
Franco Califano e Mia Martini, foto da Dischi Volanti

Ci provarono tutti. “Ci misero del testo sbagliandolo”, ha raccontato orgoglioso Califano in un’intervista a Vincenzo Mollica. “Io ero a Milano e fui chiamato per ultimo, come sempre“, gli altri prima di lui, si erano persi in arrangiamenti e parole. “Tutti quanti avevano sbagliato ripetendo nel centro sempre la stessa parola. Io invece lì ci ho fatto il discorsivo“, spiega Califano, che fece del singolo del 1973, un 45 giri che scala immediatamente la vetta della classifica, restando per trenta settimane di fila sul podio. Il più venduto insieme a “Pazza idea” di Patty Pravo. Che ha vinto persino il disco d’oro e l’edizione del Festivalbar in parità con Marcella Bella.

Le mie mani non si stancano mai di sentir che ancora mio tu sei e ci accoglie già, tra le bianche rocce, il mare e poi...”, nessuno sembra ricordare questo testo, perché la canzone non è mai uscita con queste parole. Doveva intitolarsi ‘Salvami‘ e il testo era di Luigi Albertelli, autore poi di “Zingara“, “Ufo Robot“, “Furia“, “Piccola e fragile“, “Ricominciamo“, Nano nano“. La musica doveva essere una rivisitazione in chiave moderna di un minuetto, e la scrive Dario Baldan Bembo. Lo stesso che canterà “L’amico è” nell’82, e che nel ‘72 compone “Piccolo uomo“( insieme a Michelangelo La Bionda e Lauzi), che diede popolarità a Mia Martini. Vennero anche due varianti ad opera di Maurizio Piccoli e Bruno Lauzi, ma altrettanto non incisive. Fino a che i versi combaciarono, le rime scivolarono, la mano era quella di Califano e il titolo era “Minuetto“: “E vieni a casa mia, quando vuoi, nelle notti più che mai. Dormi qui, te ne vai, sono sempre fatti tuoi.” 

Una sera a guardarsi dentro

Gliel’ho scritta addosso“, ha rivelato il Maestro, “ho fatto un po’ il sarto e un po’ l’artista. La parte che assomiglia di più a Mimì di questa canzone è quella centrale..”. Proprio quella che continuavano a sbagliare tutti. L’incontro tra Califano e Mimì risale proprio a quel ’73, quando loro due escono una sera a cena. Una lunga conversazione e il giorno seguente nasce il testo. “Non ci legava una frequentazione assidua“, ha spiegato Franco Califano, “anzi sono poche le occasioni nelle quali io e Mia ci siamo ritrovati vicini a parlare di musica, di quella musica che per lei era in qualche modo strumento di liberazione, un modo per dimenticare”. Lui non ha mai conosciuto la ragione profonda dei suoi turbamenti: dell’apparente malinconia che non la faceva apparire serena in quelle poche volte che si incontrarono. Entrambi, accomunati dalla solitudine: “Probabilmente per Mia ogni torto che subiva era una ferita vera”, ha raccontato lui, “diversamente da lei, la mia è stata una solitudine scelta, voluta”.

L’attesa drammatica di una donna che aspetta il suo uomo, che arriva quando vuole. E ce ne sono di ‘machi’ che arrivano quando vogliono e se ne vanno quando vogliono. Questo era il senso della canzone secondo il Califfo. “Troppe volte vorrei dirti no e poi ti vedo e tanta forza non ce l’ho”, incalza la musica e vibrano le parole; sembrerebbe un pezzo classico, ma si mescola a una spudorata sincerità, “il mio cuore si ribella a te, ma il mio corpo no”. Scritta per quella voce che Califano definiva “Grandissima, viscerale, sempre capace di trasformare la quiete in rabbia per ridiventare, infine, nostalgicamente arrendevole”.

Minuetto nessuno era riuscito

La copertina del disco vedeva Mimì seduta ad un tavolino interno di un bar; con i colori bruciati e infuocati del marrone, e un grosso cane bianco a saltarle sulle gambe e a farle compagnia. Sul lato b c’era “Tu sei così”, entrambi i brani contenuti all’interno dell’album intitolato “Il giorno dopo”. “A mio parere, Minuetto è un pezzo di genere classicheggiante con un finale straordinariamente suggestivo”, commenta la stessa Mia Martini all’uscita del brano, “Piacerà alla gente di palato fino. Ma, siccome oggi i gusti si sono affinati, dovrebbe piacere anche al grande pubblico“.

Minuetto” diventa nel 1999, un inno anche a Cellino San Marco: dove Al Bano lo include con una sua versione rivisitata nell’album “Volare – My favourite italian song“. Apportando delle modifiche: mentre Mia Martini cantava “avrai tutta me, se ti andrà, per una notte”, il signor Carrisi che non si accontenta, trasforma la frase in “oltre la notte”. E sostituisce, anche quel “sono tua, mille volte tua”, non più in prima persona con “tu sei mia… tu sei mia!”. Il pezzo cantato dalla Martini verrà inciso anche in spagnolo e in francese, e in lingua inglese affidato al gruppo Os Motokas.

La nevicata del ’56 la verità

Nel ’90 scrissi “La nevicata del ’56” e Mia se ne innamorò subito“, ha raccontato Califano. La canzone la presentò Mia a Sanremo del ’90, aggiudicandosi per la terza volta il Premio della Critica assegnato dai giornalisti, e che dal 1996 porterà il suo nome. Quell’evento eccezionale, un’enorme nevicata disagevole e magica, che colpì l’Italia intera da nord a sud, trovò il suo racconto nel testo di Califano: “Io bambina sognavo Un vestito da sera con tremila sottane Tu la donna che già lo portava“. Un amore tranquillo, bello come un tempo poteva essere, interrotto da una nevicata inusuale e memorabile: “Roma era tutta candida Tutta pulita e lucida Tu mi dici di sì l’hai più vista così Che tempi quelli“.

Il testo della canzone è in realtà scritto da Carla Vistarini, paroliera e scrittrice, sorella di Mita Medici grande amore del Maestro, e un solo un verso è stato aggiunto da lui. “La sua fu un’interpretazione perfetta, dolce e nostalgica”, dice Califano pensando a Mia Martini. E aggiunge: “A pensarci ora, Minuetto e La nevicata del ’56 scandiscono la vera nascita e la più matura rinascita di Mia Martini”. Lui, da autore, ha regalato ad altri pezzi di poesia. Unici come capi di sartoria, cuciti addosso, ‘su misura’. Avvolgenti come caldi velluti, pregiati come sete, pungenti come lane da cardare. Prima di diventare cantautore e scrivere per se: il miglior interprete di se stesso.

Federica De Candia Seguici su Google News

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